Il nostro pianeta: la nuova docuserie Netflix che tutti dovrebbero guardare

Un capolavoro in otto parti realizzato in collaborazione col WWF, per stupire, rimproverare e sensibilizzare al rispetto della biodiversità

recensione Il nostro pianeta: la nuova docuserie Netflix che tutti dovrebbero guardare
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È stato annunciato già nel 2015 e finalmente, dopo quattro anni di produzione, è arrivato su Netflix il nuovo documentario naturalistico prodotto da Alastair Fothergill e realizzato dalla Silverback Films in collaborazione con il WWF: Il nostro pianeta. Viene la pelle d'oca già dopo i primi minuti di visione, mentre le spettacolari riprese mostrano con cura e indicibile tenerezza le abitudini e le sfide delle molteplici specie che abitano la Terra, la nostra casa. Ma dietro al velo di altissima qualità estetica delle immagini si cela qualcosa di estremamente importante, un ammonimento che non vorremmo sentire, ma che la voce del narratore e naturalista David Atthenborough ripete spesso durante il corso delle otto commoventi puntate: l'uomo, dapprima inestimabile risorsa per l'ecosistema, ne è diventato quasi inconsapevolmente il distruttore. L'impatto del suo operato, troppo spesso negativo, sta già mettendo a repentaglio la preziosa biodiversità del pianeta, ma cambiare le cose si può e si deve fare, prima che sia troppo tardi.

Un impegno enorme per la sensibilizzazione delle coscienze

È impossibile non notare quanto impegno ci sia dietro alla produzione de Il nostro pianeta. Lo si vede nella qualità eccezionale delle immagini, nella precisione delle riprese e nell'assoluta poesia del montaggio, una sinfonia di scene mozzafiato (accompagnate dalle stupefacenti musiche di Steven Price) che hanno il compito di mettere in mostra non solo l'unione tra tecnologie avanzate e sensibilità artistica, ma anche tutto il fascino dei diversi habitat naturali della Terra. A descriverci questo patrimonio naturalistico è il documentarista inglese David Atthenborough, da anni ambasciatore del WWF, sostituito nella versione italiana dalla voce del doppiatore Dario Penne (tra i tanti attori a cui ha prestato la voce ricordiamo Anthony Hopkins).
Ciò che non vediamo - e che tuttavia ci viene raccontato in seguito, nel contenuto bonus del Dietro le quinte - è la mole di lavoro che ha dato vita a un gioiello come Il nostro pianeta e che ha coinvolto ben 600 troupe in giro per 50 Paesi, per un totale di circa quattro anni di riprese e di editing.
Il risultato è un vero e proprio capolavoro che ha ripagato in pieno l'attesa, e le cui immagini svelano le meraviglie del pianeta con i rischi che corrono ogni giorno, sottolinean la necessità di correre subito ai ripari.

È curioso divorare puntata dopo puntata e scorgere solo di rado la presenza dell'uomo. Di certo non è lui il protagonista dell'opera, quanto piuttosto le pianure selvagge, le foreste, le giungle, i secchi deserti e gli affascinanti fondali marini, ma è sempre una figura di sottofondo, che ricopre contemporaneamente il ruolo del distruttore e del potenziale salvatore. È proprio questo lo scopo del documentario, uno scopo che risulta chiaro fin dalle prime parole del narratore: dare uno scossone alle coscienze sopite di noi esseri umani, mettere i nostri occhi di fronte a panorami mozzafiato che potrebbero scomparire o subire cambiamenti drastici a causa di un eccessivo e scriteriato sfruttamento delle risorse.
Dopo la Conferenza Mondiale sul Clima, tenutasi in Polonia lo scorso dicembre, Il nostro pianeta rappresenta un ulteriore grido di allarme che gli esseri umani, e soprattutto i leader mondiali, non possono più ignorare.

Un ecosistema da proteggere: meraviglie infinite e connessioni tra specie diverse

Se nel corso delle otto puntate più di una volta si prova un certo senso di colpa per ciò che sta accadendo al pianeta, il sentimento dominante è tuttavia la meraviglia di fronte agli scenari emozionanti e alle interazioni tra specie. Guardare Il nostro pianeta è come alzare lo sguardo dalle nostre vite e assistere, con gli occhi di un bambino che vede per la prima volta il mondo, alle preziose forme di vita che compongono l'ecosistema e la biodiversità della Terra. Gli habitat esplorati dalle troupe e descritti nel documentario sono tanti, dai più caldi angoli del mondo fino ai gelidi ghiacci artici, ma ogni creatura che li abita è collegata in un sistema incredibile, e spesso inconsapevole, di collaborazioni e connessioni continue che a noi suonano incredibili, ma che fanno prosperare la vita anche nei luoghi più ostili.
Questa unione di forze tra specie diverse, dalla più piccola creatura al predatore più possente, è proprio ciò che compone il meraviglioso ecosistema della Terra, vero protagonista del documentario e presentato puntata dopo puntata in una veste che non annoia mai. Dopo il successo ottenuto da Planet Earth, Frozen Planet e The Blue Planet, ai quali ha lavorato lo stesso Alastair Fothergill, Il nostro pianeta torna a sedurre i sensi degli spettatori, provocando commozione, tenerezza, sorrisi e riflessioni.

