Legacies 2: recensione della seconda stagione in onda su Sky

Dopo aver visto i sedici episodi della seconda stagione dello spin-off di "The Originals", siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo di "Legacies".

recensione Legacies 2: recensione della seconda stagione in onda su Sky
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La prima stagione di Legacies, lo spin-off legato all'universo di The Vampire Diaries e The Oringinals, ha saputo in qualche modo dire la sua, affermandosi come un prodotto complessivamente riuscito e di buon livello, seppur lontano da quell'attenzione mediatica decisamente più centrale e ingombrante nei suoi capostipiti. Grazie ad una formula di base decisamente diversa da quella delle opere precedenti, gli sceneggiatori, capeggiati dall'ormai immancabile Julie Plec, hanno saputo confezionare un prodotto fresco, intrigante, ma soprattutto caratterizzato da uno stile del tutto nuovo, capace in qualche modo di onorare il passato, prendendosi però la briga di riscrivere il presente e il futuro.

Dopo la prima stagione, che aveva avuto l'onere di fungere da gigantesco capitolo introduttivo, lo show di CW, con la seconda tornata di episodi, era chiamato a confermare quanto di buono visto in precedenza, portando così avanti l'eredità di un brand tutto sommato apprezzato e caro a tantissimi spettatori.

E così, dopo aver macinato tutti i capitoli di questa seconda tornata - che rappresenta solo una delle tante uscite Sky di maggio -, siamo pronti a tirare le somme su questi sedici nuovi episodi che, così come l'anno scorso, chiudono la stagione con un cliffhanger discretamente intrigante, che rimanda il tutto ad un terzo inevitabile ritorno della bella Hope Mikaelson e degli altri alunni della scuola per ragazzi "speciali" gestita dal buon vecchio Alaric Saltzman.

Trama

La seconda stagione dello show riprende il discorso lasciato in sospeso dodici mesi fa, ricordando però agli spettatori che non tutto è esattamente al suo posto. Nel finale della prima abbiamo infatti assistito al sacrificio della bella protagonista Hope (Danielle Rose Russell) che ha donato la propria vita per salvaguardare i propri cari e per placare la divagante ascesa dell'oscurità, impersonata dal temibile Malivore e dai suoi servitori - in primis suo "figlio" Ryan (Nick Fink) -, cancellandosi di fatto dal corso della storia, in modo apparentemente irrevocabile.

Di Hope, in sostanza, nessuno ha il benché minimo ricordo, nemmeno lo stesso Alaric (Matthew Davis), praticamente un padre per la giovane, o le due "sorelle" acquisite Lizzie (Jenny Boyd) e Josie (Kaylee Bryant), figlie del professor Saltzman (decisamente uno egli elementi focali dell'intero show). L'unico a conservare qualche reminiscenza della bella Mikaelson è Landon (Aria Shahghasemi), il suo primo grande amore che, legato in qualche modo a Malivore, ha inconsciamente mantenuto uno sbiadito ricordo della sua amata.

Inutile dirvi che la prima parte di stagione ruota proprio intorno ad Hope, intrappolata insieme al suo grande nemico Ryan nell'Oscurità, e al suo tentativo di liberarsi da una condizione di non vita insopportabile ed alienante. Al contempo, però, nuove minacce si affacciano all'orizzonte e il Liceo Salvatore è ancora una volta epicentro di una guerra tra le forze del bene e quelle del male, la cui personificazione ha lo sfigurato e spaventoso volto del Negromante (Ben Geurens), la cui sete di rivalsa e di potere si riversa con ferocia sul mondo con una velocità a tratti inarrestabile.

L'amore, uno dei temi da sempre cari alla Plec - e in generale uno dei più ricorrenti all'interno di produzioni simili -, è una variabile importante in questa stagione e diventa la forza principale per far sì che la stessa Hope riesca a tornare non soltanto alla vita di tutti i giorni, ma anche nella mente di tutti coloro che ne avevano perso le tracce; il tutto in modo complessivamente credibile e ragionato.

Le buone notizie sono però rapidamente destinate a lasciare il campo a nuove tragedie. Un'imminente minaccia, per certi versi ben più oscura di quella rappresentata dal Negromante, getta nel caos la ritrovata "pace" degli studenti e dello stesso Alaric, attaccando con forza uno dei punti deboli più evidenti: il rapporto tra Lizzie e Josie e il loro infausto destino, figlio della loro discendenza dalla Congrega di Gemini.

Il finale di stagione, però, è ancora una volta dedicato ad Hope e Landon, quelli che definiremmo i principali protagonisti dello show, la cui esistenza viene nuovamente messa in bilico, rimandando il loro destino alla prossima stagione, prevista indicativamente per il mese di ottobre.

Uno per tutti...

In ogni caso, pur essendo molto conservativa rispetto al passato, questa seconda stagione di Legacies è riuscita a portare nello show una buona dose di novità, rappresentate fondamentalmente da una narrazione più ampia e, soprattutto, da un cast più ricco, la cui gestione appare ora nettamente più mirata.

