Mi Senti? Recensione: una dramedy imperfetta su Netflix

Mi Senti? è una dramedy - chiaramente in debito con Fleabag - dalle buone idee che però non riesce a mettere a fuoco se non per brevi sequenze.

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Che Fleabag abbia esercitato un'influenza notevole sul panorama seriale ormai è cosa nota: After Life e Russian Doll di Netflix, Ramy di Hulu, Barry di HBO, sono tutte serie con un debito più o meno ingombrante nei confronti della straordinaria opera di Phoebe Waller-Bridge. Così com'è altrettanto chiaro che non sempre questi prodotti riescano a raggiungere lo stesso livello di un acuto e straziante spaccato sociale ed intimo. Ecco, Mi senti? di Netflix, serie canadese che in madrepatria ha debuttato nel corso del 2018, rappresenta perfettamente questo caso, in quanto tenta di riprodurre precisamente gli stilemi di Fleabag - umorismo piuttosto volgare, un'odissea drammatica delle protagoniste, la voglia di affrontare tematiche profonde.

C'è tutto, insomma. Manca però la scintilla, quel pizzico di genialità che rende ogni cosa indimenticabile e coinvolgente. A Mi senti? manca una vera e propria struttura ed il risultato è un telefilm letteralmente fuori fuoco, incapace di focalizzarsi sui suoi punti di forza se non per brevi istanti.

I nostri silenzi

Le vicende ruotano intorno ad un trio di inseparabili amiche - Ada (Florence Longpré), Carolanne (Ève Landry) e Fabiola (Melissa Bedard) - e la loro vita costellata da povertà, disagi e problemi di qualunque tipo, dall'alcolismo alla dipendenza da droghe. Esattamente come Fleabag, l'intreccio non potrebbe essere dei più semplici poiché in fondo non è la narrativa il punto focale di una serie simile ma le tematiche squisitamente drammatiche che vuole toccare.

E dunque a prendersi le luci della ribalta non è una storia fatta di ritmi elevati o colpi di scena, bensì il rapporto conflittuale tra Ada e la madre, il trauma intenso patito da Carolanne a causa del suo ex o magari il doversi prendere cura di una sorella tossicodipendente da parte di Fabiola. I protagonisti assoluti di Mi senti? sono allora il vivere alla giornata, la pura sopravvivenza giorno dopo giorno, lo scambiarsi sogni, idee, speranze e sciocchezze davanti all'ennesima pinta di birra della serata, senza pensare troppo a cosa accadrà quando il sole sorgerà di nuovo.

Sicuramente, infatti, l'aspetto più riuscito è proprio il ritratto dell'amicizia tra queste tre ragazze, palesemente costrette a crescere troppo in fretta e costantemente gettate in situazioni ben più grandi di loro. Un ritratto che però saggiamente evita ogni forma di affetto smielato e stucchevole, che sarebbe apparso abbastanza innaturale e fuori contesto, spingendo più che altro in direzione di un'amicizia grezza e imperfetta, fatta di condivisione totale ma anche di continue discussioni.

È il lato un po' più sorprendentemente genuino di Mi senti?, dove non trovano spazio immense dichiarazioni: la verità è che tra amici, specialmente in ambienti duri e arretrati, si può litigare, persino furiosamente, si possono avere differenti visioni. L'importante è avere la coscienza di trovarsi di fronte ad una persona meritevole di fiducia, a prescindere, con cui tornare subito a cantare in metropolitana per racimolare giusto i soldi per un burrito.

Perdere la concentrazione

L'impianto inizia clamorosamente a rompersi quando Ada, Carolanne e Fabiola vengono prese da sole e non in gruppo. Qui iniziano ad emergere delle voragini di sceneggiatura a dir poco abissali: in gruppo le varie componenti sembrano funzionare ed integrarsi, in singolo ogni aspetto assume una forma mediocre e generica. L'umorismo sfizioso e naturale si trasforma in un ridicolo ricorrere a volgarità infantili privo di scopo, le situazioni tese come la tossicodipendenza vengono tralasciate senza alcun tipo di impatto sui personaggi e, fatto ancora più grave, le protagoniste stesse si rivelano prive di una reale caratterizzazione.

Il telefilm si sfalda e perde consistenza, assumendo le forme di una serie di eventi messi in scena malamente che non trovano mai una loro evoluzione o conseguenza.

Ada è l'emblema delle problematiche che affliggono Mi senti?: introdotta come un personaggio dai forti traumi psicologici tanto da dover andare in terapia per imparare a gestire la rabbia, per l'intera stagione ciò non ha alcuna rilevanza - se non nel finale. Tutti i personaggi vengono presentati con un certo fardello emotivo/economico/sociale che poi nelle puntate non viene mai affrontato né sviscerato, rimangono immobili come se ci trovassimo in un episodio dei Simpson. Solo su Carolanne - la protagonista con meno tempo su schermo, chissà perché - viene svolto un lavoro di caratterizzazione degno, continuo, dotato di un'evoluzione tangibile e di comportamenti adeguatamente collegati ai suoi sconvolgimenti.

Solo la sua vicenda personale e straziante riesce davvero a coinvolgere emotivamente lo spettatore con alcune sequenze da pelle d'oca. Il resto è un generico tentativo di riempire un calderone fino all'orlo di tematiche complesse, per scoprire in seguito di non avere il coraggio di affrontarle e consegnare un prodotto unico e distintivo. In pochissime parole, Mi senti? è semplicemente troppo poco.

Mi Senti? Mi Senti? alla fine dei conti è una dramedy potenzialmente interessante ma che non riesce quasi mai a portare a compimento le sue idee. Le vicende di Ada, Carolanne e Fabiola hanno spunti particolarmente intriganti e affrontano tematiche dalla profondità invidiabile, dalla povertà alla tossicodipendenza. Il problema è che lo scorrere delle puntate rende evidente il fallimento degli sceneggiatori nello sviscerare simili temi: quando il trio delle protagoniste si ritrova unito in una serata al bar o a cantare in metropolitana, l'insieme riesce a funzionare; ma quando vengono prese singolarmente emergono tutte le falle di una sceneggiatura che non riesce a dare una concreta caratterizzazione ai personaggi - a parte Carolanne. Non c'è nessuna conseguenza delle esperienze traumatiche che affollano la loro vita, l'umorismo si trasforma in un becero inveire scurrilità senza alcuno scopo, le situazioni si sfaldano e diventando sempre più innaturali. Mi Senti? manca di una vera e propria struttura, le disavventure sembrano eventi a compartimenti stagni incapaci di raccontare una vicenda completa, tranne ancora una volta che nel caso di Carolanne. Però una protagonista su tre è semplicemente troppo poco, nonostante alcuni momenti di pregio.

5.5