La Révolution Recensione: la Rivoluzione Francese con gli zombie

La nuova produzione originale francese Netflix ci riporta a fine Settecento per mostrarci le origini soprannaturali della Révolution per antonomasia.

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Dimenticate i libri di storia, perché tra le novità Netflix di ottobre c'è La Révolution, una serie che prenderà per mano lo spettatore per mostrargli gli intrighi e la realtà dei fatti che si celano dietro uno degli eventi epocali della storia dell'umanità: la Rivoluzione Francese. Una serie nella quale è forse sbagliato parlare di ucronia, in quanto non si propone di presentarci una deviazione fantastica dal corso reale della storia, quanto di pretendere di svelare una verità che nessuno ha mai raccontato.

Una verità che tinge il 1789 di sfumature soprannaturali e a tratti horror, dove un elemento action di tutto rispetto sacrifica troppo spesso la profondità tematica di questo epocale avvenimento. Aurélien Molas e François Lardenois, rispettivamente creatore e produttore della serie, hanno più volte ribadito che solo Netflix avrebbe potuto imbarcarsi in una simile impresa. Vediamo se ne è valsa la pena.

Il Sangue Blu

Se pensate di assistere a compassate scene di stampo sociale che scavano nella profondità di quella disperazione e volontà di riscatto che portò il popolo francese a ribellarsi contro l'aristocrazia e la monarchia, bene, sappiate che siete nel posto sbagliato. La Révolution si finge infatti testimonianza di una verità che non leggerete mai nei testi scolastici o nei saggi ad opera degli studiosi più illuminati. Questo perché la chiave di volta della nuova serie Netflix, disponibile dal 16 ottobre, è declinare l'inizio della fine dell'aristocrazia di Francia in chiave soprannaturale. Il protagonista della serie è Joseph Guillotin (Amir El Kacem), il futuro inventore della ghigliottina, orfano cresciuto con una passione per la medicina e un'intraprendenza che lo hanno portato non solo ad esercitare la professione medica, ma anche ad esserne un luminare, arrivando a concepire e a sperimentare "eresie" come i trapianti di organi.

La brutale uccisione di una popolana, il cui corpo viene ritrovato sbranato, dilaniato da misteriosi morsi, innesca il terrore, ma anche la curiosità di Joseph. Sarà infatti l'inizio della scoperta di una malattia che rischia di invadere la nazione, ma che nel corso della serie troverà una contestualizzazione più politica. Il "sangue blu" diverrà negli anni l'espressione utilizzata per connotare la discendenza nobiliare, ma troverà in La Révolution la sua origine oscura, perché è così viene chiamato il "morbo" che tanto minaccia l'integrità del popolo francese, per via della colorazione ematica che lo identifica.

Un concept intrigante e allo stesso tempo molto rischioso, che sacrifica quella profondità tematica e quella narrazione corale degna dei migliori romanzi di Victor Hugo. E purtroppo questo è inevitabile, in quanto La Révolution erode completamente le fondamenta delle dinamiche socio-economico-politiche alla base della Rivoluzione. O, per meglio dire, pretende di giustificarle attraverso l'elemento cospirativo di stampo soprannaturale, appiattendo la realtà storica e sacrificandola alla spettacolarizzazione.

Un vero peccato, perché una più oculata attenzione a queste tematiche in fase di sceneggiatura avrebbe permesso a Molas di creare un'opera che si sarebbe così avvicinata alla densità di Kingdom, per citare un'altra produzione Netflix che coniuga in maniera impeccabile dinamiche sociali e politiche all'horror e all'action.

Assolutismo e zombie

Come dicevamo pocanzi, sarebbe sbagliato definire La Révolution una serie ucronica. La storia non cambia, ma cambia la sua percezione. Già dalla prima scena, ambientata nel 1789 in un contesto desolato e desolante, facciamo la conoscenza di Madeleine (Amélia Lacquemant), una ragazzina che ben presto ci rivelerà cosa ha realmente portato a quell'epilogo, facendoci vivere il contrasto tra una popolazione allo stremo che medita una rivolta e una nobiltà che è disposta a tutto pur di mantenere il potere, ma che non è priva di contrasti interni. Da spettatori seguiremo infatti le vicende della famiglia del conte di Montargis (Pierre Aussedat), misteriosamente assente, del quale fa le veci il fratello Charles (Laurent Lucas), che trama nell'ombra, ma deve fare anche i conti con la maledizione di un figlio storpio, Donatien (Julien Frison).

