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Maid Recensione: la sorprendente miniserie Netflix con Margaret Qualley

Il nuovo prodotto del colosso di streaming riesce a convincere e a sorprendere con una storia piena di umanità. Ecco le nostre considerazioni su Maid.

Maid Recensione: la sorprendente miniserie Netflix con Margaret Qualley
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Il trailer di Maid aveva lanciato qualche sospetto, ma la visione della serie prodotta da Warner Bros, John Wells e Lucky Chap l'ha confermato: Maid incarna alla perfezione il concetto di hidden gem - uno di quei prodotti che senza la dovuta attenzione rischierebbe facilmente di passare inosservato fra le uscite Netflix di ottobre. La nuova miniserie originale che riadatta il libro di memorie di Stephanie Land è un'opera che potrà facilmente entrare nel cuore di moltissimi, traendo il massimo dal fervore della propria autrice e dalla forza delle tematiche trattate.

Disponibile dal 1 ottobre, Maid esplora infatti con grande disinvoltura numerosi argomenti dal peso non indifferente, colpendo senza sosta gli occhi e il cuore di chi osserva. Sfruttando la sapiente penna di Molly Smith Metzler, già nota per aver sceneggiato serie come Orange is the new Black e Shameless, questa new entry arriva a inserirsi con prepotenza tra le grandi serie del catalogo, accomunando la storia di una giovane madre al viaggio di un'eroina moderna più vera che mai.

Lo spirito di una madre

Il progetto, che non sfigurerebbe fra le migliori serie Netflix per il binge watching, è a tutti gli effetti figlio di quest'epoca, sia nella resa effettiva, sia nel messaggio che intende trasmettere. Eppure, a differenza di molte altre produzioni che cadono in difetti ed eccessi, l'umanità straripante con cui la miniserie tratta i propri personaggi lascia trasparire frammenti di una realtà disarmante che non possono lasciare indifferenti. L'epopea vissuta dalla protagonista in una fase delicata della sua vita, tra problemi e difficoltà mai abbastanza considerati nella moderna società statunitense, rappresenta senz'altro un ottimo spunto narrativo.

Ma non è l'elemento sociale a sorprendere: è il racconto dei rapporti umani a rendere l'opera un puro, deciso e convincente spaccato del punto di vista femminile di fronte alle avversità della vita. Con 10 episodi da guardare tutti d'un fiato, Maid attrae col fascino della sua estetica e conquista con l'esigenza di narrare la sua storia. Un lavoro di grande qualità, una scommessa vinta da Netflix che merita decisamente un approfondimento.

"Maid: Hard Work, Low Pay and a Mother's Will to Survive", titolo dell'opera di riferimento, è un riassunto perfetto del contenuto narrativo della miniserie. In effetti, nella vita di Alex (Margaret Qualley, la "Mama" di Death Stranding!) c'è veramente poco da poter definire piacevole. Cresciuta in una situazione familiare controversa, questa madre poco più che venticinquenne decide di prendere con sé la figlia Maddy e di fuggire nel cuore della notte dopo aver subito le angherie del compagno Sean (Nick Robinson), giovane padre in evidente stato di ubriachezza.

Portando con sé solo qualche vestito, la macchina e uno zaino, Alex e la bambina passeranno i giorni successivi lottando per sopravvivere tra strutture sociali, stazioni, sussidi e lavori sottopagati. Fronteggiando le difficoltà nell'accogliere lo scarso aiuto offertole e il rifiuto di accettare coscientemente la violenza subita, la giovane madre affronterà un lungo cammino pieno di insidie e sacrifici - da una parte per garantire un futuro a sua figlia, dall'altra per conoscere e rivalutare se stessa.

Maid non è quindi solo un racconto sociale, ma è soprattutto un racconto di persone: tra fantasie e flashback, lo spettatore conoscerà meglio anche le personalità che hanno circondato Alex nell'arco della sua vita, dalla madre Paula (interpretata dalla vera madre di Margaret Qualley, Andie MacDowell) al compagno Sean. Proprio attraverso le interazioni della protagonista con questi personaggi, il racconto di sopravvivenza e di rivalsa diverrà opera sulla maternità e sulla prospettiva delle donne di fronte alle ombre dell'esistenza. Le paure di Maid diventano infatti terrori del quotidiano, con ogni piccola spesa o imprevisto che può far traboccare il vaso fino a farlo cadere in mille pezzi.

