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Inhumans: Recensione della serie Marvel su Disney+

Inhumans è una serie evidentemente segnata da una produzione complessa e infelice, ma che non può giustificare tutte le sue mancanze.

recensione Inhumans: Recensione della serie Marvel su Disney+
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12 anni fa non avremmo mai pensato che potesse esistere qualcosa come il Marvel Cinematic Universe. Era un'utopia che crollava sotto le sfide di una programmazione meticolosa, di uno sforzo di concettualizzazione talmente lungimirante che non aveva eguali nella storia del medium. Sappiamo com'è andata in realtà, anche con numerosi alti e bassi, specialmente nell'ambito delle serie tv. E Inhumans è l'emblema di tutto ciò che, in un ecosistema dagli equilibri così delicati, poteva andare storto, vittima di un iter di produzione scellerato e idee mai veramente messe a fuoco: prima annunciato come film per la Fase 3 del MCU, con tanto di data d'uscita, in seguito misteriosamente rimosso dal listino e riapparso quasi per magia nelle vesti di telefilm.

Un prodotto non può non portare qualche cicatrice di un percorso del genere, ma Inhumans ne è pieno, dalla narrativa - inspiegabilmente spaccata in due - alla caratterizzazione dei protagonisti - spesso frettolosa e slegata dagli avvenimenti. Eppure, qualcosa di timidamente indovinato c'era nella serie ora disponibile integralmente su Disney+. In attesa dei prodotti originali pensati per la Fase 4 del MCU, potete infatti recuperare alcune serie collegate al Marvel Cinematic Universe.

Benvenuti ad Attilan

Marvel's Inhumans segue appunto le vicende degli Inumani, una razza - introdotta fin dalla seconda stagione di Agents Of Shield - di umani geneticamente modificati dagli alieni Kree e dotati di capacità sovrumane, in particolar modo della famiglia reale di Attilan, capitale che sorge sul lato oscuro della luna. Gli Inumani vivono, però, nella paura di essere scoperti, dai loro creatori Kree per essere usati come un esercito o dagli umani e diventare vittima di discriminazioni, forse persino cavie da laboratorio.

Per questo la vita nella città non è delle più agiate, anzi è estremamente dura e richiede il sacrificio di tutti, sottomessi ad un rigido sistema di caste che rende impossibile un miglioramento delle proprie condizioni. Sentendo il malcontento del popolo, il mefistotelico Maximus (Iwan Rheon), fratello del re Freccia Nera (Anson Mount), tenta in ogni modo di sollevare una violenta rivoluzione, un urlo rabbioso contro le caste e la vita privilegiata di regnanti. Un'insurrezione portata a termine con successo, in quanto il muto Freccia Nera e la sua famiglia vengono esiliati sulla Terra, nella speranza di una - improbabile - rivalsa.

Pur non raggiungendo mai vette trascendentali né tantomeno rivoluzionarie, l'incipit di Inhumans funziona: riesce elegantemente ad introdurre un contesto sociale complesso e non banale; pone le basi per un'intrigante trama politica che, almeno in apparenza, non prevede né buoni né cattivi, né bianco né nero; mette persino in scena qualche brillante finezza narrativa, in primis il mettere fin da subito i protagonisti in una condizione di pericolo, permettendo allo spettatore di conoscerne istintivamente i tratti distintivi attraverso le loro reazioni. Iniziare in media res non è mai facile, eppure Inhumans lo fa con competenza e attenzione ai dettagli, l'operazione di tradurre un film in una serie sembra riuscita e capace di apportare abbondanti benefici. Poi qualcosa si rompe, irrimediabilmente.

Una giungla di incongruenze

Irrimediabilmente perché tutte queste premesse non vengono rispettate, in buona parte non trovano più spazio nel tessuto narrativo, il telefilm cambia tono senza fornire un'adeguata giustificazione.

L'intuizione di sfruttare la rivoluzione di Maximus anche come uno spaccato psicologico per entrare in contatto - e in empatia - con la famiglia reale doveva essere una base per un racconto di formazione il cui centro era rappresentato dal loro esame di coscienza, il riconoscimento dei propri errori e l'assalto alle paure più profonde. Fare di tutto, pur di trasformarsi in guide migliori per il popolo di Attilan. Non c'è nulla di ciò, la caratterizzazione dei protagonisti si arresta bruscamente ad un livello superficiale e, da un action politico e psicologico, Inhumans si trasforma in un teen drama dai tratti grotteschi.

