La verità sul caso Harry Quebert: recensione della miniserie

È arrivato su Sky, in doppia modalità di fruizione, l'adattamento del bestseller di Joël Dicker, con protagonista Patrick Dempsey.

recensione La verità sul caso Harry Quebert: recensione della miniserie
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Agosto 1975: la quindicenne Nola Kellergan, residente a Sommerdale nel Maine, sparisce senza lasciare traccia, e l'unica testimone oculare di un possibile sequestro di persona viene uccisa subito dopo aver allertato le autorità. Il caso viene archiviato per mancanza di prove e indizi. Autunno 2006: Marcus Goldman (Ben Schnetzer), autore newyorkese il cui primo libro è stato un fenomeno letterario, è affetto dal blocco dello scrittore e ha bisogno di un cambio d'aria. Si reca nel Maine per visitare il suo ex-professore, il noto romanziere Harry Quebert (Patrick Dempsey), ma il viaggio non dà i frutti sperati. Due mesi dopo, rientrato a New York, Marcus riceve una notizia che gli cambierà la vita per sempre: Harry è stato arrestato per l'omicidio di Nola Kellergan, il cui cadavere è stato rinvenuto vicino a casa sua...

Il curioso caso di Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert, dato alle stampe nel 2012 (in Italia nel 2013, edito da Bompiani), è il secondo romanzo dello scrittore svizzero Joël Dicker. Scritto in lingua francese ma ambientato negli Stati Uniti, il libro ha subito conquistato critica e pubblico a livello internazionale, portando a trattative per un adattamento cinematografico. È stato contattato a tal proposito il cineasta francese Jean-Jacques Annaud, il quale, dopo aver letto il testo e discusso i pro e contro della proposta con Dicker e il produttore, è riuscito a convincere entrambi che la soluzione migliore fosse una miniserie televisiva.

Miniserie che ora è arrivata in Italia, con doppia modalità di fruizione: è stata trasmessa dal 20 marzo su Sky Atlantic, dove si è conclusa il 17 aprile, ed è stata resa interamente disponibile su Sky Box Sets, sempre il 20 marzo. Per soddisfare sia gli spettatori tradizionali, abituati a una visione graduale, che quelli contemporanei, adepti del bingewatching. In entrambi i casi, si tratta di un progetto ambizioso, la cui duplice identità franco-americana è evidente soprattutto nella scelta di girare in due città del Québec, regione canadese bilingue che ha anche il vantaggio di poter essere usata per replicare ambienti statunitensi senza spendere troppo.

Indagine esanime

Al netto delle due diverse forme espressive, è difficile non pensare al lavoro che Annaud fece nel 1986 con Il nome della rosa, portando al cinema il romanzo di Umberto Eco (ironia della sorte, tra gli ospiti speciali della miniserie c'è Ron Perlman, che ai tempi interpretò il monaco Salvatore). Allora come oggi c'è di mezzo un testo di base che sotto la scorza dell'indagine cela molto di più: l'esordio di Eco nella narrativa era anche un trattato di storia, filologia e semiotica, mentre l'opera seconda di Dicker è una riflessione sulla scrittura anche a livello strutturale, con i capitoli enumerati in ordine inverso, consigli professionali (impartiti da Harry) all'inizio di ciascuno di questi ed estratti del libro di Marcus e altre opere letterarie si alternano all'intreccio principale, tra passato e presente (suggestiva anche la scelta del Maine, luogo natio di Stephen King, come ambientazione primaria).

Inevitabilmente, nonostante i tempi dilatati del piccolo schermo, le riflessioni metalinguistiche dell'autore cedono il posto all'indagine pura e semplice, allungata a dismisura con fare schematico. Annaud dice di aver preferito il formato televisivo per dare il giusto spazio ai vari personaggi, ma tale nobiltà d'intento è nullificata da una scrittura che va da una tappa narrativa all'altra senza mai veramente fermarsi per respirare, rendendo appena abbozzato anche quello che è il nucleo emotivo della storia, il rapporto tra Harry e Marcus.
Quest'ultimo non beneficia neanche dell'interpretazione di Ben Schnetzer, troppo insipido sul piano recitativo per rendere giustizia a una figura nota come "Marcus il Magnifico". Quanto al povero Quebert, il carisma di Patrick Dempsey aiuta un minimo, ma a lungo termine la curiosità sul caso si trasforma in tedio, portandoci a pensare che quasi sicuramente i protagonisti della miniserie avrebbero potuto fare un lavoro migliore. La verità è che, con la medesima impostazione e lo stesso cast, un classico thriller cinematografico di due ore avrebbe fatto meno danni al testo di Dicker.

La verità sul caso Harry Quebert Il romanzo di Joel Dicker, ammirevole fusione di poliziesco classico e riflessione metalinguistica sull'arte dello scrivere, non trova la sua traduzione migliore in questo adattamento televisivo che sacrifica i livelli di lettura più profondi per concentrarsi, in modo schematico e piatto, sull'elemento mystery. Il tutto ruota attorno alla presenza multipla, tra passato e presente, di Patrick Dempsey, carismatico ma efficace solo fino a un certo punto.

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