Appare chiaro sin da subito che i 10 episodi della miniserie non lesineranno nulla allo spettatore, e anzi lo faranno sprofondare insieme alla protagonista nel vortice di tutte quelle situazioni in cui potrà rispecchiarsi o nelle quali potrà trovare nuovi spunti di riflessione. Nessun giro di parole, dunque, ma una realtà nuda e cruda raccontata con fatti, eventi e reazioni. Esplorando le complesse dinamiche dei rapporti tra madri e figlie, Maid riesce in un sol colpo a parlare di donne attraverso le donne stesse, mettendo il loro carattere in primo piano e incorporando nel tutto una profonda analisi dei legami tra l'individuo e le istituzioni americane.

Di donne, legami e desideri

Uno dei poteri più forti e immediati per arrivare allo spettatore, quella bruta onestà di cui Maid si fa portatrice, avrebbe facilmente potuto perdere il proprio valore davanti a una tematica così delicata. Eppure, forte del proprio metodo, questa miniserie si esalta come racconto d'orrore ed esigenza, di terrore e certezza: nella stretta di Alex si uniscono amore, tenacia e vulnerabilità che spingono lo spettatore a porsi su un piano inferiore, qualunque sia il suo punto di vista.

Buona parte di questo meccanismo scatta alla perfezione grazie alla sorprendente capacità espressiva della Qualley, che riesce in maniera egregia a creare una protagonista fragile, ma non per questo condannata a esser vittima di se stessa. Alex ha un cuore grande e possiede una tenacia che è estremamente difficile scalfire. Per creare il giusto mix tra gli elementi è essenziale che gli occhi dello spettatore si inchiodino nel profondo blu di quelli della protagonista, sprofondando tra le spire della sua vergogna e gli abissi della sua preoccupazione. A farsi collante delle vicende è quindi un'empatia spontanea e mai forzata, con Maid che compie le sue scelte creative in modo da catturare tutte le emozioni racchiuse nel conflitto e nella lotta per poi mescolarle con i sogni a occhi aperti della protagonista, creando così uno spaccato tangibile della sua mente e dei suoi desideri. Passeggiando a più riprese tra realtà e immaginazione, i pensieri di Alex prendono la scena e portano lo spettatore su un livello cognitivo superiore, tra numeri che appaiono su schermo per far pesare ogni singolo dollaro speso e sequenze immaginifiche che amplificano ogni mancanza e ogni assenza.

Maid dimostra chiaramente quanto sia difficile ottenere aiuto o, in certi casi, addirittura richiederlo: che si tratti di una persona con dipendenze, una donna vittima di abusi o una persona con disturbi psichici, è interessante e doveroso osservare quanta poca consapevolezza ci sia nei confronti di simili fenomeni - sia da parte dello stato, sia da parte di tante donne. In tal senso, è emblematica la rappresentazione maniacale dei luoghi in cui possono recarsi le vittime di abusi, con una quantità di dettagli e particolari presentati che rasenta il documentaristico.

La miniserie Netflix sprona lo spettatore a comprendere il punto di vista femminile, ma è l'impresa di Alex a rimanere al centro della scena: questa fiaba moderna sulla precarietà del quieto vivere, ora spogliata di esistenzialismo e drammatizzata, è un tipo di storia che raramente si è vista su schermo in questa maniera.

Per la resa effettiva giocano un ruolo fondamentale i caratteri a tutto tondo dei personaggi, interpretati magistralmente e trattati con grande cura dagli autori anche quando sembra veramente difficile empatizzare con loro. Ciò che riesce meglio a Maid , fra le varie, piccole conquiste, è raccontare i rapporti nella povertà - sia essa economica, d'amore, d'animo, di spirito, di comprensione, di compassione. Sulle note di una soundtrack sempre sul pezzo, si alternano così le esperienze condivise di persone che cercano con fatica e sofferenza di rimettere in piedi le loro vite.