Sulla Terra, infatti, le storyline prendono una piega imbarazzante. Ad esempio Gorgon (Eme Ikwuakor), cugino di Freccia Nera, viene aiutato da un gruppo di ragazzi a rimettersi in forze. Peccato che sia un essere dalle sembianze di un satiro che afferma di star combattendo una guerra sulla Luna e nessuno si fa domande, neanche un minimo dubbio.

Oppure la regina Medusa (Serinda Swan), vittima di soprusi e probabilmente la più umiliata da Maximus, in procinto di sottoporsi ad un profondo cambiamento interiore e fare ammenda per la sua altezzosità. Traduzione: per l'intera serie l'unico comportamento è lamentarsi continuamente al pari di una bambina perché vuole far sentire la sua voce - l'ironia meno adatta quando si ha un marito obbligato a rimanere muto. Nulla di grave, in realtà la maggior parte del tempo si passa in compagnia della giovane Crystal (Isabelle Cornish) e le sue cotte adolescenziali, chiaramente il problema più impellente quando si è in esilio e il tuo paese natio è alla mercé di un tiranno.

Cicatrici insanabili

Sono solo esempi, ma applicabili a tutto il cast. La famiglia regnante viene introdotta durante la premiere con determinati tratti e, nonostante l'intero intreccio tenda al loro processo di formazione e crescita, non vi è nessun cambiamento. La regina rimane altezzosa, il guerriero che sa solo usare la forza resta tale, il maestro solitario e sprezzante verso chiunque - Karnak (Ken Leung) - non modifica il suo atteggiamento, episodio dopo episodio Inhumans mostra sempre più chiaramente il fallimento totale della storia che voleva raccontare.

La caratterizzazione dei protagonisti rimane ad un livello insopportabilmente superficiale, lo stesso Maximus è presentato come un genio perverso capace di tessere le più articolate trame politiche, per poi compiere le più scelte più insensate ed incoerenti.

Sono sintomi derivanti da una produzione sofferente che non ha mai trovato la propria strada. Si mescolano idee, ispirazioni e toni fin troppo differenti e contrastanti tra di loro, Inhumans è palesemente una serie che è stata rimaneggiata più volte. Ma tutti i cambiamenti di pelle sono una scusante inadeguata al cospetto di una sceneggiatura che non tiene minimamente conto degli avvenimenti intorno ai protagonisti, che ad ogni puntata propone personaggi statici o reazioni prive di qualunque logica.

Uno dei più clamorosi passaggi a vuoto di una macchina oliata quasi alla perfezione, la stessa Marvel sembra volersene dimenticare. Forse, magari, in attesa di un improvviso rilancio - Ms. Marvel, stiamo parlando di te.

Marvel's Inhumans - Stagione 1 Marvel's Inhumans è una serie che ha sofferto una gestazione scellerata. Prima annunciato come un film, poi rimosso, infine riapparso magicamente in un formato televisivo. E le cicatrici di questo processo sono evidenti, la narrativa ha un inizio deciso e un finale interessante, ma tutto quello che c'è nel mezzo è insufficiente. La vita su Attilan è introdotta in maniera intelligente, la figura di Maximus è intrigante e machiavellica, la famiglia regnante sembra prepararsi ad un arco di redenzione con notevole potenziale. Ma di tutto ciò, dopo i presupposti iniziali, nella serie non vi è traccia. Cambia il tono, cambiano le storyline, cambiano le stesse caratteristiche alla base dei personaggi e diventa tutto un grottesco teen drama minato da un'incoerenza e un nonsense insopportabili. Inhumans è un crogiolo di idee non messe a fuoco, una struttura pensata per un altro medium e adattata superficialmente, ricca di premesse mai rispettate o portate termine. Persino gli effetti speciali sono mediocri. Uno dei più clamorosi fallimenti del MCU, senza alcun dubbio.

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