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Locke & Key Recensione: la nuova serie Netflix dai fumetti di Joe Hill

Un adattamento fortemente focalizzato sui personaggi, spesso superficiale ma comunque appassionante grazie al materiale originale di Joe Hill.

Locke & Key Recensione: la nuova serie Netflix dai fumetti di Joe Hill
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"Welcome to Lovecraft", recita il titolo del primo albo della splendida Locke & Key di Joe Hill e Gabriel Rodriguez, e già all'inizio ci dà una precisa misura delle atmosfere e delle ispirazioni che vi si possono rintracciare all'interno. Iniziata nel 2008 e guadagnatasi un suo importante bacino di appassionati in poco tempo, il fumetto mistery horror ideato dal figlio di Stephen King si è subito rivelato estremamente coinvolgente e immediatamente appagante, tanto per i contenuti e gli intrecci intessuti da Hill, quanto per il ricco e virtuoso tratto di Rodriguez.

Non è un caso che fosse ormai in programma dal 2011 un adattamento televisivo dell'opera, che passato da un'emittente all'altra e cambiando diversi autori (per un po' era a bordo anche Scott Derrickson di Doctor Strange), alla fine ha trovato in Carlton Cuse (Lost, The Strain), Meredith Averill (Hill House) e in Netflix la propria finalizzazione. Non lo nascondiamo: il risultato non è dei più soddisfacenti, purtroppo, perché la trasposizione di Locke & Key perde molto del fascino e della visceralita dell'opera originale, cercando di fare quello che Netflix richiede sempre più spesso alle sue produzioni: accontentare tutti o - nel dubbio - la maggior parte, i casual viewers, gli spettatori disinteressati. Ma procediamo con ordine nell'analisi di questa nuova e a suo modo intrigante serie originale della piattaforma streaming, in uscita il 7 febbraio e di cui abbiamo potuto vedere tutti gli episodi in anteprima.

Una chiave per tutto

La storia di Locke & Key segue la vita della famiglia Locke, composta dalla madre Nina (Darby Stanchfield) e dai tre fratelli Tyler (Connor Jessup), Kinsey (Emilia Jones) e Bode (Jackson Robert Scott). Dopo il tragico omicidio del padre avvenuto pochi mesi prima, i quattro decidono di trasferirsi nella residenza ancestrale dei Locke a Matheson, nel Massachusetts, così da dimenticare quanto successo e tentare di voltare pagina. Una volta giunti sul posto ambientarsi è più facile del previsto, dato che ogni abitante della cittadina costiera sembrerebbe conoscerli a causa del tragico evento. Il fragile ma coraggioso Tyler entra presto nelle grazie degli "sportivi" del liceo, divenendo immediatamente popolare al contrario della sorella Kinsey, introversa e piena di paure, e proprio per questo subito avvicinata dal gruppo più strambo della scuola, appassionato di cinema e di Tom Savini, storico truccatore americano da cui prendono anche il nome, "I Savini".

Sono nerd, sono brillanti e non vedono immeditamente la ragazza di buon occhio, almeno non quanto Scot (Patrice Jones), il leader del gruppo che si innamora subito di Kinsey. Mentre a scuola si cominciano a creare legami cercando di dimenticare il passato, nella magione dei Locke accade però qualcosa. Bode, il fratello minore, comincia a sentire una voce che dice di essere la sua Eco, e di provenire dall'interno di un pozzo chiuso all'interno di un mausoleo nella proprietà .

Questa gli spiega che la casa è piena di chiavi capaci di fare cose straoardinarie: viaggiare istantaneamente da un luogo all'altro, entrare nella testa delle persone, aggiustare qualsiasi cosa. Bisogna solo saperle trovare e per farlo bisogna saper ascoltare. Ed è così che prima Bode e poi il resto della famiglia entrano in contatto con lo straordinario segreto dei Locke, estasiante e pericoloso, capace di ribaltare completamente la verità dietro l'omicidio del padre e della loro presenza a Matheson.

Lost in translation

Ha pochi alti e diversi bassi, questa trasposizione "generalista" di Locke & Key. Quando Hill intitolava il primo volume del fumetto "benvenuti a Lovecraft", voleva dare un'idea precisa del richiamo di quelle fascinazioni malate e brutali, presentandoci in sostanza la sua opera nell'immediato, anticipando un po' le sensibilità del racconto e il peso che queste avrebbero avuto nei disegni.

Il fatto di aver dunque abbandonato completamente Lovecraft in favore dell'anonima Matheson è di per sé già un tradimento o una trovata superficiale, ma è proseguendo lungo i dieci episodi della prima stagione che scopriamo che di lovecraftiano, mistico, tenebroso o affascinante, la serie ha ben poco. Colpa di un venefico e martorizzante modello a là Riverdale o Sabrina, a dire il vero, la cui ricetta prevede scialbe tematiche teen drama senza particole peso qualitativo, toni ridotti a una barbarie strutturata ma mai realmente inquietante o personaggi che non arrivano mai al cuore dello spettatore. Questa Locke & Key risulta soprattutto problematica per l'impietoso confronto con il fumetto originale, di cui non solo perde molti valori contenutistici importanti ai fini della narrazione, ma non rispetta neanche l'anima degli splendidi disegni di Gabriel Rodriguez, ricalcandolo con una messinscena fedele ma senz'anima, fredda e asettica nel modo sbagliato, anche se ci sono dei momenti visivamente molto validi.

Sorvolando su di un comparto tecnico spesso non all'altezza delle potenzialità del fumetto, interessante è il modo in cui si è deciso di gestire i poteri delle chiavi per adattarli ai toni della trasposizione. Con la Head Key, ad esempio, in originale si scrutava direttamente all'interno della testa di chi utilizzava la chiave, che si ritrovava il cranio letteralmente scoperchiato, permettendo ai presenti di sbirciare al suo interno. Nella serie è stafo invece trovato un modo ugualmente interessante ma meno "macabro", cioè quello di creare una porta attraverso cui entrare nella mente del soggetto per manipolarla o visitarla a piacimento.

Ci sono poi la Chiave Gira Mondo, quella Specchio e quella di Fuoco, ma non vi riveleremo noi il loro potere e l'influsso che avranno sui nostri protagonisti.
Possiamo lasciarvi suggerendovi di dare una possibilità a Locke & Key senza troppe pretese, accettando gli alti e i bassi della serie come se foste su delle montagne russe non particolarmente entusiasmanti, sperando che al prossimo giro si possa fare di meglio.

Locke & Key Locke & Key si aggiunge alle numerose trasposizioni di Netflix tratte da fumetti di culto. Purtroppo l'operazione di adattamento della serie di Joe Hill e Gabriel Rodriguez non può dirsi pienamente riuscita, poiché la serie TV ideata da Carlton Cuse e Meredith Averill rinuncia alle atmosfere "malate" dell'opera originale confezionando un prodotto molto più vicino al teen drama, pensato per un pubblico più ampio. Resta una produzione ampiamente sufficiente dalla quale, però, ci aspettavamo molto di più. Le premesse sono tutto sommato positive in vista di un'eventuale seconda stagione.

6.5