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Il Prescelto: Recensione della seconda stagione della serie Netflix

L'odissea dei tre medici nel remoto villaggio di Aguazul continua, invischiati nella lotta tra un Prescelto instabile e un misterioso Serpente

Il Prescelto: Recensione della seconda stagione della serie Netflix
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C'è un non so che di romantico nello scoprire casualmente un film o una serie che poi si finisce per adorare, magari sfogliando il catalogo di Netflix o Prime Video in una di quelle giornate grigie e piovose. Ci si sofferma su prodotti di nicchia, di cui non si è mai visto un trailer o una pubblicità, ma alla fine la curiosità prende il sopravvento a causa del più piccolo dei dettagli, un modus operandi che la nostra linea di lavoro dominata dall'informazione rende purtroppo un po' raro. Il Prescelto - in originale O Escolhido - rientra precisamente in questa categoria: produzione Netflix brasiliana, in pratica sconosciuta al grande pubblico, a tratti persino inelegante in alcune soluzioni, ma dal fascino insospettabile.

Un'attrattiva derivante dai temi che la serie affronta, quali la dimensione della fede, dell'inspiegabile in contrasto con la scienza contemporanea e la sua pretesa di chiarire ogni cosa, con tutte le questioni di carattere etico che ne derivano. E un tocco di realismo magico che non fa mai male per un telefilm la cui seconda stagione è sbarcata tra le serie TV Netflix lo scorso 6 dicembre.

Un piccolo recap

Ma prima un passo indietro, chiedendoci che cosa sia Il Prescelto. La trama è piuttosto semplice: tre medici, Lucia (Paloma Bernardi), Damiao (Pedro Caetano) ed Enzo (Gutto Szuster), vengono incaricati di vaccinare un'intera regione considerata ad altissimo rischio per una mutazione del virus Zika. Giunti, però, nel remoto villaggio di Aguazul qualcosa va storto, poiché la popolazione si rifiuta categoricamente di ricevere il vaccino e, anzi, tratta i medici alla stregua di invasori maligni. Il motivo? Gli abitanti seguono ciecamente le parole e gli insegnamenti del Prescelto (Renan Tenca), un carismatico leader capace di guarire qualunque malattia. Ed è soltanto la premessa di un viaggio folle all'interno di una comunità isolata volontariamente dal resto del mondo e accomunata da una fede inossidabile, mistica e a tratti violenta nei confronti del loro misericordioso protettore.

Ma proprio da questa follia deriva il fascino di una serie che fa del misticismo il suo punto cardine, capace di rendere ambiguo e in alcune sequenze di annullare totalmente il confine tra ciò che reale è no. Ed il paradosso ultimo è che per gli abitanti è tutto normale, anche quando sono costretti a sposarsi per ordine del Prescelto o uno di loro arriva a tagliarsi la gola pur di convincere i medici dei miracoli che accadono ad Aguazul. Tra riti, profezie e miti che lasciano intravedere quanto sia complesso e profondo il suo background, Il Prescelto ha dimostrato, pur non eccellendo particolarmente nella caratterizzazione dei personaggi, di essere una delle più intriganti underdog della scorsa estate.

Pochi mesi dopo...

La seconda stagione riprende esattamente dal cliffhanger che aveva chiuso la prima: Enzo, accecato dalla voglia di scoprire la verità sul villaggio, obbliga Lucia a tornare ad Aguazul mentre Damiao viene ritrovato da alcuni seguaci del Prescelto dopo essere stato prigioniero del misterioso Serpente, centro della meravigliosa iconografia della serie ed entità che si contrappone al santo curatore, risvegliato dalla decisione di quest'ultimo di rivelarsi al mondo. La profondità e la forza ammaliante di un background così esoterico sbocciano definitivamente in queste puntate, che si districano tra la rappresentazione di uno scontro incessante, un equilibrio metafisico da mantenere e un culto che va ben oltre l'adorazione di una persona dalle inspiegabili capacità. Non è un caso che le vicende vengano sempre inquadrate da occhi esterni alla comunità del villaggio, tramite i medici o una giornalista alla ricerca di risposte, creando una matassa inscindibile di dilemmi morali. Un tale potere è reale o è un trucco? Stiamo assistendo ad una semplice allucinazione di massa? E se fosse reale, fino a che punto è giustificabile, quanto e quanti possono essere sacrificati?

Attenzione alle terre del Serpente

Per gli abitanti di Aguazul è soltanto fede, sorretta dall'evidenza delle guarigioni. Il costo, però, è lì fuori, nella giungla, nelle terre del Serpente e dei suoi sordidi complotti o in un misterioso culto dei morti che sembra ripetersi ciclicamente durante i secoli. Da questo punto di vista, gli sceneggiatori hanno costruito una seconda stagione intelligente, prima di tutto in grado di mantenere saldo un equilibrio - assolutamente non scontato - che può facilmente propendere verso il non far capire nulla allo spettatore, spesso sinonimo di sterilità e mancanza di idee.

Ne Il Prescelto, invece, è palpabile ad ogni passo la sensazione di un piano preciso, che tutti i gesti, le reazioni e gli eventi abbiano un loro senso, una loro funzionalità che accresce a dismisura l'iconografia di un culto. Ma la stagione riesce pure a non cadere nel tranello opposto, ovvero il voler forzare innaturalmente una spiegazione ai singoli eventi come ad esempio le lacrime di sangue del Prescelto, contestualizzate senza svelarsi. La serie vive del suo fascino morboso e il risultato è un immenso climax ascendente che parte lentamente e deflagra in un entusiasmante season finale.

Tale struttura, tuttavia, porta con sé un sacrificio importante, il vero tallone d'Achille de Il Prescelto: la caratterizzazione dei personaggi. A parte l'imponente figura del leader di Aguazul - tra l'altro condita da una sorprendente interpretazione di Renan Tenca - e qualche nativo - e qui spicca inesorabilmente Mateus (Mariano Mattos Martins), fratello del guaritore - il resto del cast si adegua su una generale mediocrità.

Lo stesso trio protagonista sguazza in un mare di banalità, che basta e avanza per sorreggere l'apparato narrativo ma non riesce mai a bucare lo schermo. Inoltre, la ripetitività quasi ossessiva delle stesse soluzioni registiche, in particolar modo nel raffigurare i momenti più sorprendenti, smorza l'impatto emotivo di alcune scene. Se, infine, si aggiunge qualche timido siparietto da soap opera ingiustificato ed ininfluente, si riesce solo ora a trovare la giusta dimensione di questa produzione brasiliana. Un telefilm che brilla e si regge sul trattare certe tematiche con una lucidità straordinaria, ma che oltre offre suo malgrado ben poco.

The Chosen One Il Prescelto si conferma come una produzione estremamente affascinante. E, viste le tematiche che affronta con una rara lucidità, non c'è da sorprendersi: l'esoterismo, la dimensione della fede, ciò che è inspiegabile contrapposto alla scienza e tutti i dilemmi morali che ne scaturiscono non possono non creare un insieme molto allettante. Ma in questa serie c'è molto di più, gli sceneggiatori sono riusciti a creare intorno alla figura del Prescelto - interpretato da un sorprendente Renan Tenca - un background formidabile per profondità e gestione dei suoi misteri. Insomma, la serie riesce a portare perfettamente a compimento ciò che si era prefissata. D'altra parte, tutto il resto né risente un po', da una caratterizzazione mediocre di molti personaggi ad una regia piuttosto spenta se non per brevi sequenze. Rimane una notevole perla minore persa nell'oceano che è il catalogo di Netflix, con ancora notevoli margini di miglioramento.

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