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Lost In Space 2: Recensione della nuova stagione su Netflix Recensione

La seconda stagione di Lost In Space è un netto miglioramento rispetto all'esordio, ma qualcosa da aggiustare purtroppo rimane.

Lost In Space 2: Recensione della nuova stagione su Netflix Recensione
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Quello di Lost In Space è un concept che si tramanda ormai da decenni attraverso ogni medium, dalla letteratura ai fumetti fino ai film e telefilm. Non è un dato così sorprendente dopotutto, ci sono pochi argomenti affascinanti più o tanto quanto l'idea di esplorare l'immensità dello spazio, di dover affrontare pericoli sconosciuti ed imprevedibili, di ammirare panorami mai immaginati prima. È come mettere in moto un istinto che ci è naturale e limitato solo dalla pura fantasia. Nonostante tutto ciò, l'esordio di Lost in Space su Netflix lo scorso anno era incappato in alcune forti ingenuità che avevano decisamente limitato il suo potenziale.

La seconda stagione delle disavventure della famiglia Robinson riesce a rimuovere buona parte di tali criticità mostrandone, però, di nuove. Il risultato? Un prodotto certamente maturato eppure al contempo permeato dalla sensazione che manchi ancora qualcosa.

Metano e tempeste di fulmini

Ritroviamo i membri dei Robinson a distanza di 7 mesi dagli eventi che hanno chiuso la prima stagione. Dispersi su un pianeta alieno quasi inabitabile vista l'elevata concentrazione di metano nell'atmosfera, la famiglia deve innanzitutto trovare un modo per rimettere in funzione la loro astronave e tornare a stabilire un contatto con la Resolute, l'ammiraglia con il compito di trasportare l'umanità verso la sua nuova casa, Alpha Centauri. Will (Maxwell Jenkins), d'altro canto, non ha ancora rinunciato alla ricerca del robot con cui ha stretto una grande amicizia, mentre sullo sfondo appaiono sempre più chiari i pericoli che proprio l'essere meccanico rimarcava costantemente. Come già avevamo notato nella nostra anteprima, Lost In Space è una serie per certi versi rinata: svincolata dall'onere di dover introdurre personaggi e rapporti può finalmente concentrarsi su uno sviluppo narrativo dai ritmi più sensati e sui suoi punti di forza.

In effetti la seconda stagione si presenta come molto più compatta e focalizzata, senza doversi perdere in quegli infiniti flashback che spezzavano il ritmo. Adesso, invece, ogni puntata è strutturata e racconta un pezzo importante di trama o almeno si incentra su una situazione particolarmente adrenalinica e drammatica. Ne risulta uno svolgimento godibile con momenti morti ridotti al minimo e questo può essere considerato già un fondamentale passo in avanti.

Ma a rubare la scena sono inevitabilmente gli aspetti centrali del genere fantascientifico in cui Lost In Space eccelle. Un plauso è dovuto agli effetti speciali e all'estetica della serie, entrambi di prim'ordine e capaci di immergere lo spettatore in meravigliosi paesaggi ricchi di dettagli, stranezze. Insomma, è tangibile il senso di scoperta che qualunque epopea sci-fi dovrebbe garantire, ad ogni angolo si respira la possibilità di trovare qualcosa di nuovo, che sia una muschio fluorescente o un impensabile forma di vita che dimora nei giganti pianeti gassosi.

Un ultimo step

Anche a livello di tematiche il telefilm Netflix ha alzato l'asticella, continuando sì a trasmettere genuine morali sulla famiglia, accompagnate però da determinati dilemmi su cosa è giusto fare per il futuro stesso dell'umanità e non per un piccolo nucleo di persone. Qui iniziano tuttavia le crepe e le nuove ingenuità cui accennavamo in apertura. Una è banalmente logica: se si sono chiariti in maniera esaustiva le personalità e i rapporti tra i protagonisti vuol dire che è giunto il tempo di allargare il cast, altrimenti si rischia di soffermarsi ancora sulle stesse discussioni. Ecco, Lost In Space introduce un solo nuovo personaggio rilevante, il resto sono entità note. Assolutamente funzionanti e funzionali, persino Smith (Parker Posey) trova la sua dimensione, ma già conosciuti. Il riciclo di temi e discussioni raggiunge, a tratti, vette paradossali e non in positivo.

Se questo difetto può essere assorbito da una generale struttura della stagione di gran lunga più attraente e piacevole, culminante in un finale ben costruito e piuttosto spettacolare, la piccola grande voragine va colta altrove. Ci sono, in almeno due-tre momenti, delle palesi forzature che mandano avanti la trama. Una successione di coincidenze un po' innaturali, scelte drastiche - ed altamente drammatiche - operate senza vere e proprie motivazioni, rivelazioni fin troppo comode ed improvvise utili a giustificare alcuni eventi, sul piano narrativo qualcosa semplicemente non gira nel verso giusto.

Ed è un peccato, poiché la trama generale che prende sempre più forma è effettivamente interessante e getta diverse ombre sul piano di salvezza dell'umanità. Alla fine ciò che abbiamo tra le mani è un prodotto cresciuto cui mancano dei passi per diventare la mastodontica odissea fantascientifica che mira ad essere.

Lost in Space - Stagione 2 Lost In Space ha decisamente imboccato la giusta strada, possiamo confermarlo. La seconda stagione è più matura, costruita in maniera più intelligente e godibile e ancora più affascinante sul piano estetico. A tratti persino spettacolare, si tratta di un netto passo in avanti verso la trasformazione nella monumentale odissea sci-fi che aspira ad essere. Qualche problema, però, rimane: ad esempio la quasi totale mancanza di un cast secondario inedito che possa dare più ampiezza alla narrativa. Ma il problema più grande sono le diverse forzature che, in alcuni punti, mandano avanti la trama e minacciano la sospensione dell'incredulità. In generale, qualcosa sul piano squisitamente narrativo manca ancora. Che l'ipotetica terza stagione possa coronare finalmente questo percorso?

6.5