Netflix

Lucifer 4: la recensione della quarta stagione su Netflix

La quarta stagione di Lucifer, dopo l'approdo su Netlfix, ha dimostrato sin da subito di avere una marcia in più. E che marcia!

recensione Lucifer 4: la recensione della quarta stagione su Netflix
Articolo a cura di

Risalire dal fondo è una virtù che non tutti possono vantare nel proprio bagaglio personale. Di certo, però, se ti chiami Lucifer, hai due belle ali e sei il Diavolo, il discorso cambia nettamente. Del resto, seppur caratterizzata da un percorso sostanzialmente inverso, se qualcuno può sovvertire le schiaccianti leggi del mercato quello è il proprio il Diavolo, un Diavolo straordinariamente umano e attaccato con le unghie e con i denti alla sua ritrovata natura. La quarta stagione di Lucifer, la prima dopo il passaggio su Netflix, è fondamentalmente proprio questo: una grandissima prova di coraggio un po' per tutti i protagonisti, una lotta continua ed estenuante contro i propri demoni interiori, in un turbinio di eventi a metà tra il profetico e l'ordinario.

Giusto o sbagliato, bene o male, buoni o cattivi

Lo avevamo detto dopo avervisto i primissimi episodi: questa quarta stagione ha subito messo in chiaro di avere una marcia in più rispetto alle comunque ottime prime tre che compongono lo show, e proseguendo con la visione non possiamo far altro che confermarvelo.

Il primo grandissimo merito attribuibile al nuovo corso è senza dubbio quello di focalizzarsi maggiormente sul filone narrativo principale, rendendo così nettamente più avvincente e stimolante ogni episodio. Già, gli episodi. Netlix ha deciso di cambiare radicalmente il format della serie, riducendone sensibilmente il numero degli episodi, che passano dai soliti 22-24 ai "soli" dieci di questa quarta stagione. Questo dà alla narrazione un ritmo più veloce, a cui si abbina una ottima sceneggiatura che ora si lascia andare a dialoghi, monologhi e riflessioni di un taglio nettamente superiore rispetto al passato. Questo passaggio fondamentale, però, avviene in modo del tutto naturale, quasi come una spontanea conseguenza dovuta all'inesorabile scorrere del tempo e questa soluzione, onestamente, è una delle scelte più azzeccate compiute dalla produzione.

Red Eyes Redemption

Che la storia di Lucifer stesse virando verso una vena più dark era chiaro già delle ultime battute della terza stagione. La morte di Charlotte Richards (Tricia Helfer) è stato solo l'antipasto di un futuro incerto e soprattutto instabile, in cui sensi di colpa, auotocommiserazione e quella malsana voglia di biasimare il prossimo fanno inevitabilmente da padroni.

Lo stile narrativo dello show, comunque, rimane tutto sommato molto familiare, in cui lo scorrere del tempo si alterna agevolmente tra il soliti momenti in cui viene portato alla ribalta il conflittuale rapporto tra Lucifer (Tom Ellis) e la detective Decker (Lauren German), ora più instabile che mai dopo la scoperta della vera identità dell'uomo da parte di quest'ultima, e il lavoro, luogo se vogliamo di ritrovo di un po' tutto il cast principale. Tornano con forza, quindi, i personaggi di Ella (Aimee Garcia) e Dan (Kevin Alejandro), probabilmente i più colpiti dalla scomparsa di Charlotte. Questo dolore porterà i due a legarsi in modo inaspettato, e a dare il via ad una nuova sorta di sottotrama interessante e decisamente riuscita. Dan, però, non riesce a perdonare Lucifer, incolpandolo per la perdita della donna amata. Quest'ultimo, flagellato dalla paura di perdere Chloe, è costretto ad accettare una situazione tutt'altro che felice: la donna è spaventata da ciò che ha visto ed è ormai più distante che mai.

Il quadro generale, tutt'altro che stabile, si completa con il trio delle meraviglie composto da Mazikeen (Lesley-Ann Brandt), Amanadiel (DB Woodside) e Linda (Rachel Harris), fortemente legati gli uni agli altri ma alla ricerca di un'identità più precisa per il loro rapporto. Il tutto senza dimenticare che la psicoterapeuta di un po' tutti quanti aspetta un bambino proprio da Amanediel, cosa che, alla fine, si rivelerà uno dei punti di snodo più importanti di questa quarta stagione, capace di ribaltare, come mai prima d'ora, più di una carta in tavola.