Sia chiaro, i protagonisti rimangono comunque sempre gli stessi, ma, rispetto alla prima stagione, è evidente quanto gli sceneggiatori abbiano deciso di dare maggior lustro al supporting cast, abbandonando così definitivamente quella sensazione di sistema "Hopecentrico".

In questo contesto spiccano, su tutti, i personaggi di Lizzie e Josie, sicuramente molto importanti anche in passato, ma che qui vedono i propri ruoli ampliati e arricchiti sensibilmente. L'evoluzione morale delle due è un tema ricorrente della serie e, tra sbagli, tradimenti, ripensamenti e sacrifici, le due giovani compiono un percorso di maturazione lento e credibile, che porta entrambe ad assumere quasi una nuova identità, nel bene e nel male.

Lo stesso discorso riguarda gli altri comprimari, tra i quali svetta incontrastato Milton "MG" Greasley (Quincy Fouse), da sempre segretamente innamorato di Lizzie e deciso più che mai a rubare non solo il suo cuore, ma anche la scena. Il nuovo MG, più sicuro di sé e più coraggioso, si avvicina a poco a poco a Lizzie, diventando quasi il principale stimolo della giovane, sempre più convinta dalla forza d'animo del vampiro, le cui origini risultano più strazianti e complesse di quanto potrebbero sembrare.

Anche Kaleb (Chris Lee), Rafael (Peyton "Alex" Smith) e Jed (Ben Levin) assumono qui un ruolo decisamente più continuativo e meno volatile che in passato, approfondendo ulteriormente quello che è il background narrativo di un vasto numero di comprimari - specie per quanto riguarda Rafa, il buon vecchio lupo "maledetto" - sempre più centrali nell'economia dello show.

Questa nuova stagione, comunque, non si limita a limare e ad approfondire quelli che sono i ruoli già presenti nella serie, ma riesce ad introdurne altri, seppur meno intriganti. Pensiamo ad esempio al simpatico Wade (Elijah B. Moore), lentamente investito di un ruolo sempre più rilevante, al punto da dedicargli quasi un episodio intero, o alla bella Alyssa (Olivia Liang), una sorta di antagonista, indirizzata poi verso un percorso di "redenzione" tutt'altro che semplice.

A chiudere la lista delle nuove interessanti aggiunte ci pensano due vampiri molto affascinanti: Sebastian (Thomas Doherty) e Jade (Giorgia Whigham), i quali, tenendo fede allo status di belli e dannati, portano allo show una ventata d'aria fresca. Inoltre, nel caso del bel vampiro millenario, gli sceneggiatori riescono a sfruttare il personaggio per offrire allo serie quello che un po' mancava, ossia una storia d'amore quasi impossibile, ma allo stesso tempo frizzante ed entusiasmante.

Il quadro complessivo funziona

La seconda stagione di Legacies cerca di prendere le distanze della prima, per quanto concerne il ritmo e il mood generale, e per certi versi ci riesce, portando sullo schermo una tornata di episodi contraddistinti da un ritmo più pacato e da una vena riflessiva ed introspettiva più marcata.

Pur senza negare un piccolo passo indietro relativo all'antagonista - il Negromante non risulta quasi mai un avversario tanto solido da reggere il peso del suo stesso ruolo - ci sentiamo di premiare la nuova direzione, che cerca di abbandonare le situazioni tipiche degli show di genere vampiresco, provando a spingere l'acceleratore su temi diversi.

Troviamo infatti poche storie d'amore strappalacrime, con un accento più marcato sul valore della famiglia e dell'amicizia; poco combattimento e tanta ricerca. Mentre sul fronte degli effetti speciali - seppur di discutibile livello -, si nota una gestione più parsimoniosa, volta a donare alla serie un piglio più "umano" e meno soprannaturale. Ne conseguono, dunque, sedici episodi discretamente interessanti e di buon auspicio per il futuro del franchise, grazie soprattutto al cliffhanger finale.

Legacies - Stagione 2 La seconda stagione di Legacies ci ha complessivamente convinto. La nuova direzione data allo show riesce a migliore quasi sotto tutti gli aspetti la già discreta prima stagione, andando ad ampliare e perfezionare tutto il comparto narrativo, che attinge a piene mani da un universo ricco di spunti d’interesse, come quello dei romanzi di Lisa Jane Smith. Va comunque detto che Legacies ha ormai ben poco da spartire con le serie principali ispirate al lavoro della scrittrice. Se siete appassionati del genere, insomma, apprezzerete non poco le vicende di Hope, Lizzie, Josie, Landon e di tutti gli altri, a patto però di passare oltre la mancanza di un antagonista veramente valido e la presenza di alcuni episodi leggermente più lenti di altri. Inoltre, la scelta di rendere il tutto meno dinamico e più ragionato potrebbe non piacere a tutti.

7.2