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Loki Recensione: il verdetto finale sulla serie rivelazione del MCU

Tiriamo le somme sulla serie TV di Loki, uno dei prodotti più peculiari e coraggiosi di tutto il Marvel Cinematic Universe.

Loki Recensione: il verdetto finale sulla serie rivelazione del MCU
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Chi vi scrive non avrebbe mai creduto, soltanto poche settimane fa, che un personaggio e una serie come Loki sarebbero diventati un crocevia importante per il Marvel Cinematic Universe. Che un vero e proprio outsider, una figura che sembrava aver detto tutto di sé dopo il logorante commiato in Avengers Infinity War, sarebbe diventato il mattatore assoluto della Fase 4. Che un progetto del genere, che in origine sembrava una sorta di spinoff slegato dalla continuity principale, facesse da apripista alle prossime avventure targate MCU.

E invece Michael Waldron, supportato dall'ottimo esordio registico di Kate Herron, ha stupito tutti. Vi abbiamo già raccontato, di settimana in settimana, l'andamento narrativo di ogni singola puntata della serie con protagonista Tom Hiddleston (a proposito, in questa timeline c'è una nostra recensione dell'episodio finale di Loki che potete andare a leggere anche senza un TemPad). Adesso è arrivato il momento di tirare le somme e di esprimere il nostro verdetto finale sulla più sorprendente (finora) delle serie TV a stampo Marvel!

Molto più di quanto sembra

La prima cosa che ci ha stupito di Loki è la qualità della sua scrittura, molto più attenta e raffinata di un cinecomic qualsiasi. Non che manchino alcune, piccole semplificazioni o qualche classico passaggio di trama che avrebbe meritato uno sviluppo più disteso, se non addirittura un minutaggio complessivo superiore a quello finale.

La prima puntata, ad esempio, è un furbo riassunto metatelevisivo sul percorso cinematografico del protagonista, oltre che un lento introdursi nelle meccaniche e nelle regole della misteriosa TVA. Ma è anche un pilota che ha il merito di inserirci pian piano in un mondo stravagante e fascinoso, di prenderci per mano e condurci alla scoperta di un'estetica peculiare, specchio riflesso di un linguaggio narrativo altrettanto imprevedibile. Perché il secondo episodio, ad esempio, alza l'asticella degli eventi: ci mostra un Loki ormai pienamente inseritosi nei ranghi della TVA, ci racconta il suo curioso legame con Mobius M. Mobius (un ottimo e convincente Owen Wilson), confezionando peraltro momenti da "buddy movie" molto più a fuoco della coppia Sam/Bucky di Falcon and The Winter Soldier o di Nick/Carol in Captain Marvel. E poi ci sorprende sul finale, sovvertendo le aspettative, e ci catapulta verso una terza puntata controversa ma funzionale allo sviluppo del racconto. Ci stupisce ancor di più con un quarto episodio sostanzialmente perfetto e ci emoziona con il quinto, che ha inscenato un bellissimo e commovente manifesto epico; infine ci sconvolge con un finale anticlimatico, ma coraggioso e sovvertivo, i cui istanti finali ribaltano completamente ogni percezione dell'opera.

Perché Lok, per l'appunto, non è una serie a sé stante, non è una storia "one-shot": è un'avventura d'innesco verso qualcosa di più grande, verso il fulcro della Fase 4, verso la nuova grande minaccia per i successori degli Avengers. Loki è insomma qualcosa di più rispetto alle precedenti serie Marvel, e lo è sia grazie alle sue intuizioni narrative sia per merito di ulteriori e preziosi elementi.

Una serie coraggiosa

L'ottimo lavoro in fase di scrittura svolto da Michael Waldron non riguarda soltanto la struttura narrativa e l'imprevedibilità di una sceneggiatura convincente, ma anche l'opera di caratterizzazione dell'immaginario di base e soprattutto dei personaggi che ne popolano i ranghi. Loki è una serie in cui il quantitativo di azione è sproporzionato in sottrazione rispetto alle linee di dialogo, ma nonostante ciò rimane un'opera avvincente e priva di reali momenti morti.

Merito di scambi davvero ben scritti, che in poche righe riescono a caratterizzare alla perfezione il background di un singolo attore: è il caso della splendida Sylvie di una Sophia Di Martino davvero sorprendente, come del vecchio Loki di Richard E. Grant, o dello stesso Mobius, per non parlare di un protagonista sorretto dalla recitazione sontuosa e shakespeariana di un Tom Hiddleston in forma smagliante.

O del coming out che identifica Loki come il primo eroe esplicitamente LGBTQ+ del MCU, un momento che nel giro di brevissimi istanti identifica l'identità sessuale del Dio dell'Inganno con genuinità e coerenza da manuale. O ancora, il fantomatico "spiegone" nel clamoroso finale di stagione, che getta le basi per l'introduzione di un personaggio dal potenziale letteralmente smisurato.

Loki prende insomma il principale punto di forza delle serie prodotte dai Marvel Studios, ovvero la scrittura inerente allo sviluppo dei suoi personaggi, e lo espande con decisione rendendolo il vero plusvalore della produzione. A supporto di un'ottima sceneggiatura e di una sontuosa impalcatura scenica (che mostra davvero poche sbavature ad eccezione di alcune scenografie digitali poco convincenti, come quella di Lamentis) c'è la regia di Kate Herron, che muove la sua macchina con decisione e consapevolezza. Con solidità e compostezza, ma anche con estro e inventiva quando deve esaltare l'estetica ispirata al "new weird" (davvero ottime, ad esempio, le carrellate "a spirale") e con la giusta dose di epica nelle scene d'azione. La proverbiale ciliegina su un dolce già di per sé succulento e di cui non vediamo l'ora, nel prossimo futuro, di assaggiare la seconda portata.

Loki Pur con qualche piccolo difetto strutturale nel suo segmento centrale, Loki è la serie più coraggiosa e peculiare finora proposta dai Marvel Studios. Fa della scrittura il suo punto forte, evolve coerentemente i suoi protagonisti e riesce laddove WandaVision e The Falcon and The Winter Soldier avevano in parte deluso le aspettative: scuotere il Marvel Cinematic Universe con un finale in grado di osare e di alzare le aspettative per il futuro di tutto il MCU. Con un Tom Hiddleston incredibile, una Sophia De Martino sorprendente e un Owen Wilson in stato di grazia, l'avventura del Dio dell'Inganno a spasso nel Multiverso è soltanto all'inizio. Chissà quali altri saranno i suoi gloriosi propositi.

8.7