Inside No. 9, la recensione della quarta stagione

La serie antologica della BBC continua a farsi notare per l'eccelsa qualità della scrittura e per le variazioni su un tema inesauribile.

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C'era una volta The League of Gentlemen, la serie comica surreale ideata da Steve Pemberton, Reece Shearsmith e Mark Gatiss, divenuta un fenomeno di culto talmente amato da generare un revival di tre episodi alla fine del 2017. Successivamente Shearsmith e Pemberton si sono dati al grottesco creando Psychoville, in onda per due stagioni dal 2009 al 2011. Poi, nel 2014, la svolta con Inside No. 9, programma antologico basato su una premessa semplice ma ricca di sfumature: ogni episodio è autoconclusivo e ambientato in un unico luogo, dove in qualche modo figura il numero 9. Gli unici elementi che accomunano tutte le puntate sono la presenza dei due creatori davanti alla macchina da presa (come protagonisti o comprimari, a seconda della singola storia) e una statua a forma di lepre, che proprio in questo quarto ciclo acquisisce un senso più profondo. Dagli horror nella migliore tradizione britannica ai gialli in stile Agatha Christie, i vari racconti scritti da Shearsmith e Pemberton rimangono uno degli apici della creatività televisiva nel Regno Unito, e la cosa è destinata a durare almeno un altro anno: al termine del finale di stagione, Tempting Fate (titolo vagamente ironico dato il contesto), è stato annunciato che ci sarà una quinta annata, in onda nel 2019.

La prova del nove

Rispondendo alle domande dei fan su Twitter dopo la messa in onda del finale di stagione, gli autori hanno svelato che l'ordine in cui gli episodi sono girati non corrisponde necessariamente a quello di trasmissione. Il caso ha però voluto che le prime due storie di questo ciclo siano tra le vette della serie in generale, due racconti ammirevoli per motivi molto diversi: Zanzibar, la puntata inaugurale ambientata nel corridoio del nono piano di un albergo, è una commedia degli equivoci in piena tradizione shakespeariana, con tanto di uso del pentametro giambico, la metrica del Bardo, per i dialoghi (con un effetto simile a quello di The Trial of Elizabeth Gadge, memorabile episodio della seconda stagione, per quanto riguarda l'uso "vetusto" di gag scatologiche); Bernie Clifton's Dressing Room è invece una riflessione sull'amicizia che colpisce dritto al cuore, sfruttando al meglio l'alchimia tra Shearsmith e Pemberton e la loro conoscenza dello show business. Questa conoscenza si manifesta anche nell'episodio più "debole" della stagione, And the Winner Is..., messa alla berlina del mondo dello spettacolo che diverte senza andare oltre l'intrattenimento essenziale (anche per quanto concerne il quasi obbligatorio colpo di scena finale, un'altra caratteristica ricorrente della serie). Once Removed, con la cronologia al contrario, e To Have and to Hold sono due solidissimi esercizi di stile, e poi c'è il già menzionato Tempting Fate, che pur mantenendo una propria identità distinta contestualizza anche sottilmente tutto lo show.

Un grande duo

Al centro di tutto rimane la complicità tra i due autori e interpreti, precisissimi sul piano recitativo e quello della scrittura, con una meticolosità che non lascia nulla al caso e ripaga generalmente le visioni multiple (basti pensare ai giochi linguistici di Zanzibar, così come a quelli di The Riddle of the Sphinx lo scorso anno). Dietro ogni stratagemma strutturale, ogni rimando letterario e/o cinematografico, ogni uso evocativo di luci e musiche per creare un mondo intero all'interno di uno spazio limitato, c'è un puro desiderio di raccontare storie, partendo da un apparente canovaccio strutturale che in realtà apre le porte a scenari potenzialmente infiniti (ad oggi sono andati in onda 24 episodi, senza alcuna traccia di vere ripetizioni a parte sparute appartenenze a generi simili). Così facendo mettono a nudo le idiosincrasie, le contraddizioni, i timori e la crudeltà dell'uomo, tramite una serie di atti unici che ogni settimana si presentano in una veste riconoscibile ma al contempo nuova di zecca. E dopo ogni mezz'ora trascorsa insieme a Shearsmith, Pemberton e ai loro collaboratori si rimane esterrefatti, sorpresi e desiderosi di ritrovarli al più presto. Appuntamento, quindi, all'inizio del 2019.

La dark comedy antologica della BBC rimane un esempio magistrale di scrittura, recitazione e gusto del macabro nella sua quarta stagione, composta da sei racconti brevi diversi tra di loro ma accomunati da una voglia di raccontare con brio e cattiveria che è quasi impareggiabile sul piccolo schermo. Dalla commedia shakespeariana alla variazione estremamente cinica sul tema dei desideri sbagliati, questo ciclo di episodi conferma l'intelligenza della struttura scelta dai creatori Steve Pemberton e Reece Shearsmith, e aumenta l'attesa per nuove storie, già annunciate per il prossimo anno.

8.5