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Le terrificanti avventure di Sabrina: recensione della Stagione 3

La terza stagione de Le terrificanti avventure di Sabrina segna un mezzo passo falso rispetto a quanto visto in passato. Scopriamone insieme i motivi.

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Il termine salto dello squalo si usa solitamente per indicare il punto di non ritorno di una saga incapace (da un certo punto in poi) di mantenere alta l'asticella della qualità. Numerose sono le serie che, volenti o nolenti, sono incappate in questo spiacevole mood, tra cui rientra - per certi versi - anche la terza stagione de Le terrificanti avventure di Sabrina: la nuova tornata di episodi, in arrivo su Netflix il 24 gennaio, segna un piccolo passo indietro rispetto alle due ottime stagioni passate. Per scoprire nel dettaglio tutti gli elementi che hanno portato la creazione di Roberto Aguirre-Sacasa a perdere leggermente la bussola, non vi resta che proseguire nella lettura della nostra recensione in anteprima.

Io sono una Spellman, sono una strega, sono un'umana

La prima stagione de Le terrificanti avventure di Sabrina ha saputo mescolare molto bene numerosi generi tra cui l'horror, il fantastico/favolistico e il teen drama, discostandosi vistosamente dalle atmosfere solari della celebre sitcom anni '90 (con cui in realtà ha davvero pochissimo in comune) prediligendo un'impostazione stilistica più cupa e ispirata al reboot fumettistico del personaggio messo in piedi dalla Archie Comics nel 2014.

La stessa season due, seppur forse eccessivamente vicina in alcuni momenti alla retorica del girl power, è riuscita a valorizzare i numerosi punti di forza della serie, portando a compimento la macrotrama generale con il Signore Oscuro impiegato come villain principale insieme a Padre Faustus Blackwood. Ed è probabilmente l'eredità lasciata dalle due precedenti stagioni a mostrare in maniera cristallina la più grande criticità di questa - seppur godibile - nuova avventura, cioè la mancanza di una trama soddisfacente e strutturata.

I vecchi episodi sono infatti riusciti a chiudere molto bene le numerose questioni rimaste in sospeso, a partire da quella riguardante la scelta di Sabrina di diventare a tutti gli effetti una strega al servizio del Signore Oscuro.

Le nuove puntate della serie, più o meno in linea (almeno a livello stilistico) con quanto visto in precedenza, regalano però a lungo andare un senso di spaesamento per via degli innumerevoli eventi che si susseguono senza sosta. Con il Signore Oscuro ormai sconfitto e Lord Blackwood scomparso chissà dove (con oltretutto l'intera Accademia delle Arti Occulte in piena crisi), l'intero plot narrativo risulta svuotato da tutti i suoi elementi caratteristici, portando la trama generale a virare sull'ascesa della protagonista nel regno degli inferi.

Ed è forse proprio il personaggio di Sabrina (nonostante l'ottima performance di Kiernan Shipka) a diventare quello meno convincente, per via di una caratterizzazione eccessivamente stereotipata, che in alcuni momenti sfocia in scenette esageratamente infantili.

In sostanza, la voglia di emancipazione della protagonista - già ampiamente esplorata in passato - in questo terzo blocco di episodi viene portata all'eccesso, diventando perlopiù ridondante.

Il nuovo status quo di Sabrina, che la porta a diventare una delle aspiranti eredi al trono dell'Inferno, diventa quindi un punto di debolezza per l'opera, che per tutta la prima parte non riesce in alcun modo a risultare incisiva soprattutto per la mancanza di pathos (a tratti involontaria) di numerose scene chiave.

Balla che ti passa

Nonostante alcune trovate efficaci, come ad esempio la rielaborazione in salsa dark di alcuni aspetti caratteristici del mago di Oz (presenti all'inizio della serie), l'opera riesce a ritrovare davvero la propria strada solo durante la seconda metà, grazie all'avvento di nuovi nemici capaci di dare del filo da torcere ai vari protagonisti. Le numerose prove che Sabrina deve affrontare per dimostrare a tutti di essere la sola e unica persona in grado di governare gli inferi risultano in linea generale ben strutturate e capaci di rifarsi all'immaginario biblico classico (riproponendo ad esempio il momento della crocifissione di Gesù) modellandolo secondo una visione molto adatta a un pubblico young adult.

In questo vortice narrativo sabrinacentrico ne escono penalizzati i personaggi secondari, soprattutto in rapporto alla loro maturazione caratteriale: da Ambrose, relegato il più delle volte a mera spalla di Prudence (quest'ultima oltretutto trasformata in un'improbabile strega-guerriera armata di spada), fino al drastico cambiamento di Blackwood, in vari casi si è cercato di puntare sul mero sensazionalismo piuttosto che su una lenta, graduale e coerente maturazione psicologica dei comprimari.

Oltre ai personaggi legati al mondo occulto, partendo da Nicholas Scratch e Dorian Grey per arrivare al Signore Oscuro, a non brillare particolarmente a livello introspettivo sono anche gli amici umani di Sabrina, con Harvey, Rosalind e Theo che vengono privati dello spazio che meriterebbero.

Ottimo, invece, il ruolo svolto dalle zie Hilda e Zelda (interpretate rispettivamente da Lucy Davis e Miranda Otto), capaci di salvare l'intera serie grazie alla loro dirompente presenza scenica. Soddisfacente anche Michelle Gomez nei panni di Lilith.

Tra gli elementi meno riusciti della produzione non possiamo non segnalare i momenti musical (che però fortunatamente compaiono in numero esiguo), fuori contesto e ammantati - nessuno escluso - da una messinscena non all'altezza degli standard della produzione.

In definitiva possiamo quindi dire che le nuove avventure vissute da Sabrina, pur risultando un prodotto di buon intrattenimento, segnano un vistoso passo indietro rispetto a quanto visto in passato, soprattutto per via di una struttura narrativa incapace di focalizzarsi su una direzione precisa ma, anzi, eccessivamente schiava di continui cambi di fronte e colpi di scena improbabili.

Le terrificanti avventure di Sabrina La terza stagione de Le terrificanti avventure di Sabrina segna, purtroppo, un mezzo passo falso per la serie Netflix. L'opera, al momento, si trova davanti a un vero e proprio bivio: continuare con la formula vista in questa nuova tornata di episodi oppure tornare alle origini, provando a focalizzarsi maggiormente sui punti di forza della produzione. Ai posteri, ovviamente, l'ardua sentenza.

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