In difesa di Jacob Recensione: Chris Evans nella miniserie di Apple TV+

Dopo aver completato la visione degli otto episodi che ne compongono la prima stagione, siamo pronti con la nostra disamina completa.

recensione In difesa di Jacob Recensione: Chris Evans nella miniserie di Apple TV+
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Verità, menzogna, sacrificio: sono questi i punti cardine su cui poggiano le fondamenta di Defending Jacob (in Italia è conosciuta come In difesa di Jacob), miniserie in otto episodi disponibile dallo scorso 24 aprile su Apple TV+. Lo show scritto da Mark Bomback basato sull'omonimo romanzo di William Landay vuole raccontare una storia terribile, una prova inconfutabile di quanto la vita umana sia fragile e quanto poco basti per distruggere un'intera esistenza, in un modo nell'altro. Si parla di morte, di tradimento, di segreti nascosti, alcuni orribili e impensabili, ma si parla anche di quanto sia difficile continuare a vivere e a mandare avanti la propria esistenza quando ogni certezza crolla senza preavviso nel vuoto più totale.

È un racconto angosciante nella sua semplicità, che riesce a trasmettere in modo più che efficace ed efficiente il punto di vista di tutte le parti in gioco, in cui tutti sembrano avere un ruolo di rilievo nell'economia di una storia complessa, che travolge lo spettatore sin dalle sue primissime battute, senza mai porsi dei veri e propri limiti. In difesa di Jacob riesce, dunque, ad affermarsi come un prodotto valido? La risposta è senza dubbio sì, al netto di tutte le influenze esterne avvertibili procedendo con la visione degli episodi.

Cronache di un delitto

Le vicende dello show originale di Apple TV+ ruotano intorno al misterioso ed efferato omicidio del quattordicenne Ben Rifkin, il cui corpo viene rivenuto senza vita nei boschi del Massachusetts, che fa da teatro alla struggente e oscura vicenda.

Incaricato di gestire le indagini insieme alla polizia locale è Andy Barber (Chris Evans) famoso e osannato procuratore distrettuale che insieme alla bella moglie Laurie e al figlio Jacob conduce una vita, almeno all'apparenza, praticamente perfetta. Ma la vita della cittadina viene stravolta dall'accaduto, poiché ogni singola convinzione va a frantumarsi contro il duro scoglio della realtà dei fatti.

L'atmosfera pesante che aleggia intorno ad Andy, incaricato di fare luce su un caso spinoso e delicato, diventa semplicemente irrespirabile quando, come un fulmine a ciel sereno, viene identificato un potenziale un colpevole. Una buona notizia? Certo, se non fosse per il fatto che, per ragioni che non vogliamo assolutamente anticiparvi, il principale sospettato diventa proprio suo figlio, Jacob, il cui comportamento tormentato lancia ombre sulla sua innocenza e più in generale su tutta la sua famiglia.

Di episodio in episodio, la storia si arricchisce di nuovi dettagli, scanditi con un ritmo quasi maniacale, che contribuiscono a dare una forma sempre più precisa all'intricato quadro generale della vicenda.

Ed è proprio da questo punto di vista che In difesa di Jacob mostra tutta la sua natura da crime/thriller di ovvia derivazione esterna, la cui progressione generale appare molto simile a quanto visto in altri prodotti del genere seppur goda di una forte spinta caratteriale, generata in particolar modo da un'ottima scrittura, chiara e concisa, e di una messa in scena di numerosi personaggi tutti a loro modo utili nell'economia generale della serie.

Questo meccanismo intricato ma fondamentalmente "già visto" funziona a dovere, e accompagna lo spettatore fino ad un episodio finale che prova a rimescolare le carte in gioco e alla fine ci riesce, prendendo una strada completamente diversa da quelli precedenti. La famiglia, insomma, diventa il fulcro principale dello show, più del caso di omicidio in sé, i cui effetti si insinuano nella mente dei tre protagonisti come un virus difficile, se non impossibile, da debellare.

Tale scelta risulta più che vincente, seppur presti il fianco a qualche scelta discutibile, riuscendo comunque a tenere alta l'asticella della qualità, senza mirare alle vette più assurde in termini di creatività ma senza nemmeno mai scendere verso il basso.

