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Jupiter's Legacy, recensione della prima stagione Netflix dal Millarworld

Il Millarworld sbarca finalmente su Netflix con la prima stagione di Jupiter's Legacy, che decostruisce il mito dei supereroi attraverso la famiglia.

Jupiter's Legacy, recensione della prima stagione Netflix dal Millarworld
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Da grandi poteri derivano solo responsabilità. Sembra quasi che Jupiter's Legacy abbia fagocitato la lezione di Ben Parker, adattandola a un contesto supereroistico così umano ed esagerato, quotidiano e fumettoso. Ma dopotutto non poteva essere altrimenti. La graphic novel di Mark Millar sventra ancora una volta il concetto di supereroe, spogliandolo delle sue icone con la sapienza iconoclasta dell'autore scozzese. Ed è da quando Netflix ha annunciato la trasposizione di tante opere del Millarworld che i fan attendono finalmente di vedere quelle pagine prendere vita.

Ma Jupiter's Legacy dimostra che Netflix vuole fare un passo in più, che il fumetto è lì presente ma che non può (e non deve) bastare. Perché l'ambizione di questa serie è altissima, quasi utopistica, come uno dei suoi granitici protagonisti. Otto episodi in grado di smontare il mondo supereroistico pezzo dopo pezzo, pur tenendolo stretto in grembo. Indossate il costume, scegliete un nome di battaglia e partite con noi in questo viaggio, alla scoperta della serie più attesa tra le uscite Netflix di maggio!

Da Mark Millar a Netflix

L'impresa di trasporre le opere di Mark Millar in live action è titanica. Il fumettista è esagerato, roboante, grafico fino all'estremo. Ci voleva un comparto produttivo importante, soprattutto se si tratta di supereroi. E con Jupiter's Legacy Netflix ha schierato le armi pesanti. Ne avevamo già parlato nella nostra recensione di Tenebre e Ossa: la "Grande N" ha capito che il successo di un prodotto passa anche dalla cura visiva, e questa serie da quel punto di vista non delude. C'è però un grande problema del quale parlare subito; l'unico in realtà che affligge Jupiter's Legacy: la regia. Dilemma non da poco, visto che la storia parla di supereroi nella nostra contemporaneità, e chi ha letto il fumetto sa quanto gli scontri, a un certo punto, saranno importanti. Purtroppo Steven S. DeKnight non ha impresso una firma registica valida, difetto che può passare sottotraccia per quanto riguarda scene statiche, ma che brilla di luce negativa nei combattimenti. Sono tutti ingessati e "plasticosi", poco fluidi e mai in grado di rendere l'epicità fra due super che si affrontano. Un difetto comunque limabile nelle prossime stagioni, visto che Jupiter's Legacy è soltanto all'inizio.

I supereroi di Netflix

Ciò che la serie rende chiaro fin da subito è il concetto di worldbuilding. Con molto più respiro rispetto al fumetto, Jupiter's Legacy si prende i suoi tempi per creare il proprio mondo, tra presente e passato di un gruppo di supereroi statunitensi uniti dai legami di sangue. Il gioco temporale funziona benissimo, rende umani e terreni esseri che hanno capacità quasi illimitate. Perché questo è uno dei concetti cardine di Jupiter's Legacy: la famiglia. Come spesso accade nelle opere di Mark Millar, si potrebbe riassumere in una domanda: e se i figli di un supereroe non fossero come lui? Se il peso di vivere con un padre e una madre perfetti si riflettesse sulla loro crescita sia come umani che come esseri potenziati?

Ecco allora che un padre assente perché deve salvare il mondo assume tutta un'altra valenza, e rischia di fare ancora più danni di una situazione normale. Chloe e Brandon, i due figli di The Utopian (sorta di supereroe alla Superman) soffrono maledettamente la pressione del padre, che vive con un codice morale ben definito e non riesce a vedere nulla al di fuori di esso. Jupiter's Legacy va proprio a sventrare il concetto stesso del supereroe, mai come ora fallace e perfetto, mangiato dai dubbi e incrollabile nelle sue decisioni.

La famiglia nel Millarworld

Il concetto di lascito è il cuore della serie. Sia quello fisico, visto che vediamo i protagonisti invecchiare, sia quello morale, la grande lezione di un mondo che si è evoluto ma che, forse, ha lasciato indietro proprio i supereroi stessi. E c'è l'America, un gargantuesco elefante che si schianta a terra, schiacciato dal peso delle proprie ambizioni. Jupiter's Legacy inizia a grattare la superficie di quanto la società statunitense dipenda ancora dal mito supereroistico, e lo decostruisce mettendo in scena una storia di genitori e figli che non riescono a comunicare, proprio come il Paese e i suoi cittadini. C'è tanto in una normale famiglia americana di supereroi che si riflette sulla società intera di una nazione che ancora sogna di volare come Superman, che vorrebbe tutto in bianco e nero, ma che non accetta il compromesso intrinseco alla propria essenza. Lo stesso di un padre che impallidisce nel vedere la propria figlia uscire dal solco che aveva tracciato per lei.

Tecniche e tempi

Una delle cose migliori fatte da Netflix per Jupiter's Legacy è il casting. Partendo da Ben Daniels, che si dimostra un attore incredibilmente prezioso, praticamente uscito di peso dalla sua controparte cartacea. Lo stesso Josh Duhamel dà prova di una massiccia sofferenza in uno dei ruoli più difficili della serie, regalando grande drammaticità soprattutto nella parte ambientata nel passato.

Così come Elena Kampouris nei panni di Chloe, quasi una Winona Ryder di Ragazze interrotte ma con i superpoteri. Anche Matt Lanter è perfettamente a fuoco in uno dei personaggi migliori del fumetto, e sarà interessante vederlo come emblema della "lotta morale" al concetto stesso di supereroe nelle prossime stagioni.

Perché Jupiter's Legacy è davvero solo all'inizio. Netflix ha scelto otto episodi (alcuni anche sotto i quaranta minuti) per fare un setting completo del mondo e, soprattutto, dei rapporti fra i personaggi, punto cruciale negli eventi a venire. Quasi come fosse una grandissima overture di una tragedia shakespeariana, pronta a scaldare gli animi un secondo prima di far scoppiare tutto.

La parte grafica e sanguigna tanto cara a Mark Millar è già presente, così come varie chicche sparse qua e là per i lettori del fumetto, una in particolare su uno specifico potere di Brandon, ancora inespresso. Non resta altro che aggiustare il tiro e sconvolgerci tutti con quello che dovrà succedere. L'utopia supereroistica americana è pronta a crollare, e sarà magnifico.

Jupiter's Legacy Mark Millar sbarca ufficialmente su Netflix con Jupiter's Legacy, adattamento televisivo di una sua graphic novel. La serie decostruisce ancora una volta il mito del supereroe americano, togliendo pezzo dopo pezzo epicità e rendendo questi esseri potenziati così umani e fallaci. Eredità e famiglia sono i due nuclei centrali di questi primi otto episodi, dove il passaggio generazionale è spesso vissuto come un peso, una maledizione enorme e splendida impossibile da evitare. Netflix azzecca il casting e si prende i suoi tempi rispetto al fumetto, allargando la narrazione ma senza lesinare sulla violenza grafica tanto cara al Millarworld. Unica vera pecca è la regia, soprattutto nei combattimenti: non riesce mai a convincere né per movimenti di macchina né per inquadrature, troppo statiche e ingessate. Un elemento da aggiustare visto che le ambizioni del prodotto sono altissime dal punto di vista produttivo, e che l'utopia supereroistica americana è solo all'inizio del suo luminoso disfacimento.

7.5