Little Voice Recensione: una piacevole dramedy su Apple TV+

Little Voice è una dramedy piacevole e a tratti estremamente coinvolgente, forse persino sorprendente. Ma compie qualche ingenuità di troppo.

recensione Little Voice Recensione: una piacevole dramedy su Apple TV+
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It's just my little voice that I've been missing, così canta Sara Bareilles nell'intro di Little Voice, serie Apple - in uscita il 10 luglio - per cui ha composto delle musiche originali oltre che a fungere da produttrice esecutiva. Mai parole furono tanto pertinenti, poiché condensano in pochissimo spazio e tempo ciò che questa piccola ma squisita dramedy vuole raccontare: semplicemente prendere spaccati di vita di alcune persone e renderli nella maniera più genuina possibile. Non importa che il focus sia sulla carriera musicale di Bess (Brittany O'Grady), sulle vicende sentimentali e familiari della sua migliore amica Prisha (Shalini Bathina) o sulla complicata vita adulta di suo fratello Louie (Kevin Valdez), il denominatore rimane sempre il trovare la propria voce, un posto nel mondo che sia adatto a noi.

Un impasto che dà vita ad un prodotto profondamente godibile, capace di creare un coinvolgimento emotivo da applausi e persino di limitare certi difetti ormai endemici nel genere. Al prezzo però di mostrare un po' troppo il fianco sul versante narrativo, vi spieghiamo il perché.

Tra un pianoforte e una chitarra

In Little Voice ogni cosa ruota intorno a Bess, talentuosa cantautrice in erba vogliosa di farsi conoscere nel panorama musicale. Ed in effetti, almeno sulla carta, sembra che nulla possa andare storto: ha un innato talento nello scrivere e comporre canzoni, suona diversi strumenti, ha una voce delicata ed al contempo potente. A frenarla è solo una radicale ansia da palcoscenico, dovuta ad un'esibizione in cui è stata continuamente derisa da un pubblico molesto. Ogni certezza e fiducia in sé stessa in quel momento è crollata, rimpiazzata dal terrore che tutti gli sforzi per raggiungere il suo obiettivo possano infine risultare vani.

Un blocco psicologico che appare quasi impossibile da superare, nonostante gli amici e i consigli del padre, anche lui cantante. Nelle dramedy, in fondo, non serve chissà quale corposo nucleo narrativo, non si sente il bisogno di portare su schermo un intreccio strutturato ricco di colpi di scena. Ciò che conta sono solamente i personaggi e le loro lotte e Little Voice centra chirurgicamente questo obiettivo.

L'empatia che è quasi impossibile da non provare nei confronti di Bess è onnipresente, dai suoi gesti fino all'arredamento della casa. Basta davvero vederla scribacchiare tristemente due parole sul suo taccuini circondata dai cani che deve portare a passeggio per comprenderla e simpatizzare con lei. E il motivo non potrebbe essere più banale: la sua lotta è la nostra lotta, quel sentimento di ansia misto a voglia di fare che ci colpisce un po' tutti nel momento in cui bisogna decidere cosa fare nella vita.

Probabilmente il rischio più pressante era quello di rendere Little Voice fin troppo di nicchia, cioè trasformarlo in qualcosa d'impatto solo per chi gravita nel mondo della musica. Una settorialità evitata grazie ad una sontuosa genuinità e realtà delle situazioni nonché dei dialoghi, riuscita al punto da costringere lo spettatore a vivere con Bess, a soffrire nei momenti bui e nei rifiuti e ad esplodere di gioia in quelli luminosi.

Volere di più

Ma il piccolo tocco di genio della nuova proposta Apple è la gestione dei personaggi secondari, il tallone d'Achille del genere. Accadeva parzialmente in Fleabag, accade tutt'ora in After Life e Ramy, è difficile far convivere altri personaggi ben caratterizzati e con propri archi di sviluppo vicino a protagonisti talmente ingombranti, centrali e carismatici.

Capiamoci, la stessa cosa accade in Little Voice, non si può paragonare la meticolosa costruzione psicologica di Bess con, ad esempio, Prisha o il suo chitarrista Samuel (Colton Ryan). Ma almeno c'è un tentativo, anche discretamente realizzato, di limitare un simile difetto, destinando spazi appositi per queste figure di contorno in momenti in cui la storia di Bess necessita di un attimo per respirare. Ed ecco che fuoriesce in particolar modo la lotta di Prisha, la paura nel dover rivelare ai genitori la sua vera sessualità. Insomma, tra le pieghe del one man show di Bess si notano delle finezze interessanti per dare un'ampiezza tematica diversa a Little Voice, una varietà che non può far altro che bene.

Tutto questo meraviglioso senso di genuinità - che speriamo vivamente di riscontrare in altre opere simili - non può tuttavia tappare ogni falla di un comparto narrativo che appare zoppicante, pur nella sua semplicità. Ed è proprio tale semplicità a rappresentare la mancanza più marcata di Little Voice: ci sono determinati passaggi descritti con una banalità e povertà eccessiva. È comprensibile la scelta di non voler appesantire troppo le vicende in sé, d'altronde l'intento degli sceneggiatori era ben altro.

Al contempo pensare di girare un video musicale senza alcun tipo di preparazione o scouting delle location, farlo in pratica senza neanche pensarci per promuovere Bess, è una soluzione forzata e quasi ridicola che sfida in maniera preponderante la sospensione dell'incredulità - e accade in diversi momenti della stagione. Basta a rovinare un prodotto comunque di buona, a tratti ottima, fattura? Ovviamente no, ma deve servire come campanello d'allarme perché si può fare ancora di meglio.

Little Voice Little Voice è un esordio molto interessante, sotto diversi punti di vista. In quanto dramedy non sbaglia neanche una virgola sulle componenti fondamentali: Bess è un personaggio costruito magistralmente e con cui è impossibile non simpatizzare e soprattutto è presente una dose di genuinità e naturalezza, sia nelle situazioni che nei dialoghi, da applausi. A tratti guardare le puntate di questa prima stagione è davvero uno spettacolo. Inoltre, si riesce anche a dare un giusto spazio ai personaggi secondari, inseriti perfettamente in momenti in cui la storia di Bess doveva prendere un attimo di pausa e respirare. Little Voice ha in sostanza un'unica grande pecca rappresentata dal comparto narrativo. I tentativi di Bess di trovare la propria voce e di farsi strada nel mondo della musica sono da un lato emotivamente straordinari ma dall'altro di una povertà e banalità spiazzanti sul versante narrativo. Una semplicità che sicuramente gli sceneggiatori volevano ricercare, uscita però troppo preponderante. Nonostante ciò, la solida base resta, non c'è dubbio.

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