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Ju-On Origins Recensione: la serie giapponese horror prequel di The Grudge

Il franchise di The Grudge sbarca su Netflix e torna in Giappone, per scoprire le origini della saga horror di Takashi Shimizu.

recensione Ju-On Origins Recensione: la serie giapponese horror prequel di The Grudge
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Non è certo un compito facile mantenere in vita un franchise che conta tredici lungometraggi - tra i quali spiccano un remake americano con relativi sequel e reboot - due cortometraggi, tre fumetti, sette romanzi e un videogame. Questo è Ju-On, alias The Grudge e il pensiero vale soprattutto se si tiene conto che la narrativa alla base di questo successo consiste in un loop narrativo che cerca di sopravvivere alle varie incarnazioni.

Per questo la notizia di una serie prequel di Ju-On prodotta da Netflix sulle origini del male che si cela nella casa del quartiere Nerima, Tokyo, ha ingolosito i fan, ma al tempo stesso ha messo sull'attenti anche coloro che si aspettavano qualcosa di fresco e differente, rispetto al resto del franchise, nonostante il trailer di Ju-On Origins avesse tutte le carte in regola. Diciamo che in qualche modo entrambi sono stati accontentati, perché Ju-On Origins è una ventata d'aria fresca che soffre di alcuni pesanti limiti che potrebbero rendere una delle più interessanti uscite Netflix di luglio un'occasione mancata.

Una nuova prospettiva

Dopo aver deluso i fan con un reboot di The Grudge eufemisticamente poco riuscito, il franchise si trasferisce in Giappone, per scoprire le origini della maledizione che affligge la casa di Nerima. "Quando qualcuno muore in preda a una grande rabbia, ne nasce una maledizione. Tale maledizione si concentra nel luogo della morte. Tutti coloro che entreranno in contatto con essa verranno consumati dalla sua furia.". Questa sinossi dovrebbe solo fare chiarezza sul fil rouge che accomuna tutte le opere di questo franchise: fantasmi raccapriccianti dai lunghi capelli acquattati in un angolo e terribili racconti di violenza che si nascondono dietro di essi.

Ju-on Origins affronta l'abusato materiale narrativo per ricostruire gli inizi della maledizione, con una prospettiva inedita che affonda le radici direttamente nelle atmosfere originali, con una virata decisa e decisiva verso la brutalità della violenza domestica che accomuna le storie che si intrecciano nel corso degli episodi - sei per la precisione - dell'esigua durata di trenta minuti ciascuno.

Le linee narrative partono dal 1988 e si dilatano nella decade successiva, raccontando le vicende di Yasuo Odajima (Yoshiyoshi Arakawa), ricercatore del paranormale con un oscuro passato alle spalle che riguarda direttamente la casa di Nerima; Odajima è affascinato dalla storia di Haruka Honjo (Yuina Kuroshima), che ha perso il fidanzato Tetsuya, proprio dopo che quest'ultimo aveva visitato la casa. Kiyomi (Ririka Kawashima) è invece una ragazza appena trasferitasi, che subisce un abuso proprio tra quelle mura, scatenando una serie di eventi che ne condizioneranno per sempre la vita.

Tutte queste trame e periodi vanno come consuetudine ad intrecciarsi e in un disegno preciso, ma che a volte cede il passo ad una confusione spazio-temporale che assale lo spettatore. Molto apprezzabili e riuscite a tal proposito le contaminazioni e la compresenza di personaggi di epoche diverse in determinati frangenti, proprio negli ultimi episodi della serie.

Tensione senza terrore

Ju-On Origins è una serie che predilige l'incedere narrativo, a tratti documentaristico - pretendendo di basarsi su fatti realmente accaduti - che trova nella regia di Sho Miyake uno sfogo quasi naturale e un realismo più marcato rispetto agli altri capitoli della saga. Questo porta però con sé anche alcuni scivoloni. Ju-On Origins non riesce a terrorizzare lo spettatore con l'iconografia tipica del franchise, ma punta tutto sulla costruzione di una tensione che vorrebbe essere costante, in un meccanismo che però viene ben presto assimilato e fagocitato, corazzandosi per gli episodi successivi, nei quali la speranza di un jump scare rimane purtroppo tale.

Il terrore atavico alla base della tradizione giapponese degli yurei e del J-Horror, non trova in Ju-On Origins una valvola di sfogo soddisfacente e sfocia in una serie di situazioni orrorifiche mancate. Il focus della serie infatti sfrutta l'elemento soprannaturale per illuminare la natura violenta dell'uomo, il vero mostro della serie, sfociando in derive gore all'inizio interessanti, poi di discutibile impatto, complice soprattutto un comparto tecnico non all'altezza nelle situazioni più importanti - se si esclude l'eccellente lavoro sul sonoro - e una spiccata tendenza all'esagerazione. Le situazioni di violenza domestica sono il vero leitmotiv della serie e la maledizione di Kayako è il contorno soprannaturale che stenta a palesarsi nel corso degli episodi.

La struttura della serie rende Ju-On Origins perfetta per il binge watching e l'ostacolo dell'assenza di un doppiaggio italiano non dovrebbe spaventare il pubblico avvezzo a questo genere di produzioni. In sole tre ore potrete immergervi nelle atmosfere che avevate dimenticato, ma dalle quali non dovete pretendere troppo.

Il formato da trenta minuti è calzante, nonostante lo scetticismo iniziale, ma forse avrebbe giovato un numero maggiore di episodi e l'espansione di alcune storyline un po' troppo sacrificate nel corso della stagione. Il finale lascia prevedibilmente spazio ad una seconda tornata, vedremo se la risposta dei fan - veri destinatari di questo prodotto - sarà all'altezza delle aspettative.

Ju-On Origins La serie horror Netflix non riesce pienamente a rievocare le atmosfere del J-Horror, pur riuscendo nella non facile missione di trovare una propria via nel dedalo di produzioni che hanno seguito la maledizione di Kayako. Ju-On Origins rimane in bilico tra una pulsione orrorifica sottotraccia, che non riesce a concretizzarsi pienamente, e una deriva gore che si impone preponderante, in un equilibrio che innova in parte la narrativa classica, ma ne scarta forse gli elementi più distintivi. Nella saga creata da Takashi Shimizu la componente soprannaturale è sempre stata una conseguenza della natura violenta dell'essere umano, ma in Ju-On Origins questo si traduce in situazioni dove è assente l'iconografia classica dei fantasmi e dove l'uomo è letteralmente il solo vero mostro. Ad inficiare il risultato un comparto tecnico non sempre all'altezza, che dà il meglio soprattutto nel sonoro, al servizio di un cast che non brilla certo nelle performance, fatta forse eccezione per la Kiyomi di Ririka Kawashima. Il formato da trenta minuti per episodio si rivela un esperimento riuscito, sebbene una gestione migliore della struttura interna e un approfondimento maggiore delle storyline avrebbe giovato alla narrazione, magari aggiungendo qualche episodio alla stagione. Un prodotto forse più adatto ai fan incalliti della saga di Kayako, che allo spettatore in cerca di qualcosa di nuovo.

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