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Locke & Key 2 Recensione: potenziale sprecato?

La casa più affasciante di Netflix ci conduce alla scoperte delle chiavi sussurranti mancanti, tra teen drama e attori di spessore.

Locke & Key 2 Recensione: potenziale sprecato?
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Non tutti i segreti sono fatti per essere rivelati alla luce, ma è anche vero che il desiderio recondito di ognuno di loro è uscire dall'ombra. Locke & Key 2 desidera proprio questo, proponendo una formula nuova e apparentemente accattivante. La prima stagione aveva sedimentato interesse e curiosità negli appassionati degli horror fantastici, ma troppe domande ingombravano la mente, come scrivevamo nella nostra recensione di Locke & Key. Dalla morte prematura del padre, i fratelli Tyler, Kinsey e Bode hanno dovuto ambientarsi in Massachusetts per rincominciare una vita serena, ma a contatto con le ineffabili memorie paterne.

La dimora di famiglia, la Key House, è così diventata il malinconico e sinistro custode dei ricordi di famiglia, oltre che il teatro di una storia dalle antiche radici. La famiglia Locke non è solo atipica per il destino avverso che ne ha scosso l'albero genealogico, ma è portatrice inconsapevole di un fardello che odora di macabra magia.

Il successo dello scorso anno ha poi fatto ben intendere che un secondo round non sarebbe stato solo doveroso, ma imperativo per il pubblico. Sarà stata capace l'opera di mantenere alta l'asticella dell'attenzione o sono stati vanificati gli sforzi della prima parte? Vi ricordiamo che Locke & Key 2 è disponibile su Netflix e, prima di addentrarvi nella recensione, vi suggeriamo una lettura fugace delle nostre prime impressioni su Locke & Key 2.

Sangue demoniaco

L'intelaiatura narrativa di Locke & Key 2 si inerpica subito oltre la montagna dell'immaginifico eretta nella prima stagione. Se ad ora abbiamo fatto fatica a digerire la presenza di chiavi dal potere impossibile, l'opera osa ancora di più. Nei meandri della Key House sibilano nuovi potenti strumenti o indizi sulla presenza di un segreto ancora sopito.

I tre fratelli ne avvertono la presenza e capita che la casa faccia echeggiare il richiamo di una chiave ancora dormiente. L'aspetto più convincente della narrativa è difatti questa parvenza di caccia al tesoro, che ci permette di curiosare tra le varie stanze. Come mai c'è la testa di un animale gigante? Come fanno certi oggetti a contenere le chiavi per così tanto tempo? Perché si odono i sussurri? Si ha l'impressione che tale potere sappia mascherare benissimo i suoi limiti e rivelarsi solo quando intende farlo.

Nel bene e nel male, i ricordi del defunto padre e gli scorci domestici inesplorati sono ciò che ci incolla morbosamente davanti allo schermo. Nell'incipit della trama veniamo anche a conoscenza dell'età della casa e dei periodi storici che ha osservato silenziosamente. In particolare si fa riferimento all'era in cui degli spregevoli soldati depredavano la sua gente. Il male degli uomini nelle giubbe militari non ha tardato poi a confrontarsi con l'incubo dell'impossibile. Una caverna dà loro rifugio durante una fuga improvvisata, ma un portale demoniaco decide di spalancarsi per invadere la realtà.

L'unica cosa che però trapasserà il siderale baratro bluastro al suo interno sono delle pallottole di metallo sussurrante. Oggetti tanto piccoli da incarnare la rabbia infernale di esseri sconosciuti, ma anche capaci di soddisfare i desideri più intimi dell'animo umano. Viene così data la possibilità di forgiare oggetti in grado di plasmare il destino, ma a quale prezzo? La ricompensa vale il pericolo di scomodare entità così spregevoli?

Dimenticare la magia per abbracciare il teen drama

Laddove la trama cerca affannosamente un pretesto per miticizzare il racconto, il suo andamento non rende giustizia al lavoro svolto. Puntare sull'aspetto storico condisce di sana curiosità l'origine delle chiavi, ma è una scelta narrativa che viene ripresa a singhiozzi. Gli episodi si perdono in un lento teen drama, spesso fine a se stesso, senza vere e proprie ripercussioni sugli eventi principali.

Se da un lato c'è un'attenzione nel chiudere dignitosamente delle domande aperte nella prima stagione, dall'altra ci si perde in sequenze che sembrano voler dare un tono più adolescenziale all'opera, ignorando la sua vera essenza. L'aspetto incantato e la resa della magia sullo schermo riescono ad affascinare nella loro semplicità, pur senza guizzi di genialità . Entrare nella mente dei protagonisti con la "chiave testa" o far perdere le proprie tracce con la "chiave ogni-dove" è comunque un piccolo spettacolo, bisogna ammetterlo.

Contribuisce una solida recitazione da parte del cast, che riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore, pur senza bucare per forza lo schermo. Apriamo anche una parentesi doverosa sulla partecipazione di Branden Hines, che forse ricorderete per Lie to Me, e diciamo che il ruolo del cercatore di verità gli calza sempre a pennello. La gestione degli spazi scenici è soddisfacente ma, al di là di qualche area spoglia e tetra, l'odissea dei Locke è costellata di location che hanno il retrogusto di già visto, riducendo drasticamente l'interesse dello spettatore sul lungo periodo. Su una cosa è però impossibile controbattere: i luoghi tradizionali della famiglia conservano un fascino imperituro.

Locke & Key 2 Il triste destino di Locke and Key 2 si esaurisce in una serie di promesse inanellate e solo parzialmente rispettate. Le premesse dell'opera volgevano lo sguardo a una trama di storia e sangue, che poi si tramuta in tutt'altro. Sebbene ci sia una cauta intelligenza nel dissipare i dubbi esposti nella prima stagione, la serie cerca di ammaliare lo spettatore con delle pillole di teen drama che alla lunga possono risultare indigeste. L'andamento narrativo risente di tali decisioni e dà l'impressione di essere un prodotto con delle potenzialità inespresse. La presenza di un cast d'eccezione riesce ad intrattenere e a coinvolgere senza troppa fatica, ma ci aspettavamo una gestione più spettacolare dei poteri occulti della famiglia Locke. La Key House troneggia nella scenografia come un sontuoso palazzo gonfio di misteri e beltà che sarà difficile non vedere per un altro anno almeno. Una stagione che vanta intenzioni succulente, dunque, che però vengono diluite in una sceneggiatura poco accattivante, nonostante la follia sussurrante delle chiavi mantenga intatto il loro fascino minaccioso.

7