I mille (ris)volti della vita

Maid può essere anche un'esperienza frustrante. A volte toccante e convincente, a volte difficile da digerire. Ciononostante, anche nei casi peggiori, basta scrostare abbastanza a fondo per scoprire la bellezza che si cela sotto una superficie poco confortevole. Quello della vita di Alex sembra uno sporco che non va via con facilità, un cumulo di macchie che forse non potranno mai essere ripulite del tutto. Ma nella malinconia dell'imperfezione si fa largo la speranza di tornare a brillare, in un modo o nell'altro.

Se da un lato la vita ha posto la protagonista davanti a certe scelte, elevandola a simbolo di riscatto sociale contro un'America che non riesce a curare i propri disillusi, dall'altro sarà proprio quella triste sequela di eventi a esaltare ciò che Alex ha sempre avuto dentro di sé. L'essere donna, caparbiamente e tenacemente, rappresenta il più grande valore aggiunto per non cedere alla paura di perdersi.

Accompagnando la protagonista con immagini spettacolari e movimenti di macchina precisi, la Alex di Margaret Qualley tiene incollati allo schermo mentre passa da un punto all'altro per rimettere a posto la propria vita. L'occhio di chi guida la visione si sposta così verso l'interno, e proprio nell'introspezione trova la chiave di volta che permette di affrontare al meglio i mille e più risvolti della vita. L'accentuatissima espressività della protagonista permette ai registi di giocare con le inquadrature, valorizzando ogni primo piano e ogni sguardo per fornire allo spettatore un frammento brillante del piccolo mondo che la giovane ha dentro di sé, fatto di meraviglie represse e diamanti grezzi.

Per quanto implicite, la rivalsa e la rinascita di questa giovane donna esplodono in tutta la loro potenza episodio dopo episodio, lasciando che alle ombre si sostituisca la luce della rinascita. Ciò che la fotografia pone in evidenza è infatti lo splendido calore della speranza, opposto al grigiume e al freddo dell'inadeguatezza - sociale o relazionale che sia, in un mondo in cui il lavoro segna indelebilmente le possibilità di un individuo.

La dura strada verso la felicità

Maid è una mini-serie naturalmente empatica, un'opera libera da insulsi moralismi che punta a raccontare con trasparenza le esigenze e il disagio di molte donne. Il suo messaggio è sempre diretto, dettato da sentimenti puri che non possono lasciare indifferenti. La miniserie targata Netflix e Warner Bros.

riesce nel delicato compito di coinvolgere e intrattenere al tempo stesso, riempiendo il cuore e allargando la mente senza mai smorzare i toni della sua narrazione. Nello show si alternano storie di madri e figlie, di legami infranti e di sogni svaniti fra strade notturne, ma anche di nuove speranze che si riaffacciano con l'alba nella certezza di un nuovo sole. La potenza comunicativa di Maid si fa imponente al punto da annullare qualsiasi forma di distacco, permettendo di entrare attivamente nella scena e di stare al fianco della protagonista in ogni tappa del suo tortuoso percorso verso la felicità. Il reale cuore di un'opera che potrebbe rappresentare cliché e preconcetti estremizzati si trova invece nella spontaneità e nello stile attento di coloro che, sapientemente, intendono raccontare le peripezie di una donna costretta a trovare la propria strada tra gli angoli più bui della società americana.

Maid riesce a coinvolgere in maniera unica e viscerale, comunica direttamente alle più alte sfere ricettive dello spettatore giocando con la sua sensibilità e il suo intuito anche quando affronta gli argomenti più scomodi. Lo show fa un lavoro straordinario nel raccontare le difficoltà dei meno abbienti, ma nel rappresentare luci e ombre dei rapporti tra donne riesce persino a superarsi. Per tematiche, qualità visiva e tenacia narrativa, il racconto di Maid merita di spiccare in alto tra le grandi produzioni dell'anno, con la prospettiva di far parlare di sé il più a lungo possibile per attrarre maggior attenzione su una problematica sempre attuale.

Maid Maid è un’incredibile storia vera che riesce a coinvolgere e a intrattenere per tutta la sua durata. Facendo leva su una produzione importante, una splendida fotografia e delle interpretazioni d'alto livello, questa miniserie ottiene un posto particolare fra le migliori produzioni di questa stagione televisiva. Per tematiche trattate e qualità effettiva, Maid non potrà assolutamente lasciare indifferenti.

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