Kidding 2 Recensione: Jim Carrey incanta ed emoziona

Una seconda stagione sempre più matura e sensibile, che svela la natura camaleontica di Jim Carrey e la complessità delle emozioni umane

recensione Kidding 2 Recensione: Jim Carrey incanta ed emoziona
Articolo a cura di

Non è un mistero sentir parlare di Jim Carrey come di un mostro della recitazione, non soltanto comica. Divertendoci da un lato grazie a pellicole di genere comedy diventate ormai cult - nonché con gli spettacoli stand-up che lo hanno consacrato alle scene - e commuovendo dall'altro grazie a un'espressività unica, Carrey è riuscito a creare un'immagine sfaccettata di sé, impossibile da imitare.

La nostra recensione di Kidding, la serie in onda su Sky Atlantic a partire dal 31 agosto 2020, che ha riportato con successo l'attore hollywoodiano sul piccolo schermo, ci aveva confermato che questo talento istrionico riesce a passare rapidamente e con disarmante spontaneità dal registro comico al serio, dimostrando ancora una volta un'incredibile maturità professionale e la nostra anteprima di Kidding 2 non ha fatto altro che confermare queste qualità. Nei panni di Jeff Pickles, Carrey torna a raccontare una storia a tratti delicata e a tratti dolorosa sulla vita, sui cambiamenti e sulla complessità delle emozioni umane.

La poetica del cambiamento

Kidding è la storia di un uomo estremamente buono, un sognatore inarrestabile, amante dei bambini e della fantasia. Un tragico evento - la morte del figlio in un incidente d'auto - sconvolge la sua vita, senza però fargli abbandonare lo spirito gioioso con cui conduce il proprio show di pupazzi parlanti. Il lutto comincia a fargli considerare l'idea di parlare a cuore aperto ai bambini di tutto il mondo, spiegando loro come gli eventi traumatici della vita non siano altro che una forma di cambiamento. La morte, argomento di cui Jeff sembra essere ossessionato nella prima stagione, non deve essere taciuta, ma raccontata ai più piccoli con un linguaggio semplice, ma autentico. Ciò che nella prima stagione era solo un'idea - per altro fortemente avversata dal padre di Jeff - approda a maturazione nella seconda, in uno degli episodi più poetici e commoventi dell'intera serie. L'"Episodio 3101", il quinto di questa tornata, riesce infatti quasi a conquistarsi la propria autonomia rispetto al resto dello show. La puntata è dedicata interamente a un episodio della trasmissione di Mr. Pickles, che affronta assieme ai suoi amici il tema del cambiamento. I pupazzi assistono ad un evento che definiscono "scollamento", che distrugge le loro case e li costringe ad andare altrove. Riparare gli edifici con la colla è impossibile, sopratutto perché la colla in questione - quella che abbiamo sempre usato - non è più efficace.

La metafora permette a Jeff di illustrare come anche nella vita di tutti i giorni gli esseri umani sperimentino forme spesso disarmanti di scollamento, come per esempio il divorzio, che non può essere riparato se non con un approccio nuovo. Con delicatezza e sensibilità Jeff tenta di dare ai piccoli spettatori la chiave per elaborare le emozioni e per comprendere anche le dinamiche relazionali adulte, in un ciclo continuo di cambiamento che non è rottura, ma opportunità di crescita. In un mondo fatto di polemiche e ambiguità, la missione di Jeff incontra numerosi ostacoli, che non impediscono tuttavia all'uomo di ritrovare se stesso, dopo una prima stagione in cui il noto Mr. Pickles sembrava ormai aver perso la strada.

Un format leggero, per una serie che ha tanto da raccontare

Kidding è una serie tv che a prima vista può trarre in inganno. Il volto di Jim Carrey nelle immagini di anteprima suscita un'istintiva simpatia e la breve durata degli episodi, inferiore ai trenta minuti, fa pensare di essere di fronte ad un prodotto leggero. Immergersi nella storia di Jeff Piccirillo, conosciuto con il nome d'arte di Mr. Pickles, distrugge però l'apparente spensieratezza del format. Ed è giusto che lo faccia, poiché l'intento di Kidding è proprio quello di accostare emozioni contrastanti, per sondarne la profondità. Non c'è felicità senza dolore, non c'è evoluzione senza drastico cambiamento. Dopo una buona prima stagione, che ha visto il protagonista affondare sempre più nell'oscurità del proprio dolore, causato dalla morte del figlio, la seconda stagione affievolisce gli estremismi, portando Jeff su quello che sembrerebbe essere un cammino di redenzione. L'uomo matura con il passare di ogni episodio, spinto dai propri errori e dalla voglia sincera di fare del bene.

Non privo di difetti tipici di ogni essere umano, Jeff continua a essere genuinamente interessato alla tutela e alla felicità dei bambini, che è tuttavia impossibile da raggiungere senza incorrere in numerosi errori. L'uomo ha toccato il fondo, sfociando alla fine della prima stagione in un gesto estremo che lo costringe a rivalutare se stesso sotto molti punti di vista, soprattutto quando anche il suo storico show di pupazzi viene chiuso. Le nuove vie trovate dal protagonista per essere più vicino ai piccoli fan, da lui chiamati affettuosamente "amici", suscitano però moltissime polemiche e attirano su di lui il risentimento di alcuni genitori.

Kidding torna a nascondere tematiche di spessore dietro a un tono apparentemente spensierato. Sebbene non si percepisca quel senso di inquietudine suscitato dalla lenta discesa di Jeff nella propria personale oscurità, come nei primissimi episodi della serie, i contrasti sono ancora una tematica centrale: quello tra istinto e morale, tra immagine pubblica e privata, tra fantasia e realtà; Jeff incarna alla perfezione questa ambivalenza, ma non è il solo, poiché la serie torna ad affrontare i drammi personali dei personaggi secondari.

Con questa seconda - e purtroppo ultima - stagione, Kidding approda ad una maturazione del proprio protagonista e delle figure d'appoggio. La rabbia di Jeff e la sua incapacità di affrontare i lati più duri della realtà vengono qui sostituite da una nuova consapevolezza e da un percorso che gradualmente conduce alla serenità.

Kidding - stagione 2 Con questa seconda e ultima stagione, Kidding compie un arco di maturazione importante, sia a livello di scrittura dei personaggi che di profondi significati. Lo show per bambini di Jeff - a rischio di chiusura -, nonché l'atteggiamento stesso dell'uomo, gli consentono di trasmettere ai più piccoli messaggi importanti, complessi e difficili da accettare ma importanti per la crescita, come le emozioni. Come nella prima stagione si affrontano qui i contrasti interni dei personaggi, tra i quali spicca l'opposizione tra ciò che si vuole mostrare di sé e la propria reale interiorità, e le loro sofferenze, conducendoli gradualmente verso la maturazione e una nuova consapevolezza. Tra i tanti nomi che compongono l'ottimo cast, Jim Carrey non può che brillare per talento; capace di adattarsi con la stessa disinvoltura alle scene comiche e a quelle drammatiche. Kidding è uno show sorprendente a volte difficile da digerire, tanto zuccheroso a un primo sguardo, quanto complesso e profondo ad una più attenta analisi.

9