Kidding: la recensione della serie con protagonista Jim Carrey

Va in onda su Sky Atlantic la serie delicata e coraggiosa nata dalla collaborazione tra Jim Carrey e Michel Gondry.

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Kidding è una serie anomala, difficile da inquadrare e forse da un'emittente come Showtime non era lecito aspettarsi qualcosa di diverso, vista la sua storia di telefilm sperimentali. Non riconducibile a un genere ben preciso e capace di affrontare tematiche particolarmente delicate, questa seconda collaborazione tra il regista Michel Gondry e Jim Carrey (dopo il meraviglioso Eternal Sunshine of The Spotless Mind) è davvero un mix bizzarro, un'odissea personale e intima. Jim Carrey è tornato in forma smagliante e la più grande lode che si può fare alla sua interpretazione è quella di non vedere nel suo personaggio tracce di Ace Ventura o di Truman Burbank, del Conte Olaf o Joel Barish, ma soltanto Jeff Pickles, con i suoi tormenti e dissidi interiori. Kidding, infatti, vuole parlare quasi esclusivamente di questo, di un uomo disperato sull'orlo dell'autodistruzione, incapace di sfogare l'enorme dolore che lo accompagna e che, nonostante ciò, vuole ancora mandare messaggi di sostegno e dare una mano sincera ai più piccoli e ai loro piccoli grandi drammi.

Green Means Go

Jeff Pickles, nome d'arte di Jeff Piccirillo, è il protagonista di un celebre show per bambini in onda da quasi trent'anni. Un punto di riferimento per generazioni e generazioni di bambini, cresciuti con le sue storie, le sue canzoni, i suoi pupazzi dalle più variegate personalità in un mondo meravigliosamente giocoso e bucolico. Dietro quel taglio di capelli preciso al millimetro, dietro la sua cravatta sempre allegra e oltre il sorriso amabile si nasconde, però, una persona che sta vivendo il suo momento più buio. Conosciamo Jeff a un anno esatto dalla morte del figlio Philip (Cole Allen, interprete anche del fratello gemello), ancora in lutto, incapace di elaborare i suoi sentimenti e di dare loro una giusta voce. Il padre Sebastian (Frank Langella) non glielo vuole permettere, interessato unicamente al successo dello show e del brand che nel tempo ha costruito, poiché una puntata incentrata sulla morte farebbe scappare via il pubblico in lacrime. L'ex-moglie Jill (Judy Greer) ormai frequenta da un po' di tempo un altro uomo, mentre il figlio William sta entrando in una brutta spirale fatta di spinelli e cattive amicizie. Non sembra esserci una valvola di sfogo per Jeff, intrappolato oltretutto nel suo stesso personaggio: dolce, affabile, con un linguaggio che non si abbandona mai alla volgarità, non esiste una vera distinzione tra il protagonista di un programma per bambini e l'uomo in profonda crisi esistenziale.

Every Pain Needs a Name

Già da questa semplice sinossi si intravede la complessità di ciò che Kidding vuole affrontare, una marea di sentimenti difficili da elaborare ed estremamente tristi filtrati, però, da un linguaggio fanciullesco e innocente grazie ai diversi pupazzi che animano lo show di Jeff, creati dalla sorella Deirdre (Catherine Keener). Ne risulta un prodotto che va oltre l'elaborazione del lutto e della perdita, del riconoscimento e protezione della propria identità, del continuare tra le avversità a mandare un messaggio positivo, risultando un insieme coeso e naturale di queste tematiche, che donano varietà e impossibilità di fossilizzarsi sugli stessi discorsi o sugli stessi problemi. Kidding riesce brillantemente a tenere tutto insieme nelle sue dieci puntate, creando a ripetizione momenti e scene di una delicatezza tale da scucirvi qualche lacrima, sia per una quasi ingenua fiducia nella bontà dell'uomo e della sua capacità di perdonare che per il loro cinismo ai limiti del disumano, a seconda delle situazioni. E Jeff ne è il catalizzatore totale, un uomo come tanti in procinto di affrontare dei titani insormontabili, che possono prendere le sembianze del figlio scomparso, del padre apatico che lo controlla e lo riduce a una maschera indefinita per il vil denaro, di una sorella priva della forza e del coraggio per supportarlo. Cosa può un uomo come tanti contro questi mostri e fantasmi, se non continuamente oscillare tra speranze e attacchi di rabbia incontrollabili, tra gioie estemporanee e una crescente frustrazione?

The New You

Fin quando è in scena Jeff, Kidding sembra quindi compiere il suo miracolo con una sceneggiatura magistrale, impreziosita da un virtuosismo anche (ma non solo) registico e un modo di affrontare i problemi con una spontaneità rara. Purtroppo, si nota ben presto che si tratta di un'arma a doppio taglio: la serie creata da Dave Holstein compie senza dubbio un lavoro prodigioso sul suo protagonista e su come i suoi problemi influenzino le persone a lui care, risultando però eccessivamente Jeff-centrica e non in un'accezione positiva. Se fossero stati toccati soltanto i disagi di Mr. Pickles non ci sarebbero stati problemi, ma lo show indugia a lungo anche sulle inquiete vicende familiari di Deirdre, sulle ribellioni del giovane Will o sulle ricadute nel lutto di Jill.

Avendo a disposizione un minutaggio a dir poco esiguo, nessuna di queste di queste storie secondarie riesce tuttavia a svilupparsi adeguatamente, finendo per diventare delle aggiunte inconsistenti e superficiali, a volte persino con qualche tocco di ridicolo in un tentativo scialbo di creare dei momenti comici. Un risultato inaccettabile considerata la cura riservata a Jeff. Allora, il vero volto di Kidding è questo: un'opera meravigliosa e toccante che decide di illuminare sempre e soltanto il suo protagonista, mentre al resto del cast dedica un po' di luce incostante nei momenti (notevoli) in cui si avvicina a Jeff, scegliendo di nasconderli nell'ombra del protagonista anche quando sarebbe il loro momento di splendere.

Kidding Kidding è una serie dai due volti, quasi agli antipodi. Da una parte abbiamo l'odissea personale e intima di Jeff, intrisa di tematiche mai banali ed estremamente delicate, desiderose di trasmettere un messaggio di speranza e supporto. Questo lato è straordinario, il ritratto di un uomo dalla bontà sconfinata in un mondo in cui accadono cose crudeli, di una persona sul baratro pronta a implodere, interpretata da un Jim Carrey come non lo si vedeva da anni. L'altra faccia della medaglia, invece, è molto meno convincente, perché tenta disperatamente e incoerentemente di spalmare su un minutaggio esiguo tutti i drammi affrontati dai familiari di Jeff, senza riuscire ad affrontarli con l'attenzione che meriterebbero. La prima stagione di Kidding allora è si un ottimo punto di partenza, ma monco e a tratti ingenuo per come è stato gestito.

7