Lore: Recensione della nuova serie Amazon

Nata come serie podcast di successo, portata da Amazon sul piccolo schermo. L'intuizione di Mahnke sarà stata vincente?

recensione Lore: Recensione della nuova serie Amazon
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Aaron Mahnke a suo modo ebbe un'idea geniale: dopo una profondissima documentazione, creare dei podcast audio dedicati al racconto delle vere origini che si nascondono dietro le varie mitologie orrorifiche che noi tutti conosciamo. Aggiungiamoci un'oratoria sinuosa, abilissima nel ricreare un'atmosfera da racconto di paura intorno al fuoco in un inquietante bosco, ed il gioco è fatto, successo clamoroso. La voce di Mahnke partendo da una determinata storia vera, così come viceversa da un particolare mito o personaggio, ne tratteggiava tutti i particolari e i retroscena, accompagnandoci in un viaggio di scoperta e curiosità, fatto di sorprendenti mescolanze tra folklore, ignoranza popolare, fantasie varie ed esagerazioni della stampa. Racconti interessanti ma allo stesso tempo spaventosi, capaci di creare con la sola interpretazione del narratore uno stato di inquietudine incredibile. Questo in tutta sostanza è Lore, ed è la base dell'omonima serie disponibile dal 13 Ottobre su Amazon Prime Video.

I'm Aaron Mahnke, and this is Lore

Perché sì, l'ardito obiettivo di Amazon è stato proprio quello di ricreare in un ambiente audiovisivo le sensazioni e il nucleo di fondo dei podcast che tanto hanno riscosso successo. È facilmente intuibile come l'elemento fondante della serie sia quindi ancora una volta la voce di Aaron Mahnke, sempre riconoscibile e spaventosamente affascinante, supportata in questa iterazione da un apparato visivo funzionale alla narrazione. Per riuscire nell'intento è stato deciso di deviare dalla classica formula seriale a cui siamo abituati, per andare a creare qualcosa di poco ordinario, se non addirittura inedito. Lore non è una vera e propria serie horror come può essere The Walking Dead, con i suoi svolgimenti, i suoi personaggi, la sua determinata cifra stilistica, ma una docu-serie antologica eterogenea, capace di saltare da un tema all'altro con una varietà tale da rendere ciascun episodio un mondo sempre nuovo.

Seguendo il filo conduttore del concept, quindi raccontare origini e mitologie del terrore attraverso storie vere, ogni singola storia (sono sei gli episodi della prima stagione) si prende la sua libertà creativa, proponendo scelte visive sempre diverse, mantenendo come unico punto di riferimento strutturale quello del collage. Che siano scene girate cinematograficamente, spezzoni animati, video d'archivio o testimonianze reali, ogni episodio si presenta con questa mescolanza di forme, che riesce sempre poi a trovare una propria coerenza interna. C'è ad esempio la storia sulla nascita dei vampiri che nelle sue parti in live action ci ricorda le goffe ricostruzioni in costume di programmi divulgativi come Superquark, rafforzata da sequenze cartoon molto ben amalgamate con il tema; così come l'episodio sullo spiritualismo è girato come il più classico dei film horror, con jump scares e un taglio più cinematografico. O il racconto sui lupi mannari, ambientato nel 500', che nei suoi disegni riprende lo stile delle stampe e le illustrazioni dell'epoca.

Tratto da una storia vera

Insomma, la varietà che ci troviamo davanti ci fornisce una buona e divertente cornice, senza mai totalmente distoglierci dal vero fulcro che come abbiamo detto è la voce fuori campo che ci accompagna lungo questo percorso di scoperta. Perché il sentimento più forte che scaturisce dalla visione non è tanto la paura, posto che comunque un senso di inquietudine, soprattutto nei più sensibili, sale, ma la bramosia di conoscenza che ci spinge a voler entrare nei dettagli dei nostri incubi, risalendo a storie e sottoboschi che nemmeno ci immaginavamo potessero esistere. Lo spavento esiste, anche se il comparto video smorza un po' l'effetto da campeggio dei podcast di Mahnke, ma più dell'atmosfera o dei mostri quello che ci turba è l'aspetto reale.

Racconti di bambole assassine ne abbiamo in quantità industriali, ma sapere che un tizio in florida era succube del suo bambolotto, vederne una ricostruzione cinematografica, scoprire che il pupazzo è oggi in un museo, vedersi poi passare video presi da YouTube di suoi seguaci, fa tutto un altro effetto. Figuriamoci poi se finita la visione si cercano notizie sul web e si ha la conferma che è tutto vero. Non sempre tutto funziona bene. Alcune scelte stilistiche lasciano un po' indifferenti; la recitazione non sempre eccelle, nonostante presenze come Holland Roden o Robert Patrick; così come non tutti i temi hanno la stessa forza, ma lì si entra puramente nel personale e si va a giocare con gli incubi di ciascuno di noi. L'intuizione alla base di Lore però si dimostra ancora una volta vincente, offrendoci se non altro qualcosa di diverso dalle produzioni seriali che intasano i diversi network; mettendoci a disposizione un prodotto fresco, un piacevole diversivo, che ci da un'insolita spinta ad uscire fuori dall'autoreferenzialità del programma per informarci su quello che abbiamo visto.

Lore - stagione 1 Lore è un progetto coraggioso, che ha il merito di dare risalto ad un’intuizione vincente ma confinata in un angolo poco frequentato come quello dei podcast. È una docu-serie che può essere apprezzata prima di tutto dagli appassionati dell’orrore, ma che non si vuole porre come prodotto esclusivamente di nicchia. È infatti una godibile deviazione dalla normalità anche per i meno avvezzi che, perché no, potrebbero scoprire un’inedita curiosità.

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