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Uno di noi sta Mentendo 2 Recensione: la serie Netflix non concede il bis

Lo show adolescenziale cade nella trappola degli stereotipi e si trasforma in un'opera caricaturale e prevedibile, lontana dai fasti della prima stagione.

Uno di noi sta Mentendo 2 Recensione: la serie Netflix non concede il bis
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Sono passati nove mesi dalla nostra recensione di Uno di noi sta Mentendo, una vera e propria gestazione che ha dato ai natali alla seconda stagione di quella serie rivelatasi una piacevole sorpresa: lo show sviluppato da Erica Saleh - tratto dal libro bestseller di Karen M. McManus - riusciva a capovolgere le aspettative del pubblico imbastendo un racconto che si prendeva gioco del suo stesso genere, facendo evolvere i suoi protagonisti con sagacia fino a spogliarli di quell'etichetta superficiale tanto cara alla cultura liceale americana e non.

Le tiepide previsioni che avevano accompagnato il prodotto distribuito da Netflix si sono quindi tramutate in spasmodica attesa per quella seconda tornata di episodi che trovate nel catalogo Netflix di Novembre 2022: purtroppo gli sceneggiatori non sono riusciti a ripetere il colpaccio, cadendo in situazioni già ampiamente esplorate e piegandosi fin troppo spesso ad un'emotività spicciola che non fa nulla per distinguersi dalla pletora di serie adolescenziali molto simili tra di loro.

So cosa hai fatto nello scorso episodio

Il prologo di questo sequel - reso obbligatorio dal finale aperto della scorsa stagione - riparte esattamente sul cliffhanger dell'ultimo episodio: il Murder Club si è sciolto nella seduta conclusiva con l'allontanamento dei suoi membri, ognuno dei quali ha scelto di ritornare nella propria nicchia sociale per sviare le attenzioni dei compagni e della polizia, dopo essere riusciti a scovare le prove che incastrano Jake per l'omicidio di Simon.

Il confronto finale con il grande colpevole che li ha fatti tremare per settimane non si è però risolto in maniera calma e pacifica perché, in seguito alle colluttazioni nella foresta, Addy si è difesa sparando con l'arma dell'assassino, diventando materialmente l'omicida che tutti già l'accusavano essere. Accorsi sul luogo del misfatto, i cinque amici scelgono di occultare il cadavere per non rischiare la prigione, spargendo la voce che Jake è fuggito in Messico per evitare l'arresto.

Uniti da un crimine che questa volta hanno davvero commesso, i ragazzi fanno fronte comune per contenere le voci di un loro possibile coinvolgimento, ma la solidità del gruppo è messa a dura prova dalle minacce di uno sconosciuto che sembra sapere esattamente cosa sia successo tra gli alberi di quella foresta isolata.

Un fiume di prevedibilità

Basta il breve incipit di questa seconda stagione per incorniciare gli eventi, le situazioni ed i progressi che hanno già fatto le fortune di una celeberrima saga slasher: dopo averci sorpreso con una scrittura capace di rivoltare i preconcetti legati al setting liceale (abbiamo anche analizzato perché Uno di noi sta Mentendo non è il solito teen drama) la serie sceglie improvvisamente di trasformarsi in So cosa hai fatto, un franchise che - in seguito al romanzo originale datato 1973 - ha già ricevuto numerose trasposizioni.

Tra sequel, reboot e riletture in chiave meno orrorifica rispetto all'originale, l'ultimo adattamento della saga ha già esplorato l'ambito seriale esattamente come si appresta a fare lo show Netflix, e cioè attraverso un'ottica adolescenziale che mette in contrasto i personaggi in base a paure e sospetti. Il flop clamoroso che ha portato alla cancellazione di So cosa hai fatto dopo una sola stagione evidentemente non ha intimorito il team guidato da Erica Saleh, che adatta le ottime premesse lasciate dagli scorsi episodi collocandole in un canovaccio molto prevedibile, all'interno del quale i protagonisti - dopo aver combattuto strenuamente per liberarsi dalle false accuse di omicidio - si trovano adesso a condividere un terribile segreto, chiudendosi a riccio per non lasciar trapelare alcun indizio mentre i sospetti montano contro di loro. Solo l'unità può salvarli dal carcere, ed i personaggi ritornano a dubitare dei loro complici più inclini alla resa, ma sembrano farlo senza reale convinzione, essendo ormai legati da un sentimento di fiducia che trascende la classica amicizia scolastica.

Sentimenti e differenze

Tra le indagini da sviare e la ricerca del testimone misterioso che li ha visti nascondere il corpo di Jake, la detective story procede attraverso gravi dimenticanze e superficialità che sfidano a più riprese la sospensione d'incredulità, con sospetti e prove inconfutabili messi da parte per poi essere riesumati alla ricerca di un plot twist improvviso e senza mordente.

Lo sviluppo non convince perché ad essere deboli sono in effetti le premesse iniziali, con un gravissimo occultamento di cadavere che cancella senza appello l'accettabile legittima difesa, mentre i ragazzi sembrano dimenticare spesso di rischiare il carcere quando si concedono frivolezze e divertimenti in barba al loro burattinaio. Ad accompagnare la narrazione di questi eventi molto scontati troviamo una sentimentalità che purtroppo ricade nei più classici stilemi del teen drama, pregna di emozioni spicciole e di una sessualità superficiale che sembra costruita soltanto per accontentare lo spettatore più malizioso. Ciò che aveva reso la prima stagione dello show una visione fresca ed intrigante - in qualche modo coraggiosa nel suo sfidare i leitmotiv del dramma giovanile - viene ribaltato in questo sequel andando a riproporre in buona sostanza ciò che è stato già sviscerato nell'oceano di produzioni similari, senza alcuno spunto di originalità capace di rendere memorabili otto episodi che si accontentano soltanto di cavalcare l'onda di un pubblico fedele.

Gli ormai immancabili aneliti verso un'inclusività molto ampia, con il politicamente corretto che a più riprese sovrasta la credibilità della trama, affossano in via definitiva una storia che rovina per sempre il futuro di una serie dal buon potenziale, amareggiando coloro che si erano affezionati a quel gruppetto di amici capaci di andare oltre le solite apparenze.

Uno di noi sta Mentendo - Seconda Stagione La seconda stagione di Uno di noi sta Mentendo è una doccia gelata per quel pubblico che aveva preso a cuore i destini di ragazzi finalmente liberi dalle etichette sociali: dopo aver lottato per la loro libertà individuale - e contro i preconcetti dello spettatore - gli adolescenti vengono fatti piombare nella faciloneria di una sentimentalità spicciola, colma di cliché e bramosie per il politicamente corretto che sfidano a più riprese la credibilità della trama. Se dal punto di vista emotivo lo show Netflix ricade nei più classici ed abusati stilemi del teen drama, non va meglio alla nuova detective story che impegna i protagonisti. Gravi lacune e dimenticanze inspiegabili vengono utilizzate per cercare plot twist a scoppio ritardato, mancando di sorprendere a causa di una plausibilità messa a dura prova dalla frivolezza delle indagini.

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