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Loki Recensione: prime impressioni sulla serie con Tom Hiddleston

Abbiamo visto in anteprima due episodi di Loki: la scommessa sembra vinta, il Dio dell'Inganno di Tom Hiddleston convince alla grande.

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Lo avevamo lasciato a seguito di una delle sequenze più strazianti di Avengers: Infinity War (se volete rileggerla, la nostra recensione di Avengers Infinity War è a uno schiocco di dita cosmiche da voi), proprio quando stavamo iniziando a conoscere un nuovo Loki. Da emarginato a villain, poi alleato, infine fratello e martire. Il personaggio interpretato da Tom Hiddleston ci aveva detto addio all'apice del suo percorso evolutivo, e mai avremmo pensato (almeno nel 2018, all'epoca del confronto finale tra Thanos e gli Avengers) di rivederlo in una serie TV a lui dedicata, per giunta così stravagante.

Abbiamo visto in anteprima i primi due episodi di Loki e ad embargo scaduto possiamo finalmente raccontarvi com'è il terzo show televisivo targato Marvel Studios. Ve lo diciamo subito: sì, Loki ci ha convinti in positivo e la sensazione è che il talento creativo di Kevin Feige e soci possa nuovamente esplodere in un prodotto atipico nello stile di WandaVision (e a questo punto, come potremmo non riproporvi la nostra recensione di WandaVision?).

Un altro Loki

Prima di cominciare è giusto fare le dovute premesse, aiutandovi a rimettere insieme i pezzi di un mosaico immenso come l'universo cinematografico Marvel. La serie ideata da Michael Waldron racconta le vicende di "un altro" Loki, perché il Dio dell'Inganno che abbiamo conosciuto attraverso i tre film di Thor e gli Avengers - fino alla sua toccante parabola di sacrificio nei minuti iniziali di Infinity War - è per l'appunto deceduto e, almeno per adesso, non sembra essere nei piani un suo clamoroso ritorno nella continuity principale. Questo Loki appartiene ad un'altra linea temporale, quella del 2012 in cui Tony Stark e i suoi compagni hanno viaggiato indietro nel tempo per recuperare la Gemma dello spazio racchiusa nel Tesseract subito dopo la celebre battaglia di New York. All'epoca, come mostrato durante Avengers: Endgame, l'incursione dei Vendicatori in una timeline del passato ha provocato un bel paradosso: a causa di un malinteso, infatti, il cubo azzurro è tornato nelle mani del fratello di Thor, che ha approfittato della confusione provocata da Iron Man e Hulk per fuggire chissà dove.

I minuti iniziali di Loki riprendono proprio la sequenza della fuga del Loki del 2012, che però ha vita breve. L'asgardiano viene infatti intercettato da alcuni misteriosi agenti, che lo mettono subito fuori combattimento al cospetto della TVA. Subito veniamo introdotti alle nozioni fondamentali per approcciare il nuovo serial televisivo di Disney+: la TVA è un'organizzazione che opera al di fuori della giurisdizione temporale e cosmica canoniche con l'obiettivo di monitorare il corretto svolgersi del continuum temporale.

Compito della TVA è quindi proteggere il tempo dalle cosiddette "Varianti", cioè individui che deviano dal percorso stabilito dalla propria timeline causando caos e paradossi nell'universo. Il nostro dio dell'inganno, essendo scampato al destino che lo aspettava (essere imprigionato ad Asgard con tutto ciò che ne sarebbe conseguito), è insomma diventato una Variante, e in quanto tale è costretto ad un'esistenza di prigionia nella dimensione atemporale della TVA. Eppure, alla fine, non tutto è perduto per Laufeyson.

A spasso nel tempo

Un agente chiamato Mobius M. Mobius, interpretato da un ottimo Owen Wilson, decide di avvalersi dell'aiuto di Loki stesso per fermare alcune gravi anomalie temporali che stanno colpendo diverse epoche del continuum. In questa sede non vi sveleremo troppo sulla natura della minaccia e degli antagonisti con cui la TVA avrà a che fare, ma vi basti sapere che le sorprese e i riferimenti fumettistici non mancheranno di certo.

Com'è, dunque, il primo impatto con Loki? Le sensazioni che ci hanno lasciato i primi due episodi sono assolutamente positive, perché ancora una volta i Marvel Studios ci hanno dimostrato di aver confezionato un prodotto diverso e atipico. C'è un solo elemento riconoscibile nella serie diretta da Kate Herron, ed è quell'umorismo tipico delle produzioni targate MCU, una comicità che però rimane pungente e dinamica nel corso dei primi due episodi senza mai stancare davvero.

Questo perché, a livello di scrittura, le due puntate iniziali di Loki amalgamano molto bene leggerezza e drammaturgia, dapprima introducendoci all'universo narrativo dello show, poi accompagnandoci nella stravaganza e negli arguti comportamenti del suo protagonista, e infine catapultandoci nel cuore della vicenda. A tal proposito, il pilota della serie si rivelerà molto introduttivo e davvero denso di dialoghi, una componente che sembra volerci accompagnare per gran parte della serie. Chi approccia Loki, insomma, dovrà capire che la scrittura si rivelerà un elemento centrale della produzione e che ci sarà molto meno spazio per l'azione rispetto a The Falcon and The Winter Soldier. Loki sembra infatti voler percorrere il sentiero tracciato da WandaVision senza tuttavia replicarne fino in fondo la formula narrativa: nella serie con Tom Hiddleston, infatti, gran parte degli elementi narrativi necessari a comprendere l'andamento della trama verranno svelati sin da subito per immergere il pubblico nello stravagante immaginario della TVA, e starà quindi allo svolgersi del racconto l'arduo compito di stupire i fan tra colpi di scena e rivelazioni. In tal senso, già il finale dell'episodio 2 potrebbe regalare qualche intrigante sorpresa ai cultori di fumetti Marvel.

Loki In definitiva, Loki sembra essere l'ennesima scommessa vinta per i Marvel Studios: se la serie Disney manterrà questa qualità per tutti gli episodi, intrecciando sapientemente le vicende del Dio dell'Inganno con la mitologia Marvel, il risultato potrebbe essere uno show che consacrerebbe l'offerta seriale del Marvel Cinematic Universe. Perché se stupisci con WandaVision e confermi la tua solidità con Falcon and The Winter Soldier, se centri gli obiettivi anche con Loki significa soltanto una cosa: che la macchina produttiva dei Marvel Studios non è soltanto ben oliata e ancora perfettamente funzionante dopo quattordici anni di lavoro, ma che può ancora essere un'incredibile fucina di idee.