Dopo l'inquadramento generale fatto dal primo episodio, David Attenborough e Dario Penna ci conducono con la loro narrazione coinvolgente nei luoghi più incredibili della terra: i ghiacci, la giungla, le coste, i deserti e le praterie, i fondali oceanici, i fiumi e i laghi, fino alle bellissime foreste. Assistiamo a scene che potrebbero sembrare ingiuste - come le battute di caccia dei predatori, le folli corse delle prede per la salvezza e le difficoltà per alcune creature di trovare sostentamento in alcune zone particolarmente ostili -, ma che fanno parte del ciclo naturale della vita.
È proprio questa spinta alla sopravvivenza, pulsante e incredibilmente energica, ciò che muove le creature ai loro istintivi e talvolta bizzarri comportamenti: le bellissime coreografie che compongono le danze d'accoppiamento, le forme di comunicazione intra-specie, i rituali sociali, le migrazioni e gli organizzatissimi metodi di caccia in branco.
In questo spettacolare scenario non mancano immagini davvero crude, colte dalle troupe quasi per caso, ma che mettono i brividi e hanno il triste compito di dimostrare quanto i cambiamenti climatici stiano modificando in modo cruciale il comportamento di alcune specie e stiano conducendo allo sconvolgimento di interi ecosistemi.

Il nostro pianeta non è dunque solo un documentario, non è semplicemente un prodotto di altissima qualità ed eccezionale bellezza, ma un progetto e una missione di salvataggio che hanno il merito di aprire per noi una finestra su un mondo che conosciamo solo in piccola parte, nonché di educarci in modo semplice, divertente e coinvolgente alla conoscenza e al rispetto della natura.

Un documentario nel documentario: il prezioso contributo dei contenuti bonus

In aggiunta agli spettacolari otto episodi, della durata di circa 50 minuti, i produttori e Netflix hanno voluto donarci qualche altra interessante perla, in primo luogo il Dietro le quinte delle troupe coinvolte nel documentario. Grazie al contenuto bonus, avvincente ed educativo quanto una puntata stessa, abbiamo modo di capire come sono state effettuate le riprese durante i quattro lunghi anni di produzione. È incredibile notare quanto possano ancora sembrare tradizionali i metodi utilizzati. Ciò che un non addetto ai lavori poteva pensare durante la visione degli episodi - ossia che le immagini venissero catturate da strumenti automatizzati e iper-tecnologici - in realtà viene smentito dalle testimonianze di cameraman, tecnici e produttori.

Il nostro pianeta nasce sì dall'utilizzo di telecamere ad altissima risoluzione, droni e macchinari avanzati, nonché da un attento intervento di post-produzione, ma è in primo luogo frutto del lavoro e dell'esperienza di moltissimi esperti, che si sono calati in ambienti ostili per riprendere quasi sempre in prima persona le creature che li abitano, anche quelle più pericolose. Il Dietro le quinte è una preziosa testimonianza dell'impegno e della passione da cui il documentario ha avuto origine e della reale meraviglia di molte scene che la natura spontaneamente ci offre.
In aggiunta all'episodio bonus, ogni finale di puntata incoraggia lo spettatore a visitare il sito ufficiale del documentario, dove è possibile imparare qualcosa di più sull'importanza della biodiverstà e conoscere i molti modi in cui è possibile tutelarla.

Our Planet Dopo il successo di Planet Earth, Il nostro pianeta ha dimostrato che quando si tratta di meraviglie naturali si ha sempre qualcosa di nuovo da mostrare. Accanto alle eccezionali immagini, capaci di suscitare tenerezza e sorrisi, le troupe della Silverback Films hanno voluto commuoverci e farci riflettere con scene crude e importanti ammonimenti sul pericolo dei cambiamenti climatici. La qualità estetica delle riprese è eccezionale, forte di tecnologie all'avanguardia e della grande sensibilità artistica di chi ha lavorato a questo progetto, nato in collaborazione con il WWF. Il nostro pianeta ha unito la bellezza alla necessità di trasmettere utili insegnamenti sul mondo naturale, sulla biodiversità e sul rispetto degli ecosistemi, nonché di smuovere le coscienze e di invitare all'azione contro sfruttamento scriteriato delle risorse. Tutto questo senza mai annoiare e provocando un brivido dopo l'altro.

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