Jack Ryan 2: Recensione della nuova stagione della serie di Tom Clancy

Amazon Prime Video e John Krasinski tornano nel mondo di Tom Clancy per un nuovo arco narrativo dell'acclamata serie spy-story.

Jack Ryan 2: Recensione della nuova stagione della serie di Tom Clancy
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1990 con Caccia A Ottobre Rosso di John McTiernan, 1992 e 1994 con Giochi di Potere e Sotto Il Segno Del Pericolo di Phillip Noyce, 2002 con Al Vertice Della Tensione di Phil Alden Robinson e 2014 con L'Iniziazione di Kenneth Branagh.
Queste le vite precedenti del celebre personaggio letterario Jack Ryan, nato dalla mente dell'acclamato scrittore Tom Clancy e rappresentato cinque volte sul grande schermo in quattro corpi diversi, che in ordine temporale vanno da Alec Baldwin ad Harrison Ford (due volte) e da Ben Affleck a Chris Pine.

L'anno scorso Amazon Prime Video ha portato la saga spionistica nel mondo dello streaming on demand, intitolandola semplicemente Jack Ryan e affidandola alla figura sempre più importante e artisticamente completa di John Krasinski, personalità hollywoodiana di spicco che negli ultimi mesi è stata così attiva sia in tv che al cinema - come produttore, attore, doppiatore, sceneggiatore e regista - da alimentare voci su probabili poteri di ubiquità. In attesa di scoprire se A Quiet Place 2 sarà migliore del capitolo originale del 2018, possiamo confermarvi che con questa seconda stagione l'ex star di The Office è riuscita ad alzare l'asticella non solo del precedente arco narrativo, ma anche dello spy-action su piccolo schermo.

Eroi (sud) americani

Pareggiando il conto con Harrison Ford, a quota due interpretazioni dell'eroe clancyiano, e preparandosi a superarlo con la già annunciata terza stagione, Krasinski riparte da Capitol Hill qualche tempo dopo i fatti della prima stagione, con una barba incolta che enfatizza la sempre maggiore esperienza del protagonista scritto da Carlton Cuse e Graham Roland e musicato da Ramin Djawadi (il compositore non sarà l'unico punto di contatto che questa seconda stagione avrà con Game of Thrones).

Il suo mentore James Greeer (un grande Wendell Pierce, perfettamente in parte) è di stanza in Russia, ma molto presto i due si riuniranno in Venezuela per colpa del presidente Nicolas Reyes (interpretato da Jordi Molla, l'indimenticabile Hector Juan Carlos Johnny Tapia di Bad Boys 2 reso famoso all'inizio degli anni '90 da Prosciutto, Prosciutto di Bigas Luna).

Il capo di stato guida un paese falsamente democratico tiranneggiando nell'ombra, facendo sparire nella giungla gli oppositori e monitorando senza troppa preoccupazione gli sforzi politici e sociali di Gloria Bonalde (Cristina Umaña), madre di famiglia col sogno di prendere le redini del governo per ripulirlo dalla corruzione e liberare il popolo da una dittatura che i media controllati cercano di nascondere agli occhi del mondo, soprattutto degli Stati Uniti.

In questo contesto così attuale da sembrare uscito da un telegiornale si muovono anche Marcus (l'altro sempre più onnipresente Jovan Adepo), un ex membro dei Navy Seals richiamato in servizio da un suo vecchio sergente e amico, Mike November (Michael Kelly), un agente sul campo della CIA, un misterioso assassino figlio del cinema depalmiano dai gusti sessuali alquanto ambigui (col volto di Tom Wlaschiha, il Jaqen H'ghar de Il Trono di Spade) e soprattutto Harrie Baumann (Noomi Rapace), a metà fra una femme fatale e una bond-girl in versione Tom Clancy.

Azione e dramma

La prima stagione di Jack Ryan non si faceva scrupoli a mescolare anche pesantemente il puro intrattenimento con la critica sociale, e se l'anno scorso l'attenzione dei creatori della serie si era concentrata sul materiale da post-11 settembre (cavandosela egregiamente con un tema stra-abusato a Hollywood), il nuovo arco narrativo raccoglie la sfida e dal terrorismo passa all'oscurantismo politico e ai regimi moderni, giocando su una trama impegnata che per certi versi farebbe la felicità del Nanni Moretti di Santiago, Italia.

Ancora una volta non solo esplosioni e sparatorie, ma anche e soprattutto tante riflessioni morali, tanti interrogativi e dubbi, con scontri molto spesso più ideologici e dialettici che fisici. Insieme alla minaccia nucleare, già fulcro dei film Caccia a Ottobre Rosso e Al Vertice della Tensione, questi nuovi otto episodi offrono alla serie la possibilità di raccontare un Jack molto più umano di quanto non lo fosse nel primo arco narrativo, con le sue azioni che appaiono determinate dalle sue emozioni e dai suoi desideri personali, e non esclusivamente dal senso di giustizia militaristica.

Ciò non significa che la seconda stagione sia priva di azione, anzi: la bontà del lavoro di Cuse e Roland sta tutta nella perfetta commistione di dramma e spettacolarità, per dei nuovi episodi più ricchi di entrambi gli aspetti. La grande differenza, oltre al budget maggiore (con alcune sequenze che ricordano il film del 2012 Act of Valor, che non a caso venne realizzato con la supervisione di Clancy) è che questa volta l'azione appare ancor più significativa perché in grado di causare conseguenze maggiori per i personaggi, il loro sviluppo emotivo e l'andamento della trama.

In definitiva Jack Ryan 2 offre un miglioramento totale del già buon primo arco narrativo, con otto capitoli divertenti ed esplosivi ma anche pieni di cose da dire sul mondo contemporaneo e sui suoi protagonisti, sia quelli che abitano le prime pagine dei giornali, sia quelli che operano nell'ombra. Non vediamo l'ora della terza stagione e soprattutto di scoprire se Paramount allargherà il franchise di Tom Clancy portando il Jack Ryan di Krasinski in un tête-à-tête col John Clarke di Michael B. Jordan, protagonista dell'annunciato Without Remorse scritto da Stefano Sollima e sceneggiatore da Taylor Sheridan.
Questo si che sarebbe un complotto a dir poco gradito.

Jack Ryan - Stagione 2 Jack Ryan 2 riparte da tutti i punti postivi della prima stagione per esaltarne sia la drammaticità che la spettacolarità, con un'azione dinamica che ha effetto non solo sul godimento visivo dello spettatore ma soprattutto sullo sviluppo dei personaggi, che a loro volta si muovono in un contesto così tristemente attuale da sembrare estrapolato dai titoli d'apertura di un telegiornale.

7.5