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Into the night 2 Recensione: una seconda stagione dalla qualità altalenante

La luce del sole è fatale, sopravvivere è diventata la priorità e le tensioni tra gli esseri umani sono al limite nella nuova stagione dello show Netflix.

Into the night 2 Recensione: una seconda stagione dalla qualità altalenante
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Ci eravamo lasciati pochi giorni fa con le nostre prime impressioni su Into the Night 2. La serie tv belga, approdata su Netflix nel maggio dell'anno scorso, ha stupito ai suoi esordi per originalità, buona qualità della scrittura e discreta capacità di tenere lo spettatore sulle spine durante tutti gli episodi. La prima puntata della seconda stagione, disponibile dall'8 settembre, ha ripreso bene l'atmosfera apocalittica creata l'anno scorso, mostrandoci stavolta le difficoltà della vita del bunker e della condivisione degli spazi con alcuni militari poco amichevoli.

Malgrado le buone premesse e i colpi di scena ancora validi, Into the Night non è riuscita a mantenere quel senso di sorpresa che ha caratterizzato la prima stagione, peccando di una scrittura che non esalta come in passato la complessa interiorità dei protagonisti. Vediamo però in dettaglio cosa pensiamo di questi nuovi episodi! Se siete alla ricerca di qualche altra interessante serie tv, non perdetevi inoltre il nostro speciale sugli show in uscita a settembre su Netflix!

La vita nel bunker, tra paura e conflitti

Nella prima stagione dello show (qui potete recuperare qui la nostra recensione di Into The Night) i protagonisti dell'avventura survival tratta dal romanzo The Old Axolotl di Jacek Dukaj, sono riusciti dopo una serie di peripezie a trovare un bunker dove mettersi al riparo dalla luce del sole, divenuta ormai fatale. L'arrivo nella struttura comporta però la convivenza con un gruppo di soldati che si rivela essere più ostile del previsto, mentre si tenta in tutti i modi di trovare una soluzione alla catastrofe che sta decimando la popolazione mondiale.

Un terribile atto compiuto dall'ex pilota Sylvie (Pauline Etienne) - l'uccisione del maggiore Terenzio (Stefano Cassetti) - non passa però inosservato dai soldati, che invocano una giustizia che somiglia più a una vendetta. La seconda stagione di Into the Night vuole gettare subito lo spettatore in una situazione ad alto tasso di tensione, mettendo a repentaglio le vite di alcuni personaggi.

È così che capiamo che la posta in gioco è estremamente alta e che basta poco per dire addio a figure divenute ormai una componente fissa della serie. Inizialmente percepito come un luogo sicuro per sfuggire alla morte, il bunker si rivela presto insufficiente a garantire la salvaguardia di tutti, mentre la devastazione esterna mette in difficoltà le operazioni di salvataggio e la tensione interna divora gli equilibri del gruppo. Ad appesantire ancora di più una situazione non certo felice, sono le aggiunte al cast, in particolare i soldati a presidio del bunker. Anche tra questi nuovi arrivati si può registrare la stessa varietà etnica che ha reso interessante la prima stagione, soprattutto dal punto di vista linguistico.

Grazie alla location claustrofobica fornita dal bunker, Into the Night sembra mettere da parte - senza però abbandonarlo mai - il problema apparentemente irrisolvibile del sole mortale, per concentrarsi soprattutto sui conflitti tra esseri umani, alimentati dal bisogno di sopravvivere, dagli spazi limitati e dalla voglia di prevalere di alcune figure problematiche che vedono i nuovi arrivati come delle "zecche", un inutile spreco di risorse preziose.

Questi personaggi sono forse la componente innovativa più interessante, poiché aggiungono complessità a una trama che sembrava concentrata soprattutto sul disastro ambientale affrontato nella prima parte. Come in serie tv dal taglio apocalittico - come la nota The Walking Dead (qui la nuovissima recensione di The Walking Dead 11X04 - sono le dinamiche interne alle comunità di sopravvissuti le più difficili da affrontare in un mondo ormai irrimediabilmente cambiato.

Una seconda stagione dalle buone premesse, ma poco incisiva

Con una base d'appoggio come il bunker, ora uno dei problemi principali è la creazione di una nuova vita, in attesa di scoprire come risolvere il disastro ambientale in atto. Una delle nuove missioni centrali della serie è dunque raggiungere la Banca dei semi in Norvegia. Tutto ciò comporta nuove imprese e nuove difficoltà, a partire dal recupero di un mezzo che permetta il trasporto dei semi, fino all'incontro con Gia (Marie-Josée Croze), una donna affetta da un disturbo mentale che metterà a repentaglio il buon esito della missione. Il ritmo torna a essere rapido e pieno di colpi di scena, sebbene la narrazione mostri dei limiti nel gestire gli elementi di novità che vengono introdotti.

Lo scopo degli showrunner sembra essere quello di mantenere costante lo stato di tensione percepibile nella prima stagione, ma anche mettere tanta carne sul fuoco, cercando di svecchiare la trama con qualche elemento di novità. Sebbene questo ritmo sostenuto - supportato da una buona regia, una fotografia cupa e una recitazione che sottolinea, soprattutto in lingua originale, la varietà etnica dei personaggi - porti lo spettatore a voler scoprire come le vicende e i rapporti tra i protagonisti si evolveranno, il risultato non è dei più equilibrati.

La durata ridotta della stagione e degli episodi (in tutto sono sei da una trentina di minuti l'uno), non permette l'esplorazione attenta dei personaggi - vecchi e nuovi - della loro interiorità, del loro passato e dei loro conflitti interiori, se non in qualche occasione che non riesce purtroppo a donare una visione d'insieme. La mancanza si percepisce soprattutto di fronte alle new entry della serie, alcune apertamente in conflitto con i protagonisti e proprio per questo capaci di rappresentare un elemento interessante da approfondire.

In linea di massima la narrazione continua a basarsi su idee buone e su una trama survival avvincente, materiale fornito dal romanzo di Dukaj, ma presenta elementi che non riescono ad avere lo stesso impatto di prima. Alcune svolte - in particolare le perdite che il gruppo si trova costretto a subire - lasciano nello spettatore un senso di tristezza, grazie ad un gruppo di protagonisti che ormai si è consolidato, ma altre vengono solo accennate senza il dovuto approfondimento, facendo assomigliare i nuovi episodi a una sorta di stagione "cuscinetto", in attesa di un'eventuale (e probabile) terza stagione. Racchiusa in un'ambientazione survival dove i pericoli sono sempre dietro l'angolo e il tempo e le alleanze sono preziose, la serie è così in grado di intrattenere, senza però brillare.

Into the night La seconda stagione di Into the Night continua ad intrattenere e a tenere alta la tensione nello spettatore, ma lo fa con una scrittura più caotica e non abbastanza approfondita. Si percepisce il rischio vissuto in ogni istante dai protagonisti e il nervosismo sempre più palpabile all'interno del bunker, ma una più attenta analisi delle figure in gioco avrebbe garantito il delinearsi di episodi più complessi, dove anche gli antagonisti mostrano di avere delle motivazioni o un ideale da seguire.

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