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Messiah recensione: la fede secondo Netflix

Netflix affronta il delicato tema della fede con "Messiah". Cosa accadrebbe se arrivasse un uomo che sostenesse di essere il nuovo Messia?

recensione Messiah recensione: la fede secondo Netflix
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Le serie tv ci hanno ormai abituato alle tematiche più disparate, dalla storia alla filosofia, ma più raramente hanno affrontato il tema della fede, se non in modo metaforico o nelle sue degenerazioni. Come però vi avevamo già anticipato nelle nostre prime impressioni su Messiah, la nuova serie Netflix compie un ulteriore passo avanti, affrontando, in modo diretto, il tema della venuta di un nuovo sedicente "unto del Signore". Purtroppo Messiah è stata cancellata da Netflix dopo una sola stagione, ma le premesse di questa serie saranno state mantenute? Scopriamolo nella nostra recensione completa.

Al-Massih

Alle porte di Damasco, assediata dall'Isis, compare un uomo dai capelli lunghi ed il viso determinato, il quale inizia a predicare a favore della pace, contro una guerra priva di senso. Improvvisamente si alza una tempesta di sabbia e l'assedio finisce. L'uomo, che viene subito chiamato Al-Massih (il Messia), inizia il suo cammino verso il confine con Israele e sono in tanti a seguirlo.

Giunto a destinazione, il presunto Messia viene imprigionato dall'esercito israeliano, ma ha nel frattempo attirato l'attenzione del mondo ed anche della CIA, la cui agente Eva Geller (Michelle Monaghan), inizia ad indagare sulla veridicità delle dichiarazioni dell'uomo e soprattutto sulla sua identità.

Negli Stati Uniti un uomo, il reverendo Felix Iguero (John Ortiz), ha perso la sua fede, tanto da voler incendiare la sua Chiesa ed incassare i soldi dell'assicurazione, ma un evento improvviso, accaduto in concomitanza con l'arrivo di Al-Massih su suolo americano, renderà Felix il suo apostolo. Ormai il mondo si chiede chi sia quest'uomo, che pare muoversi nella direzione di un vero e proprio "unto del Signore", ma sarà un ciarlatano o davvero il Messia che i fedeli stavano aspettando?

L'incapacità di schierarsi

Come si diceva, il tema della fede e della religione non era mai stato trattato in modo così chiaro e diretto. Messiah si pone proprio la domanda: che cosa accadrebbe se tornasse sulla Terra il Messia? In verità la domanda vera sarebbe: cosa succederebbe se sulla terra qualcuno sostenesse di essere il Messiah?

La serie targata Netflix, infatti, sebbene all'inizio faccia presagire che Al-Massih sia veramente "l'unto del Signore", poi non osa, non prende posizione, ma inizia a colorare la narrazione di ambiguità, facendo compiere al protagonista azioni palesemente in contrasto con ciò che sostiene. Questo punto di vista da una parte sceglie la strada più prevedibile, dall'altra risponde alla vera necessità del racconto.

La serie infatti non vuole mostrare il vero Messia e non vuole raccontare la storia dell'unto del Signore, ma vuole andare più a fondo e capire quale sia il fondamento della Fede in ogni uomo. Se Al-Massih, sostiene di essere il verbo e sembra compiere miracoli, non sono questi che devono muovere le persone verso di lui, ma il messaggio di pace che lui porta.

Simbolo negativo di questa impostazione è Felix, il quale, di fronte ad un evento miracoloso che accade in concomitanza con l'avvento di Al-Massih, ne diventa seguace devoto, nonché suo primo apostolo, ma è pronto a rinnegare tutto e a perdere nuovamente la fede, ritornando ai suoi propositi di distruzione, nel momento in cui sembra che l'uomo venuto dal nulla sia solo un ciarlatano. Messiah sembra così indagare la vera identità dei religiosi o presunti tali, per verificare se essi siano Tommaso o Giobbe, se abbiano bisogno di segni ben chiari per credere oppure se si affidino ciecamente alle proprie convinzioni.

Gli opposti

Dal punto di vista strutturale Messiah è costruito sulla contrapposizione degli opposti. La prima, piuttosto, radicale, è tra chi crede ad Al-Massih e chi non crede. In questo caso da una parte c'è la gente, assetata di simboli positivi e di speranza, che crede all'uomo, dall'altra gli apparati statali, preoccupati dalle parole di un uomo che potrebbero destabilizzare lo status quo.

La dialettica, quindi, è tra fede e ragione, tra chi si abbandona alla parola del Messia fino a compromettere il normale andamento delle cose, come il personaggio interpretato da Emily Kinney, che crede che la figlia sia guarita dal cancro e non la sottopone alle chemio, e chi guarda con sospetto il nuovo arrivato. Per questo motivo la somma opposizione è proprio tra Al-Massih ed Eva Geller, quest'ultima dilaniata tra un dramma familiare per il quale non può credere che vi sia speranza e la convinzione che il sedicente Messia sia necessariamente un ciarlatano o, peggio ancora, un terrorista.

La lettura di questa opposizione è la più interessante in Messiah in quanto descrive un personaggio ormai privo di qualsivoglia prospettiva, di qualsivoglia fede. Se Felix la ritrova al momento dell'apparizione del Al-Massih, Eva non ha nemmeno una titubanza: la vita le ha spazzato via ogni briciolo di speranza ed il Messia non solo non può rappresentarla, ma non deve rappresentarla, perché, in qualche modo, è proprio il fatalismo che la muove e che dà una ragione alle sventure che le sono capitate. Per Eva Dio è così lontano che non può mandare un Messia a redimere l'umanità.

Messiah Messiah soffre il destino di serie che partono da un concetto molto ambizioso, ma che, per svariati motivi, non riescono a svilupparlo appieno, impossibilitate a prendere una posizione su argomenti delicati, quali la fede. Proprio per questo Messiah, che a prima vista parte con l’intento di stupire, non osa, e rientra ben presto in un ambito più canonico ed innocuo. In verità, se da un certo punto di vista ciò risponde a verità, dall’altro gli autori hanno comunque voluto affrontare il tema della fede e dei segni necessari a rinforzarla. In un tale contesto Messiah è assolutamente efficace e riesce a colpire dritto al punto. La serie per quanto imperfetta è comunque consigliata a chi voglia affrontare tematiche più profonde, sebbene la scrittura risulti a tratti verbosa ed annacquata.

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