Netflix

La Casa di Carta 4: Recensione dei primi 5 episodi

Quale sarà il destino di Nairobi? Il Professore riuscirà a scoprire che Lisbona è viva? A queste domande risponderà la quarta stagione de La Casa di Carta

recensione La Casa di Carta 4: Recensione dei primi 5 episodi
Articolo a cura di

Finalmente, dopo un finale non aperto, ma spalancato, arrivano i nuovi episodi de La Casa di Carta, serie spagnola che si è rivelata un fenomeno mediatico non solo in terra d'origine, dove si è imposto nella cultura popolare contemporanea, bensì in tutto il mondo. Finalmente il pubblico, seguendo lo schema delle prime due stagioni, capirà se la banda del Professore riuscirà a fuggire dalla Banca di Spagna. Abbiamo visto in anteprima i primi episodi della quarta stagione de La Casa di Carta, dal 3 aprile su Netflix, ed ecco il responso.

Game Over... fino ad un certo punto

Nairobi è stata colpita al petto. Resta solo la speranza di contattare il Professore per vedere il da farsi, ma Sergio ha ben altri pensieri per la testa: ha sentito degli spari e ritiene che Lisbona, sua moglie, sia stata uccisa dalla polizia. Sarà Tokyo a far riflettere il Professore, il quale non è lucido quando pensa al destino della donna che ama. La ragazza gli farà capire che ha solo sentito gli spari, ma non ha visto il corpo, né la notizia è stata diffusa, per cui tutto potrebbe far intendere che Lisbona sia ancora viva.

I primi 5 episodi de La Casa di Carta 4 ci hanno riservato anche diverse novità per Tokyo, mentre il destino della banda sembra appeso ad un filo. La situazione non è delle migliori per i rapinatori, i quali, rischiano di perdere anche il favore del popolo, dopo aver lanciato un razzo ad un corazzato. Insomma, tutto sembra peggio del solito, sull'orlo della catastrofe, ma forse la minaccia peggiore è già all'interno della Banca.

Dentro e fuori dalla comfort zone

Quello che ha insegnato la terza stagione de La casa di Carta, e che viene inasprito nei primi episodi della quarta, è che, a differenza della Zecca, il colpo alla Banca di Spagna non sta andando secondo il piano, con i protagonisti ormai fuori dalla loro comfort zone.

La banda era abituata ad avere tutto sotto controllo, ora si confronta con eventi imprevedibili che si presentano nel momento più oscuro della loro impresa, ed è interessante vedere come affrontano questa situazione di crisi. I protagonisti risultano più vulnerabili, specie in un momento in cui i rapporti tra loro si sono intensificati e non sono più estranei uniti da un obiettivo, ma è proprio questo ad averli resi più deboli e più esposti al fallimento.Il tema portante dei primi episodio è proprio il dubbio, elemento che rende ancora fresca una serie che rischiava di crogiolarsi nel suo indubbio e planetario successo ed invece tenta di rinnovarsi, mantenendosi però sul sentiero più familiare al pubblico.

Lo schema narrativo, infatti, resta sempre il medesimo. Si parte da una situazione di predominanza della banda, la polizia risponde e crea una situazione di crisi e la banda deve trovare la soluzione. Il tutto con il solito pathos, l'usuale suspense ed il ritmo forsennato che ha reso la Casa di Carta il fenomeno che è diventato.

Ad intervalli intervengono dei flashback che approfondiscono le vite e le psicologie dei personaggi e, al tempo stesso, mettono in pausa la trama principale e di conseguenza i vari colpi di scena che ci riserva la sceneggiatura, aumentando ancor di più la tensione nello spettatore.

Fenomeno mediatico

La lettura mediatica del colpo colpisce ancora positivamente, perché va a criticare la capacità sensazionalistica di un certo giornalismo odierno, più interessato a fare spettacolo, dando attenzione all'aspetto esteriore degli eventi, più che al significato degli stessi. Non conta che stiano morendo delle persone, ma solo quanto questo si ripercuoterà sul consenso a favore dei rapinatori.

Stesso discorso per la polizia che vede, nella probabile morte di alcuni suoi uomini, non una tragedia, ma un'occasione per batterli. Questa prospettiva è una lieta consuetudine della serie che tende a far riflettere sull'azione dei rapinatori come atto rivoluzionario contro uno status quo cinico ed insensibile. Paradossalmente un approccio di questo tipo porta maggiori risultati alle forze dell'ordine che, con la spregiudicatezza di Alicia Sierra ed il suo piglio da inquisitore medievale riesce a mettere in difficoltà il Professore.

Il successo de La Casa di Carta non può che derivare proprio da questo paradosso etico sul quale gli autori stanno puntando anche in questi primi episodi della quarta stagione: non sono i rapinatori dalla parte sbagliata, ma uno stato che tortura, imprigiona senza motivo, mette sotto i piedi la Costituzione.

La casa di carta Sebbene l’arrivo della quarta stagione de La Casa di Carta potesse allarmare i fan su una possibile carenza di idee, la visione dei primi episodi scioglie ogni dubbio. La serie ideata da Alex Pina riesce a mantenersi su standard solidi, grazie ad un sapiente mix di novità e tradizione. Alcune interessanti trovate narrative stimoleranno la curiosità del pubblico. Per un giudizio più completo non si può che attendere le restanti puntate, ma se le premesse sono queste non potrà che essere positivo.