Recensione In Treatment - Stagione 1

Paul Weston e i suoi pazienti vi aspettano per 43 intense sessioni di terapia, siete pronti?

recensione In Treatment - Stagione 1
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Un esperimento già riuscito

In Treatment è una serie televisiva sperimentale prodotta da HBO, rifacimento di una serie tv israeliana (BeTipul, con cui condivide anche il creatore, in veste di produttore nella versione americana) di grandissimo successo, che vede Gabriel Byrne (I Soliti Sospetti, La Maschera di Ferro, La Fiera della Vanità) nei panni di Paul Weson, psicoterapeuta di 53 anni alle prese con i problemi dei suoi pazienti e con la crisi del suo matrimonio. Le sedute vanno dal lunedì al venerdì con episodi incentrati su diversi personaggi, per un totale di nove settimane (43 episodi da venticinque minuti circa ciascuno).

I personaggi

(Lunedì) Laura è una giovane anestesista in terapia già da un anno, con un problematico rapporto con gli uomini e con il sesso. Confessa di essere innamorata di Paul mentre il suo ragazzo le da un ultimatum.
(Martedì) Alex è un pilota della Marina reduce da una missione traumatica in Iraq, una missione aerea dove per mano sua hanno perso la vita decine di bambini, in seguito al crollo di una scuola. Si rivolge a Paul dopo aver avuto un grave arresto cardiaco.
(Mercoledì) Sophie è una giovanissima ballerina che si rivolge a Paul dopo essere stata investita da un auto. Paul dovrà stabilire se l'incidente sia stato o meno un tentativo di autolesionismo.
(Giovedì) Amy e Jake sono una coppia in crisi e in attesa del bambino che hanno cercato di avere da cinque anni, con estenuanti tentativi di fecondazione artificiale. Ora però non sanno più se volerlo realmente, mettendo il discussione la loro storia e il loro matrimonio.
(Venerdì) Il venerdì è lo stesso Paul ad andare in terapia dalla sua stimata collega (anche se oramai in pensione) Gina, un tempo sua supervisore. Più avanti Gina chiederà a Paul di far venire anche la moglie Kate per cercare capire i motivi della loro crisi, parlando anche del suo rapporto con la giovane Laura.

La parola al centro

Il prodotto è stato assimilato dagli stessi autori al teatro, in quanto il set è quasi sempre unico e le dinamiche ruotano tutte attorno ai dialoghi tra i personaggi. La parola assume quindi un'importanza fondamentale all'interno delle puntate, dove il suo potere descrittivo viene sfruttato in maniera incisiva, proiettandoci fisicamente nelle esperienze e nei ricordi dei personaggi. La fantasia dello spettatore avrà quindi un ruolo determinante, dal momento che ognuno potrà immaginare a suo modo determinate scene, un po' come accade leggendo un libro.
Si punta tutto sui dialoghi e sulla recitazione quindi, risultando un prodotto molto "cerebrale", ma non per questo eccessivamente difficile da seguire, in quanto i dialoghi vengono dosati e centellinati con notevole maestria.

Realizzazione

Ciò che più colpisce è la qualità delle sceneggiature e delle interpretazioni. La serie pretende il massimo del realismo e della serietà, affrontando temi cari alla psicologia contemporanea (come il transfert erotico di Laura), richiamando anche l'attenzione degli esperti (in alcune università di psicologia, anche italiane, la serie viene citata, se non addirittura studiata)
La regia, curata da Rodrigo Garcia (Six Feet Under, Soprano, Carnivale, Big Love), e la scenografia sono molto eleganti, con il sapiente utilizzo degli oggetti dello scenario (che spesso richiamano all'acqua), efficaci anche nel creare simbolismi più o meno comprensibili.
La recitazione, come anticipavamo, è assolutamente convincente; A spiccare su tutti sono Gabriel Byrne (Paul), Dianne Wiest (Gina) e la giovanissima Mia Wasikowska (Sophie), che vedremo sul grande schermo nel 2010 in "Alice nel Paese delle meraviglie" di Tim Burton.

La perfezione sfiorata

Siamo di fronte ad una serie di gran classe, curata nei minimi dettagli e con pochissime sbavature. Se la serie puo' risultare pesante (sia per la quantità di puntate, sia per l'assenza di azione) ed eccessivamente statica per alcuni, attirerà invece chi è in cerca di un prodotto televisivo intelligente e riflessivo.
Gli unici appunti che si possono fare a un prodotto di tale fattura sono da ricercare nella struttura, a volte fin troppo rigida, e nella chiusura di alcune puntate (dove si puo' avvertire la mano dello sceneggiatore) in maniera leggermente forzata. Tuttavia è come voler cercare il pelo nell'uovo in una produzione che davvero sfiora la perfezione.

In Treatment - Stagione 1 In Treatment è una serie eccellente, originale sotto molti punti di vista e realizzata in maniera egregia. Sicuramente non adatta a tutti i palati, specie ai fan dell'azione, ma che saprà conquistare chiunque cerchi un prodotto riflessivo e di gran classe.