In questo contesto si muovono le figure della stessa Medeleine, che scopriamo essere figlia del conte, affetta da strane ed inquietanti visioni, e di Èlise (Marilou Aussilloux), sorella maggiore con una cocente ferita amorosa alle spalle; due figure anticonvenzionali che faranno da ponte tra l'ubris dell'aristocrazia e la fame di libertà del popolo. Una fame contrastata da quella più concreta di sangue dei nobili che, in un gesto scellerato, puntano ad ottenere l'immortalità contagiandosi proprio con quel morbo sul quale Joseph sta indagando, che conduce ad un incontrollabile cannibalismo.

I non morti de La Révolution non sono però gli stessi ai quali ci hanno abituato serie come The Walking Dead o la stessa Kingdom. Sono veri e propri redivivi assetati di sangue, che mantengono il proprio intelletto, nonostante l'incontrollabile fame di carne umana, e ne guadagnano in forza d'animo e fisica. Una vera e propria sfida da affrontare per la popolazione, che vede nella decapitazione degli aristocratici l'unica ancora di salvezza - e non fatichiamo certo a comprendere il ruolo che avrà Guillotin nella soluzione di questo annoso problema.

Purtroppo La Révolution è una grossa occasione mancata, perché non sfrutta appieno le proprie potenzialità di scrittura, adagiandosi troppo spesso sull'elemento action a discapito di un maggiore approfondimento dei personaggi principali e secondari. Un ritmo altalenante inficiato anche da sprazzi di melodramma.

Detto ciò è encomiabile il lavoro svolto nella messinscena (paga anche il fatto di aver usato Versailles come location), con una regia che sfrutta in maniera intelligente e creativa quell'azione che tanto penalizza la narrazione, contingentando le situazioni a livello spaziale e permettendosi così di sperimentare con la fotografia e il montaggio coreografie riuscite ed incalzanti. La ricostruzione della Francia di fine Settecento è ottima e il cast dà buona prova di sé, nonostante le limitazioni di cui sopra, con un Julien Frison che domina la scena con il suo Donatien un po' troppo sopra le righe, ma comunque riuscito.

Gli otto episodi di questa prima stagione non sono però che un inizio di ciò che sfocerà in seguito nella vera e propria Rivoluzione, della quale abbiamo avuto un assaggio proprio nel prologo del primo episodio. Il finale è infatti più che aperto e necessita disperatamente del successo di questo show per dare un seguito alle vicende di Joseph e ai cliffhanger dell'ultimo capitolo. La Révolution è in grado di saziare l'appetito degli amanti dell'azione, del gore e dello splatter, che sono nel posto giusto, senza troppo pretendere dai suoi personaggi.

Se invece quello che cercate è una serie di stampo storico, che metta in scena le vicende che tutti conosciamo, con un'analisi a tutto tondo della realtà che ha portato alla conquista della libertà da parte del popolo francese, allora vi conviene dare prima un'occhiata al trailer e decidere se sia o meno il caso di lasciarsi andare alla fantasia degli autori o navigare verso altri lidi.

La Révolution La Révolution è una serie che fa dell'azione, dello splatter e del gore il suo focus primario. Con la scusa di ridisegnare in chiave soprannaturale gli eventi che portarono alla Rivoluzione Francese, la nuova produzione originale Netflix sacrifica in gran parte l'impianto storico/sociale a favore di una narrazione più leggera; un intrigo che non scade mai nell'horror puro, ma che riesce nell'intento di intrattenere, nonostante evidenti limiti di scrittura. A questo contribuisce una generosa messinscena che ricostruisce sontuosamente la Francia di fine Settecento e che sposa con cognizione di causa l'elemento action.

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