Love, Death & Robots 3 Recensione: tanto stile ma poca varietà su Netflix

L'opera antologica Netflix torna con dei nuovi episodi che seppur presentano tematiche e stili similari, in alcuni casi fanno la differenza.

Love, Death & Robots 3 Recensione: tanto stile ma poca varietà su Netflix
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Love, Death & Robots 3 è senza dubbio uno dei prodotti più sperimentali e innovativi del panorama Netflix: la folle serie antologica, concepita dalle menti di David Fincher (Fight Club, L'amore bugiardo - Gone Girl) e Tim Miller (Deadpool, Terminator - Destino Oscuro), fin dalla prima stagione, arrivata sulla piattaforma nel 2019, si è posta un ambizioso obiettivo. L'idea alla base era quella di fornire agli spettatori un vasto spettro di stili registici e narrativi differenti, in una dimensione che andasse a raccontare, in pochi minuti, storie perlopiù fantascientifiche e fantasy, con un linguaggio orrorifico, gore e umoristico allo stesso tempo.

Già con la seconda season (qui trovate la nostra recensione di Love, Death & Robots 2), o sarebbe meglio dire il Volume 2, Love, Death & Robots si era un po' più uniformata, presentando stili più similari tra loro e pochi episodi che avevano realmente catturato lo spirito più autentico dello show, mentre adesso a che punto siamo arrivati? Il Volume 3, arrivato il 20 maggio tra le serie Netflix di maggio 2022), è riuscito a cambiare le cose? Per quanto il risultato sia comunque pregevole, l'obiettivo dell'opera non è stato centrato del tutto, però è innegabile che lo stile visivo, sia nelle puntate più azzeccate che non, è sempre molto curato. Andiamo a scoprire cosa ha funzionato e gli elementi che, al contrario, hanno contribuito in parte ad affossare uno show che sulla carta rimane tra i progetti maggiormente liberi e audaci della N rossa.

Love, Death & Robots: una poesia per gli occhi

Love, Death & Robots 3, è composta da 9 episodi (uno in più della stagione precedente, contro i 18 della prima), una sequenza quasi intima e contenuta di puntate dalla durata variabile tra i 7 e i 17 minuti.

Una brevità che garantisce una fruizione rapida e immediata e che consente, al tempo stesso, di comprendere in poche battute la filosofia frenetica e allucinata del progetto, in continuo equilibrio tra un impianto estetico sorprendente e una scrittura altalenante, che regala picchi di genialità, ma che offre anche pillole ben più moderate. Parlando nel dettaglio della formula artistica perseguita all'interno di questa terza iterazione, è evidente che la ricerca qualitativa è stata messa al primo posto tra le priorità. Se è vero che lo stile realistico (come già accaduto con il Volume 2) sembra aver preso il sopravvento su altri sperimentalismi, è indubbio che il livello tecnico è mostruoso: dalle espressioni facciali dettagliatissime dei personaggi, ai fondali incantevoli e suggestivi fino ad arrivare al dinamismo brillante delle scene più action e di combattimento, lo studio dietro le animazioni e il lavoro registico sono sorprendenti. Basti pensare al fatto che, a visione ultimata sarà facile ricordarsi almeno una scena, un'inquadratura o un particolare di ogni puntata e questo certifica, ancora una volta, quanta cura è stata riposta negli episodi, almeno dal punto di vista più prettamente estetico.

Detto questo, come anticipavamo prima, lo stile che ha la meglio sull'intera terza stagione è quello che cerca di riprodurre la realtà il più possibile, che è sicuramente affascinante, ma che nella sua onnipresenza limita una creatività artistica che poteva essere sperimentata in altre direzioni. Tale approccio era avvisabile in forma minore nel Volume 1, forse per il numero maggiore di puntate e questo alone di uniformità era quasi del tutto abbattuto.

Una storia riproposta più volte, con qualche guizzo sparso

Tale senso di già visto, di ripetizione, però, non è ravvisabile solamente sul lato estetico (dove però è mitigato dall'eccellenza tecnica), ma anche nella costruzione narrativa. Ci sono alcuni episodi che sembrano partire dalla stessa, identica, premessa e, anche se strutturano l'intreccio in maniera differente, la direzione intrapresa è fin troppo similare. L'argomento di punta della season concentra tutta l'attenzione sull'incontro con creature provenienti da altre dimensioni, siano essere aliene, più simili a giganteschi animali, o a cyborg creati dall'uomo.

Il confronto con razze non umane, sembra suggerire in modo provocatorio e umoristico la serie, conduce sempre ad uno scontro violento dove l'individuo talvolta riesce ad uscire vincitore, mentre in altri casi soccombe di fronte alla superiorità altrui. Una visione pessimista che è perfettamente in linea con le premesse dello show, ma che alla lunga ha già espresso il suo potenziale. Decisamente più ispirate e divertenti altre puntate, sia perché artisticamente parlando si differenziano nettamente, sia perché, non a caso, quasi la totalità degli episodi con stili diversi da quello realistico, hanno trame più libere e prive di vincoli.

Per certi versi più criptiche e meno centrate, tali narrazioni sono una boccata d'aria fresca: si discostano dall'argomento principe del Volume 3 (e in questo donano varietà) e giocano di più con gli spettatori, in un tira e molla in cui l'attenzione del pubblico viene sempre posta in primo piano. In questi momenti si riassapora il mistero e la magia, viaggiando in pianeti desolati, assistendo ad invasioni zombie in formato ridotto e partecipando ad una danza incessante e violenta tra un cavaliere e una misteriosa sirena (in quest'ultimo caso forse siamo di fronte al corto più ispirato e inaspettato). Nel complesso, quindi, Love, Death & Robots 3 non sembra aver perso il suo smalto, anche se evidentemente ci sono troppi e alti e bassi e una scrittura che non riesce a mantenere lo stesso livello dall'inizio alla fine.

Love Death and Robots stagione 3 Love, Death & Robots Volume 3 ci trascina ancora una volta in un magico mondo popolato da creature bizzarre, violenza, animali parlanti e umorismo sagace. Il risultato, per quanto sia dignitoso, soffre di un'uniformità di stile che soffoca in parte la libertà artistica e di una scrittura troppo direzionata su unica premessa narrativa. Tecnicamente eccelsa e artisticamente notevole, l'opera continua comunque ad essere uno dei prodotti più interessanti e invidiabili del panorama Netflix, ma la varietà iniziale della prima stagione è andata a perdersi in una parabola discendente che speriamo torni a salire nelle stagioni successive.

7.5