Volti giusti al posto giusto

Se Defending Jacob riesce ad affermarsi come un prodotto di ottimo livello nonostante sia privo di guizzi narrativi clamorosi o comunque di ispirazioni particolarmente alte sul fronte dell'immaginario, questo è in larga parte merito dell'ottimo cast selezionato per dare il volto ai vari protagonisti dello show, ma anche, più in generale, per quanto riguarda i comprimari.

A spiccare è chiaramente l'interpretazione dei tre protagonisti, ossia i Barber, su cui spicca senza troppi giri di parole la poderosa interpretazione del giovane Jaeden Martell, in alcuni frangenti perfetto nel dare vita ad un personaggio tanto tormentato quanto enigmatico come quello di Jacob. È proprio grazie all'espressività a tratti perfetta del giovane attore che Jacob diventa il vero e proprio perno della serie, soprattutto per quel che concerne la domanda che chiunque si porrà una volta che inizierà la visione: è stato lui o no?

Per tutto il tempo, infatti, risulta incredibilmente complicato riuscire a penetrare le emozioni del figlio dei Barber le cui azioni e sopratutto i gesti lasciano trasparire colpa e innocenza allo stesso tempo e in continuazione.

Molto buona è anche l'interpretazione della "coppia" dei Barber. Andy (Chris Evans) e Laurie (Michelle Dockery) riescono ad imbastire un siparietto convincente, lo specchio perfetto di uno spaccato di vita quotidiana incredibilmente attuale e credibile. Quella che all'apparenza è una famiglia, e in particolare una coppia, perfetta nasconde in realtà un quantitativo di problematiche profonde e mai veramente esplorate, che scoppiano definitivamente proprio in concomitanza della tragedia che si abbatte su di loro.

I due attori riescono a dare il giusto volto ai due tormentati genitori e al loro modo fondamentalmente diverso di approcciarsi alla gravità degli eventi e soprattutto al modo in cui essi gestiscono il sempre più difficile rapporto con il figlio. Anche il supporting cast, comunque, riesce a tenere testa ottimamente ai tre volti principali.

Qualità senza estro

La "piccola" cittadina in cui tutti sembrano conoscersi o sono cresciuti insieme è destinata a diventare una trappola mortale in cui, a poco a poco, ogni forma di marcio è destinata a venire fuori in modo inesorabile e lo fa col volto di una teenager che sembra sapere più di quanto voglia lasciar trasparire, di un giovane sin troppo sveglio e misterioso o magari di un vice procuratore distrettuale troppo zelante o semplicemente eccessivamente desideroso di fare carriera. Ogni tassello del puzzle, comunque, si incastra alla perfezione e dona allo spettatore uno show molto curato dal punto di vista della scrittura.

Questo fondamentale aspetto unito ad un'estetica piacevole e in linea con le atmosfere, dona alla serie un andamento appagante e allo stesso tempo dinamico, un mix perfetto tra il thriller e il family drama, che procede spedito sino ai titoli di coda. Ogni episodio, della durata di circa un'ora, è infatti preciso nella sua costruzione e offre allo spettatore la giusta dose di informazioni ampliando in modo continuo e coerente quelle che sono le informazioni necessarie per la comprensione degli eventi.

Va detto che, seguendo l'esempio di tanti altri esponenti dell'universo serial (e non solo), la serie inciampa in qualche piccolo cliché strutturale: la narrazione è divisa in due archi temporali diversi, il presente, in cui Andy è apparentemente una persona distrutta ed è costretto a subire l'interrogatorio del suo acerrimo rivale Loguidice (Pablo Schrieber), e il "passato" in cui gli eventi si sono svolti e che vengono portati all'attenzione dello spettatore a piccole dosi.

Defending Jacob In difesa di Jacob è un ottimo prodotto, che non fa gridare al miracolo, ma che svolge pienamente il suo compito. La storia viene scandita alla perfezione e gli interpreti riescono a convincere in un mix perfetto tra chrime, thriller e family drama. Un plauso particolare va fatto senza dubbio al giovane attore che presta il volto al protagonista Jacob, la cui resa scenica è apparsa sempre calzante dal primo all’ultimo episodio della miniserie, grazie anche ad un ritmo cadenzato e avvincente. Un trionfo della semplicità, dunque, ma che aiuta la serie ad affermarsi come uno dei migliori prodotti del giovane catalogo dell’emittente targata Apple.

7.8