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Il Regista Nudo 2 recensione: una grande conferma su Netflix

Nei nuovi episodi della serie Netflix, la storia di Toru Muranishi prosegue di pari passo con l'evoluzione della società giapponese e si fa più drammatica.

Il Regista Nudo 2 recensione: una grande conferma su Netflix
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In un breve saggio del 1948 intitolato The Gangster as Tragic Hero, il critico cinematografico Robert Warshow scrive che la vita del gangster è proiettata verso il raggiungimento del successo, ma questa caratteristica è più una condanna visto che l'unico esito possibile è il fallimento. Insomma, quella che sembra un'ascesa inarrestabile si interrompe con una brusca caduta. Il Regista Nudo non è un racconto di gangster, sebbene la criminalità organizzata sia presente all'appello, ma giunti alla fine della seconda stagione non abbiamo potuto fare a meno di ripensare al saggio di Warshow, perché l'epopea di Toru Muranishi, l'imperatore del porno, ricorda molti degli elementi presenti nell'analisi dello scrittore.

Nella prima stagione della serie targata Netflix c'era già una componente drammatica, ma l'aspetto comedy prevaleva. Con i nuovi episodi, che chiudono le uscite Netflix di giugno, la situazione si è ribaltata, così come l'attitudine della società giapponese, passata dall'ottimismo degli anni '80 all'improvviso risveglio dei '90, quando molti sogni sono stati infranti. Questo saliscendi di emozioni coinvolge anche il protagonista dello show e tutti i personaggi che gli ruotano intorno, i quali hanno tutti un prezzo da pagare per il loro desiderio di farsi strada nel porno, un mondo che la società non è ancora pronta ad accettare del tutto. Nella nostra anteprima de Il Regista Nudo 2 avevamo riscontrato una forte continuità tra le due stagioni e ora, a visione ultimata, ci sentiamo di confermare nel complesso la bontà dell'opera, che riteniamo tra le più interessanti del catalogo Netflix, destinato ulteriormente ad espandersi con le novità Netflix di luglio.

Il futuro è nel satellitare

Il mondo del porno è sempre stato molto abile nell'adottare nuove tecnologie per aggiornare la propria offerta, spesso e volentieri in anticipo rispetto agli altri prodotti mediali. Toru Muranishi ne è un ottimo esempio, visto che nella prima stagione lo abbiamo visto muovere i primi passi tra la vendita di cassette e riviste porno per poi vederlo affermarsi con i video, grazie al grande diffusione di videoregistratori nelle abitazioni giapponesi.

L'attività della Sapphire Production va a gonfie vele e nel futuro si apre una nuova prospettiva, quella della trasmissione satellitare. Il regista nudo e la sua musa Kaoru Kuroki condividono il sogno di far piovere il sesso sul mondo, ma è soprattutto il primo a inseguire questo ideale, o meglio a sacrificare la propria componente artistica in cambio del guadagno più facile e veloce possibile. Toru Muranishi è sospinto dalla voglia di avere successo, ma anche di completare quella rivoluzione sessuale che tanto auspica, perché vorrebbe che le persone si sentissero più libere. Allo stesso tempo, però, è timoroso di non essere in grado di replicare un'opera del livello di quello che è considerato il suo capolavoro, Mi piace il sadomaso.

Perdita d'identità

Entrambe le stagioni sono lo specchio dei decenni in cui sono ambientate. Gli anni '80 della prima sono all'insegna dell'ottimismo e della crescita, frutto di un benessere economico che in realtà è agli ultimi scampoli. Poi c'è l'avvento degli anni ‘90, con lo scoppio della bolla speculativa in Giappone. I sogni vengono fatti a pezzi e l'ottimismo viene spazzato via e permane solo nell'illusione di chi non vuole accettare il nuovo stato delle cose. E così si passa da una stagione in cui la parte comedy è prevalente a una seconda in cui il regista inciampa nel suo percorso di ascesa e arriva a ritrovarsi da solo, in preda a una crisi d'identità perché, come afferma Kuroki, "ha smesso di credere di essere l'imperatore del porno".

