Recensione Mario - Stagione 1

Si conclude la serie-tv di Maccio Capatonda, alle prese con il comico telegiornale MTG

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

A noi italiani piace ridere e più o meno volontariamente far ridere. Di maestri della risata ne abbiamo a bizzeffe, di cult comici una marea. Abbiamo perso il conto delle pellicole spassosissime viste al cinema, ma non di quelle viste in televisione. Il piccolo schermo italico ha quasi sempre preferito le agiografie dei padri risorgimentali, le storie bibliche, le famigliole felici e le commedie agrodolci.
Sarà anche per questa scarsezza che Boris ci conquistò qualche anno fa: i dietro le quinte di una soap opera di quart'ordine risultavano comici anche perchè prendevano di mira il jet set nostrano, composto da divi vanagloriosi e boriosi registi.
Mario, la serie tv firmata Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia) su MTV, ridicolizza i telegiornali odierni, la scaletta strampalata e i loro mezzi-busti. Non raggiunge i livelli satirici di Boris, puntando maggiormente verso una comicità demenziale, ma ora che la serie è finita non possiamo che applaudire la sceneggiatura e le geniali trovate di alcune puntate. Per uno che fino a ieri non è andato oltre trailer dissacranti e cortometraggi non-sense, si tratta di un bel passo avanti!

Cavoli amario

Mario è il conduttore di punta dell'MTG. Deve la sua fama giornalistica al padre putativo Paolo Buonanima, vice-direttore del telegiornale. Tutto cambia improvvisamente il giorno in cui Buonanima scompare nel nulla e -coincidenza?- appare il nuovo presidente della rete, lo spietato imprenditore americano Lord Micidial. Quest'ultimo s'insinua nel format dell'MTG, denominandolo Micidial TG e imponendo i propri sponsor, uno a puntata.
Mario vorrebbe licenziarsi e trovare lavoro presso un'altra emittente, ma il contratto rinnovato appena 4 giorni prima contiene una pesante clausola rescissoria, invisibile all'occhio umano perchè scritta in diagonale (la c.d. Sciabolata). L'unico modo che Mario ha per stracciare il contratto è insegnare il mestiere di giornalista a Ginetto, il figlio ebete di Lord Micidial, sofferente di "chiusofobia": purtroppo, però, il ragazzo nemmeno sa leggere e il conduttore le tenterà tutte (incluso l'aiuto divino) pur di fargli apprendere l'abc.
Mentre crescono i sospetti attorno a Lord Micidial quale mandante del rapimento di Buonanima, una nuova vice-direttrice mozzafiato appare alla porta e suggerisce a Mario indicibili segreti sul conto del businessman. Peccato solo che Marta Franceschini è in realtà figlia proprio di Lord Micidial, l'ennesima pedina nelle sue mani per incatenarlo alla sedia di conduttore: Mario cado in paranoia, non si fida più di nessuno e la verità su Buonanima si allontana ogni giorno di più...

Io ho visto tutto

La trama pare ingarbugliata e in effetti lo è. Nell'arco di 18 puntate la sparizione di Buonanima si intreccia alle diverse gag, ricorrendo addirittura a colpi di scena tutt'altro che banali. I momenti di noia sono davvero pochi e lo spettatore vorrà senz'altro giungere fino alla puntata finale e scoprire cosa riserva il destino a Buonanima e all'intera crew dell'MTG. Non sveliamo ovviamente nulla, ma l'epilogo risolve tutto in una colossale risata e lascia aperti diversi spiragli per una fortemente auspicata seconda stagione.
A fare da collante tra i diversi episodi vi sono i diversi inviati del telegiornale. Idealmente ogni puntata coincide con un'edizione del telegiornale, motivo per cui a fianco dello svolgimento narrativo principale si alternano i diversi inviati e i peculiari servizi dell'MTG. Qui Maccio Capatonda e i suoi sceneggiatori hanno potuto riproporre quella verve comica già saggiata con la Gialappa's e nelle apparizioni a La7. Lo spettatore imparerà ad adorare le macchiette giornalistiche impersonate da Salvo Errori, reporter dei più improbabili fenomeni di costume, Joe Cagnaccia, graziosa giornalista di moda e stravaganti abitudini, Oscar Carogna, morboso inviato di cronaca nera, Ippolito Germer, curatore della rubrica di medicina parodia di Medicina 33, Amarino Mallo, inviato dall'estero con collegamenti della durata di un paio di secondi, e Nevio Nipoti, autore di servizi in bianco e nero che trattano in maniera irriverente del nostro passato.
Anche i personaggi che popolano lo studio televisivo riusciranno a strapparvi più di una risata: l'assistente di regia Michelangelo, ossessionato dai conteggi alla rovescia e dagli orologi atomici, la truccatrice Jenny, bonzona innamorata di Mario (ma non corrisposta...), e il guardiano Ozio del quale rimarrà celebre la formula "ehi, qui non si può...ma non è per te, è che sennò qui mi si riempie di..."

Mario - Stagione 1 La prima serie formata da Maccio Capatonda (Marcello Macchia) è riuscita a convincerci. I timori dopo un pilot esaltante che le gag sarebbero risultate noiose, i personaggi poco sfaccettati e la trama accessoria, si sono sciolti come neve al sole con il passare delle puntate. Non solo la sceneggiatura ha saputo tenerci incollati allo schermo fino alla conclusione, ma anche le diverse trovate comiche e il tono di inviati e membri dello staff hanno fatto da collante tra un episodio e l'altro, facendo così perno sull'idea di serialità in cui ciò che appare scontato di episodio in episodio si stravolge improvvisamente. Mario si candida seriamente al premio di miglior serie comica italiana dell'anno e se la seconda stagione saprà ugualmente intrattenere difficile che il primato gli sia soffiato...

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