Jack Ryan: recensione della nuova serie su Amazon Prime Video

John Krasinski, abbandonate le scrivanie di The Office, veste i panni di Jack Ryan, il celebre agente segreto nato dalla penna di Tom Clancy

recensione Jack Ryan: recensione della nuova serie su Amazon Prime Video
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Un filo rosso aveva guidato la nostra anteprima di Jack Ryan, nuova serie Amazon approdata sulla piattaforma streaming di Jeff Bezos lo scorso 31 agosto. Il cammino da percorrere per raggiungere il successo ci era sembrato essere inevitabilmente incatenato alla capacità di proporre allo spettatore un prodotto dall'identità ben distinta. Le caratteristiche stesse del contesto di riferimento, quello degli spy-thriller, così affollato ancora oggi, sembrava suggerire la necessità di una differenziazione dello show rispetto ad i suoi predecessori. Al netto di alcune perplessità, molti aspetti emersi nel corso delle prime quattro puntate erano stati capaci di alimentare grandi speranze in vista di un esame completo della serie. Dopo un'altra manciata di ore, trascorse al ritmo delle esplosioni e del sibilo delle pallottole, sembra essere finalmente giunto il momento di capire se la stella di Jack Ryan sia ritornata per brillare più lucente che mai.

Il nemico nascosto

Per quanto possa essere inflazionato come tema, quello del terrorismo rimane ancora un argomento piuttosto difficile da trattare. Che si tratti di dibattiti nei talk show o di opere di fantasia che popolano il panorama della tv e del cinema, ci si è spesso limitati al rispetto di particolari strutture e canoni narrativi che assicurassero il minor livello di controversie possibile. Simili scelte hanno però aperto il fianco a un vero e proprio abuso di cliché e luoghi comuni, con il conseguente appiattimento, soprattutto dal punto di vista narrativo, di un filone che al contrario avrebbe molto da offrire.

Eppure, come dimostrato da Il caso Spotlight, vincitore dell'Oscar come miglior film nel 2016, è quanto mai possibile affrontare di petto argomenti considerati tabù senza rischiare di svilirli con intenti politici o moralizzatori.
Jack Ryan, pur facendo da questo punto di vista un grosso passo in avanti rispetto ai suoi predecessori ed abbandonando una visione prettamente dicotomica, ha tuttavia bel altri intenti rispetto al lungometraggio di Tom McCarthy sullo scandalo dei preti pedofili. L'obiettivo, palese nel corso delle otto puntate da cui è costituita questa prima stagione, è infatti quello di affascinare la più larga fetta di pubblico possibile attraverso un cocktail ricco di scene d'azione e pericoli mortali.

Battaglia o duello?

La via di mezzo seguita dallo show, che a tratti strizza l'occhio a blockbuster cinematografici per lungo tempo rincorsi (The Bourne Series, Mission Impossible) salvo poi ritirarsi verso uno stile narrativo molto più intimo, à la Homeland, ha conseguenze tangibili sulla struttura stessa della serie. Quello che avrebbe potuto prefigurarsi come un racconto corale si riduce ben presto ad una tenzone tra Jack Ryan e Mousa Bin Suleiman. I carismatici personaggi interpretati (magistralmente) da John Krasinski e Ali Suliman monopolizzano subito il palcoscenico, grazie anche al notevole lavoro compiuto dagli sceneggiatori nella loro caratterizzazione. Si dividono equamente la presenza sullo schermo, mentre lo sguardo attento delle macchine da presa non si concentra solamente sugli sforzi compiuti dal protagonista per evitare mortali disgrazie ma concede invece lunghe parentesi all'indagine dei rapporti tra Suleiman e la sua famiglia, i sottoposti, i nemici.