E infatti la persona che avevamo visto lanciarsi a testa bassa contro ogni tipo di censura e che desiderava dare un taglio documentaristico al porno - in modo da coglierne la vera essenza, ha messo da parte tutta la propria creatività per tornare a rivestire il ruolo che aveva all'inizio, quello di venditore, seppur con maggiore convinzione e abilità rispetto ai tempi in cui andava di casa in casa cercando di piazzare qualche copia di un'enciclopedia. Toru Muranishi si fa affascinare dal satellitare, ne diventa ossessionato e si sofferma fin troppo a guardare il cielo, dimenticando amici e colleghi, così come le loro esigenze.

L'imperativo diventa guadagnare di più, sempre di più. Le attività sono frenetiche e la troupe è stremata dal carico del lavoro, ma Muranishi vuole i diritti per la trasmissione satellitare per affermarsi definitivamente al vertice della pornografia. Purtroppo, il satellitare ha costi molto alti, e non saranno solo economici. Il regista nudo resta solo perché, citando Warshow "La condizione di successo rende impossibile il non restare soli, perché il successo è l'imposizione della preminenza di un individuo sugli altri", e sappiamo tutti che essere da soli è pericoloso.

Toru Muranishi lo sperimenta sulla sua pelle, perché per quanto avesse ragione e alla fine il Giappone inizi ad aprirsi maggiormente, l'uomo ha perso la propria identità - e di conseguenza anche chi credeva in lui - nel corso di una spasmodica ricerca del successo. Lo scoppio della bolla immobiliare gioca un ruolo cruciale tra i vari ostacoli che si pongono di fronte al regista nudo, ma se i suoi amici e colleghi decidono di allontanarsi è soprattutto perché non riconoscono più in lui la persona in cui credevano e che apprezzavano.

Ascesa e caduta

Nel corso degli episodi vediamo gli effetti delle azioni di Muranishi sugli altri, e per molti di loro si prospetta una parabola dal finale agrodolce. Alcune delle sottotrame non ci hanno convinto del tutto, perché a tratti ci sono parse fin troppo distaccate dalla trama principale, ma nel complesso parliamo di un'opera ben coesa, che continua coerentemente il discorso intrapreso nella prima stagione e riesce anche ad ampliarlo. Nella seconda tornata di episodi l'orizzonte temporale è decisamente più compresso, dato che la storia copre all'incirca un anno rispetto al decennio della precedente, quasi a ricordare la velocità della caduta rispetto alla scalata. Con l'alzarsi della posta in palio, inoltre, aumenta anche la drammaticità e in certi momenti sembra di essere stati catapultati in un'opera sulla yakuza, tra prestiti, minacce, sparatorie, inseguimenti, corruzione, prostituzione. A tal proposito non sorprende che Jason George, uno dei produttori di Narcos, sia stato coinvolto in veste di consulente fin dall'esordio della serie. I toni sono dunque diventati più scuri e, rispetto alla prima stagione, emergono maggiormente le contraddizioni della figura di Toru Muranishi, così come del settore della pornografia, un mondo in bilico tra emancipazione e sfruttamento.

Ribadiamo la bravura di Takayuki Yamada nelle vesti del protagonista, così come di Misato Morita in quelle di Karou Kuroki e di tutto il resto del cast. Come avevamo scritto in fase di anteprima, chi ha apprezzato la prima stagione difficilmente resterà deluso da questa perché, anche se il racconto si fa meno leggero, sono presenti tutti gli ingredienti che ne hanno garantito la riuscita dello show in passato. Questo secondo arco narrativo, inoltre, non è solo la storia di una caduta e di vite che vanno in rovina, ma anche di rinascita e timida speranza. La seconda stagione del Regista Nudo si conclude infatti con quello che potrebbe funzionare benissimo come finale di serie, che al momento non sappiamo se avrà o meno una terza stagione: a differenza delle storie di gangster, che si risolvono con la morte di quest'ultimo, Toru Muranishi è vivo - il vero Muranishi è ancora in attività, cura un blog e vende i suoi classici - e ci saluta con una nota di ottimismo: "sono caduto in basso, ma sono vivo".

Il Regista Nudo 2 Giunti all’episodio conclusivo della seconda stagione del Regista Nudo, possiamo confermare che l’opera si assesta sugli stessi livelli della precedente e anzi ci è sembrata anche più rifinita a livello di regia e di produzione. La storia di Toru Muranishi continua a sorprendere anche quando la componente drammatica prende il sopravvento e ci saluta con quello che potrebbe essere un ottimo finale di serie.

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