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Inspector Koo Recensione: un k-drama che non convince del tutto

Inspector Koo ci porta a seguire una prima stagione altalenante, che purtroppo non sempre riesce a gestire al meglio le vicende proposte.

Inspector Koo Recensione: un k-drama che non convince del tutto
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Tra le uscite Netflix di gennaio erano presenti alcune serie coreane degne di attenzione, e se avete letto la nostra recensione di The Silent Sea saprete già che una di queste si è dimostrata piuttosto valida, portandoci nello spazio profondo e affrontando tematiche di grande attualità. Restando nel panorama seriale coreano, anche Inspector Koo era tra i K-drama più attesi, anche se non tutte le aspettative in questo caso sono state ripagate. Infatti come scrivevamo nella nostra anteprima di Inspector Koo i dubbi non erano pochi, e ora dopo la conclusione di questa prima stagione possiamo confermare che non tutto è andato per il verso giusto.

Una storia poco appagante

Inspector Koo, come suggerisce il titolo stesso, segue le indagini di Koo Kyung-Yi (Lee Young-Ae), detective dai metodi poco ortodossi che vive alla giornata dentro la sua camera, dalla quale esce solo in rare occasioni. La svolta arriva dopo la chiamata dell'amica Na Je-Hui (Kwak Sun-Young), investigatrice nell'agenzia assicurativa NT Life Insurance che si trova tra le mani un caso tanto importante quanto complicato. Dopo il tira e molla iniziale di Koo, Na Je-Hui la convince dandole in cambio un pc da gaming coi fiocchi, ma nonostante la loro collaborazione e l'aiuto di Oh Gyeong-Su (Cho Hyun-Chu) la faccenda si rivelerà più complessa del previsto.

Koo chiamerà al suo fianco per portare avanti le ricerche anche Santa (Baek Sung-Chul), conosciuto tramite un videogioco online. Col passare del tempo la squadra si accorgerà subito che sotto il primo caso si nasconde un piano molto più elaborato e di ampio respiro, che li porterà ad entrare in contatto con la potente e corrotta Yong Sook (Kim Hae-Sook), pronta a mettere a disposizione le proprie risorse per dare la caccia alla misteriosa K (Kim Hye-Jun). Quest'ultima sembra una ragazza apparentemente tranquilla, incapace però di costruirsi delle vere amicizie, e presto il gruppo di investigatori capirà anche che nasconde gran parte delle sue vere intenzioni. Nel corso dei vari episodi K e Koo sono indubbiamente le protagoniste dell'intera storia e, purtroppo, le uniche insieme a Yong Sook in grado di dare una scossa ai vari eventi, che altrimenti risultano abbastanza piatti e poco interessanti.

Infatti, la vicenda principale conferma i dubbi che avevamo avuto dai primi episodi, e convince soltanto sul finale, lasciando gran parte degli eventi in balia di lungaggini e indagini sottotono. Certo come spesso accade per i k-drama, vedere episodi di quasi 70 minuti è quasi la regola, ma se gli elementi realmente rilevanti scarseggiano allora il tutto diventa molto più pesante. Escluso qualche sussulto e colpo di scena legato alla pazzia di K o i siparietti tra Koo e il resto della squadra, spesso assistiamo a puntate che girano a vuoto e vanno realmente avanti soltanto grazie a risvolti forzati o poco convincenti, e anche per questo la vicenda principale fatica a catturare l'attenzione, riuscendo ad essere realmente incalzante e vivace soltanto sul finale.

Nonostante l'infelice ed elevato minutaggio dei vari episodi, per fortuna a mitigare la situazione risvegliandoci dal torpore ci pensa l'umorismo tipico dei k-drama e qualche soluzione narrativa avvincente, che permettono a Inspector Koo di andare avanti senza crollare in modo irrimediabile, lasciando comunque diversi dubbi su alcune scelte fatte dagli showrunner.

Tra sbadigli e colpi di scena

Come d'abitudine, anche questo titolo coreano gode fortunatamente di una grande cura riservata all'aspetto estetico, dinamico e caratterizzato da alcuni spunti di rilievo. Interessanti ad esempio le soluzioni visive riguardanti i processi mentali di Koo, e la messa in scena di quello che sta pensando. Anche gli occasionali rimandi ai videogiochi sono certamente apprezzabili, mettendo in campo (seppur raramente) una visuale da videogame in prima persona.

Purtroppo il difetto più evidente di queste soluzioni visive risiede nel fatto che in alcuni casi sono fini a se stesse, e le poche sequenze in stile videoludico sono abbastanza banali e non molto significative, restando dei semplici espedienti messi in atto al fine di intrattenere e strappare un sorriso. Inoltre, come dicevamo, se Koo, K e la perfida Yong sono ben caratterizzati, per gli atri purtroppo non possiamo dire la stessa cosa, e spesso sembrano semplicemente in balia degli eventi. Na Je-Hui stessa dovrebbe essere una pedina importante, ma non convince nonostante qualche approfondimento riguardo la sua vita, restando fin troppo nell'ombra.

E questo è un po' il problema che affligge tutta questa prima season, la quale alterna spezzoni avvincenti a riempitivi di scarso valore, presentandoci una vicenda complessa e stratificata che a dispetto di una buona organizzazione raramente invoglia a seguirne gli sviluppi. I timori che avevamo espresso riguardo i primi due episodi sono quindi stati confermati da una parte centrale quasi sfiancante, che viene fortunatamente riscattata da un finale coinvolgente e finalmente in grado di tenere alta la tensione, aprendo anche a qualche colpo di scena ben orchestrato. Incomprensibile quindi la scelta di diluire a dismisura una storia che se ridotta avrebbe avuto un impatto di gran lunga superiore, evitando di esporsi ad un corpo centrale che è veramente troppo fiacco.

Per il resto, come già accennato in precedenza, dal punto di vista tecnico è stato fatto un ottimo lavoro contornato da interpretazioni convincenti, anche se come spesso accade nei k-drama la colonna sonora tende a rievocare sempre gli stessi pezzi musicali, i quali alla lunga finiscono per stancare. Per il momento non sappiamo se ci sarà una seconda stagione, ma nel caso sarà opportuno cercare di offrire una narrazione più vivace e meno stantia, preservando magari i personaggi più riusciti. Infine una nota dolente per quella fetta di pubblico italiano che non può o non vuole ricorrere ai sottotitoli, perché come spesso accade la serie è disponibile soltanto in coreano con i sottotitoli.

Inspector Koo Inspector Koo ha dei guizzi creativi interessanti in grado di regalare anche qualche buon colpo di scena, ma purtroppo ci sono alcuni limiti che vanno sottolineati. Infatti un minutaggio eccessivo e una parte centrale mal realizzata finiscono per smorzare gli entusiasmi in più di un'occasione, rendendo l'intera vicenda principale meno interessante rispetto alle aspettative. Anche i personaggi secondari non colpiscono, e il risultato finale, seppur sufficiente, non può raggiungere traguardi di maggior prestigio, per un'opera che nonostante il potenziale non riesce mai a stupire fino in fondo.

6.5