Nonostante gli attenti flashback sul passato dei protagonisti, nessuno dei due si distacca dai classici ruoli presenti all'interno del genere al quale la produzione di Amazon appartiene. Jack Ryan si prefigura fin da subito come l'eroe senza macchia nella cui morale lo spettatore, tra attacchi terroristici e violente uccisioni, può riporre la propria fiducia. Gli sceneggiatori hanno volutamente omesso avvenimenti pregressi fino agli episodi finali, in modo da stuzzicare l'interesse del pubblico.
Eppure, a convincere maggiormente non è tanto quest'aura di irrequietezza emanata dal personaggio di John Krasinski quanto la dualità che la sua interpretazione porta con sé. Una scelta, quella di ambientare la serie agli albori della sua carriera, ben sfruttata sia dal punto di vista narrativo che più semplicemente in termini di casting. Jack Ryan è un lupo nei panni di agnello e un agnello nei panni di lupo, impegnato nel perenne tentativo di bilanciare il lavoro sul campo con quello di semplice analista.
Una simile cura nella gestione dei personaggi principali non si è però tradotta nell'articolazione di un cast di supporto altrettanto approfondito. Un grosso peccato, alla luce anche dei nomi illustri chiamati a popolarlo, da Abbie Cornish (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), a Blair Brown (Orange Is The New Black) fino a Tymothy Hutton (American Crime). Unico spiraglio di luce in questa prima stagione sembra essere il personaggio di James Greere interpretato da Wendell Pierce (The Wire), che dopo una singhiozzante presenza nei primi quattro episodi assume un ruolo più stabile e complesso rispetto alla semplice immagine di mentore del protagonista che per lui sembrava delinearsi.

Hollywood 2.0

Molto probabilmente gran parte degli investimenti compiuti in sede di produzione sono stati diretti verso il confezionamento di un prodotto esteticamente appagante e ricco d'azione. Sotto questo punto di vista ben poche critiche possono essere dirette a Jack Ryan: la serie spazia attraverso numerose ambientazioni, dalle aride pianure dello Yemen alle fredde montagne francesi, non badando a spese nella ricostruzione di scenari incredibilmente dettagliati. Si tratta, dal primo all'ultimo episodio, di uno show ottimamente girato, che dà il suo meglio tra il sibilo dei proiettili e i boati delle esplosioni. Le scene d'azione, perfino le più caotiche, sono esaltate da eccellenti movimenti di camera e da una particolare attenzione alla fotografia.
La qualità stessa di queste sequenze giustifica in buona parte la tendenza della serie ad innamorarsi fin troppo spesso di se stessa, ricorrendo più e più volte a simili parentesi per gestire un ritmo narrativo talvolta vacillante. Jack Ryan fatica a costruire tensione senza ricorrere a conflitti a fuoco e cacce all'uomo, sballottando lo spettatore su una giostra che alterna momenti più riflessivi a contesti ritmati dai colpi esplosi dai protagonisti.
La nuova produzione di Amazon Prime Video si pone quindi in continuità con gli altri esponenti di un genere fortemente inflazionato come quello degli spy-thriller. Non un grosso problema qualora esplosioni ed inseguimenti siano ciò di cui il pubblico è alla ricerca. Coloro che al contrario si aspettavano, o speravano, in un approccio meno comune e più coraggioso, potrebbero rimanere delusi da una serie che pur svolgendo un ottimo lavoro nella caratterizzazione dei personaggi principali non riesce in fin dei conti a delineare un contesto originale e credibile ed a controbilanciare importanti lacune nella gestione dei personaggi secondari. Il risultato rimane comunque un ottimo show, capace di intrattenere gli spettatori al ritmo delle proprie scene d'azione e ballare spesso sulla sottile linea dell'autoironia.

Jack Ryan - Stagione 1 Il Jack Ryan di John Krasinski, nonostante un veloce cambio d'abito, rimane in fin dei conti lo stesso agente segreto che aveva abitato il panorama cinematografico a partire dal celebre film Caccia a Ottobre Rosso del 1990. Nonostante la ricerca di una maggiore profondità per quanto riguarda i personaggi principali, la struttura narrativa scelta dagli sceneggiatori rimane perfettamente in linea con i canoni del genere cui la produzione appartiene. Amazon ha deciso infatti di puntare sul sicuro con uno show che pone al centro dell'attenzione scene d'azione spettacolari, configurandosi come una rinuncia, avvincente e ben confezionata, a compiere qualsiasi sforzo capace di differenziare Jack Ryan rispetto ai suoi predecessori.

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