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Il Giovane Wallander Recensione: la nuova serie poliziesca targata Netflix

Analizziamo insieme la nuova serie poliziesca disponibile su Netflix, il cui protagonista è Kurt Wallander, il detective creato da Henning Mankell.

recensione Il Giovane Wallander Recensione: la nuova serie poliziesca targata Netflix
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Il poliziesco è un genere che da sempre è riuscito ad appassionare un elevato numero di persone, anche grazie alla sua duttilità, capace di fargli assumere sempre sfumature diverse, avvicinandosi talvolta alla componente investigativa quanto, alle volte, a quella più marcatamente thriller. Il Giovane Wallander, serie basata sul celebre personaggio creato dallo scrittore Henning Mankell, si dimostra in breve tempo perfettamente adatta a suscitare l'interesse di una grande fascia di pubblico, grazie ad una prima stagione avvincente e ben congegnata. L'opera è una delle ultime uscite Netflix di settembre e fin dal titolo vuole porsi come un prequel delle avventure già uscite in passato, poiché mira a narrare le vicende che hanno reso famoso l'omonimo detective, qui agli inizi della sua carriera.

Il personaggio di Kurt Wallander, seppur non molto conosciuto nel nostro Paese, è apparso in ben dodici romanzi che hanno fornito la fiorente base per vari adattamenti, tra film e serie tv, usciti dalla metà degli anni '90 ad oggi. La serie Netflix è composta da sei episodi e ci trasporta così all'interno del primo caso che il detective si è trovato ad affrontare.

Una settimana problematica

Le vicende, ambientate nella Svezia dei nostri giorni, ci catapultano fin dai primi minuti nella vita del giovane poliziotto Kurt Wallander che, in seguito ad un tragico evento, gestito brillantemente grazie al sangue freddo che contraddistingue il personaggio, viene promosso a detective, ritrovandosi invischiato in una vicenda dai risvolti inaspettati. Numerosi i punti di forza della serie, tra cui la gestione della componente crime/investigativa, vero e proprio fulcro dell'opera, in grado di coinvolgere sempre più lo spettatore episodio dopo episodio.

Quello che da subito sembra essere un brutale delitto a sfondo razziale si trasforma in breve in un caso ancora più stratificato di quello che poteva apparire in origine, con il giovane detective impegnato a unire i numerosi tasselli del puzzle e cercando comunque di non farsi assalire dai sensi di colpa. Nonostante questo, sarà davvero difficile per il protagonista non sentirsi coinvolto direttamente nel corso delle indagini, dato che tra i sospettati c'è anche un suo amico, che sembra nascondere qualcosa di importante.Sul fronte personaggi è stato svolto un notevole lavoro di caratterizzazione, a cominciare proprio da Kurt che, anche in virtù del suo status di novello detective, si ritroverà in vari momenti a fare delle scelte molto importanti quanto difficili, sentendosi sempre più legato al caso anche per quanto concerne la propria emotività.

Gli stessi coprotagonisti risultano personaggi sfaccettati, capaci di fornire utili consigli al protagonista anche riguardo ad alcune dinamiche investigative, propendendo in alcuni casi a non seguire alla lettera il regolamento. Gli autori hanno comunque deciso di non strutturare l'opera attraverso una serie di episodi autoconclusivi, scegliendo invece di sfruttare al massimo l'idea di narrazione orizzontale e gestendo il ritmo degli eventi in maniera soddisfacente, grazie ad una buona alternanza tra scene discorsive dal forte pathos emotivo ed altre leggermente più adrenaliniche.

L'opera si basa molto sul dialogo, particolare che forse potrà far storcere il naso agli amanti delle sequenze legate a sparatorie o ad inseguimenti. Nonostante quindi l'intenzione della serie di focalizzarsi su altro, non mancheranno sequenze dal taglio più action improntante sulla suspense, soprattutto alla fine di ogni episodio; invogliando così gli spettatori a proseguire con la visione.

Cosa sei, un robot?

Seppur in realtà l'opera non si discosti molto dalle serie poliziesche, si è cercato comunque di allontanarsi dagli stereotipi di genere, mostrandoci un protagonista sicuramente non infallibile, spesso addirittura incapace di affrontare al meglio le situazioni nelle quali è coinvolto, mettendo così in scena un personaggio principale in grado di empatizzare bene con il pubblico. Fin dal primo episodio, infatti, Kurt si ritrova a gestire situazioni in realtà troppo grandi per lui, trovandosi in breve a dover rivelare anche la sua identità di poliziotto/detective alle persone del quartiere in cui vive, sotto il controllo di alcune bande criminali. Lo stesso Kurt però, nel corso della serie, capirà di dover scendere a determinati compromessi per scavare a fondo nelle indagini, scoprendo che non sempre attenersi pedissequamente al regolamento è la strada migliore da seguire.

Buona anche l'idea di mostrare la realtà di alcune periferie cittadine a rischio, scegliendo saggiamente di dipingere alcune situazioni non solo attraverso un contesto brutale, ma fornendo al tempo stesso un barlume di speranza e di riscatto. Proprio per questa attitudine a voler ricreare situazioni il più possibile legate a contesti realistici, Kurt non riuscirà a svolgere tutti i suoi incarichi in maniera impeccabile, ritrovandosi anche in alcuni casi solo contro tutti, desideroso di andare a fondo nella questione per scoprire i punti oscuri dell'indagine rimasti insoluti.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, buona la regia così come il look a tratti cupo della fotografia, seppur forse si sarebbe dovuto dare maggior risalto al contesto svedese in cui è ambientato il tutto, dato che in più di un'occasione si avrà come l'impressione di trovarsi in ambienti, soprattutto esterni, un po' troppo impersonali.

Il giovane Wallander Il Giovane Wallander è un serial ben confezionato, capace di arrivare a un'ampia fascia di pubblico. Seppur in realtà non sia così originale, l'opera riesce ad intrattenere grazie a un buon ritmo e a una notevole caratterizzazione dei personaggio, a partire proprio dal protagonista. Buono anche il comparto tecnico, capace di supportare al meglio la parte narrativa, nonostante una rappresentazione forse un po' troppo impersonale della Svezia in cui si muove il protagonista.

7.8