It's all about Eve

Se non bastasse l'ottimo lavoro in fase di scrittura e sceneggiatura, capace di elevare praticamente ogni personaggio in campo a un livello a dir poco superiore, la nuova produzione ha il grande merito di inserire nella già più che vincente ricetta dei pochi ma gustosi ingredienti. È il caso di Eve (Inbar Lavi), letteralmente la prima donna dell'umanità, gettata nella mischia nel corso del quarto episodio e subito d entrata al centro dello show. Senza alcun potere paranormale e senza alcun losco fine, la donna finisce con l'influenzare radicalmente la mente di Lucifer, dando il la a una trasformazione di quest'ultimo. Eve inlfuisce non poco anche sulla vita di Mazikeen e su quella di Linda e Amanadiel.

Insieme a lei, la quarta stagione di Lucifer introduce quello che potrebbe essere considerato a tutti gli effetti l'antagonista di turno, un uomo spinto dal desiderio di bandire dalla Terra il male in persona, chiaramente da lui inquadrato nella persona del nostro signor Morningstar. Padre Kinley (Graham McTavish), avvicinato da Chloe tra la terza e la quarta stagione, arriva in città a quanto pare proprio col supporto di quest'ultima, la cui fede in Lucifer, ma anche in se stessa, è letteralmente crollata dopo aver scoperto che tutto ciò che il suo partner cercava di dirle era nient'altro che la verità.
E questo gioco tra angeli e demoni finisce per coinvolgere, inevitabilmente, anche Amanediel, Linda e il loro non ancora nato bambino, il cui destino finisce col legarsi pericolosamente con quello del principe dei demoni in persona.

Seduzione, tentazione, violenza

L'arrivo di Eve si sposa, e non potrebbe essere altrimenti, con il taglio decisamente più "sopra le righe" che la serie mostra su schermo episodio dopo episodio. La donna che commesso il peccato originale si sposa perfettamente col signore dei peccatori, e la loro unione, come potete ben immaginare, finisce col diventare un mix di sesso, droga e alcol. La quarta stagione di Lucifer si distingue anche sotto questo aspetto, assimilando così un tono più esagerato che fa da contrasto alla trama principale ben più cupa rispetto alle passate stagioni.

Questa esagerazione di fondo si estende però anche al fattore violenza, con ovvie ripercussioni. Nel corso dei dieci episodi, infatti, è molto facile assistere ad atti di violenza nuda e cruda, sbandierata in modo molto più diretto e senza quella sorta di filtro da teen drama che spesso e volentieri prima leniva situazioni brutali. Tutti questi ingredienti - vecchi e nuovi - mescolati insieme hanno generato una delle migliori stagioni per una serie che, soltanto pochi mesi fa, rischiava di sparire in un battito di ciglia (o di ali).
Lucifer è un piatto ricco e gustoso, quindi, ma capace - proprio sul finale - di generare una sensazione spaventosamente contrastante nella mente e nell'animo del telespettatore. La scena finale della stagione è un vero e proprio colpo al cuore; potrebbe piacervi o potrebbe non piacervi ma, detto tra noi, ci è sembrato un modo furbissimo per dare allo show un finale convincente, che ci sia o meno un'eventuale quinta stagione.

Lucifer - Stagione 4 Se qualcuno avesse scommesso anche solo qualche centesimo sulla qualità di questa nuova stagione di Lucifer, probabilmente, oggi si ritroverebbe tra le mani una discreta fortuna. L’esperimento di Netflix riesce su tutta la linea, regalandoci, con buona pace di tutti i malpensanti di turno, uno degli show più entusiasmanti di questa stagione seriale. Il numero ridotto di episodi, la qualità nettamente superiore della sceneggiatura e il ritmo più deciso della trama fanno da base vincente a una stagione che ha non solo il grande merito di farci scoprire nuovi personaggi, ma anche riscoprirne altri, nel bene o nel male. Una volta giunti (siamo sicuri rapidamente) all’ultimo episodio, però, il vostro entusiasmo potrebbe scemare, a causa di una scena finale bella, sì, ma che potrebbe gettare nello sconforto i più deboli di cuore. Ah, a onor di cronaca, un difetto oggettivo forse c’è: probabilmente è merito della splendida voce di quel volpone di Tom Ellis, ma il doppiaggio italiano proprio non ci è andato giù!

9