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Moon Knight Recensione: una buona serie Marvel stroncata a metà su Disney+

Quando si concentra sul protagonista e la sua condizione, Moon Knight brilla di una luce intesa tanto quanto è problematica la sua narrativa.

Moon Knight Recensione: una buona serie Marvel stroncata a metà su Disney+
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Quanto può incidere un finale sulla valutazione di un prodotto audiovisivo? Non è una domanda scontata, perché qualcuno potrebbe giustamente propendere verso entrambi gli estremi, verso cioè considerare la chiusura come la sublimazione di tutto ciò che è venuto prima oppure magari ridimensionarla per focalizzare l'attenzione sul viaggio e non la destinazione, usando semplici slogan pubblicitari. È chiaro che in una discussione simile dovrebbero entrare in gioco anche decine di altri fattori, dai gusti personali fino al genere stesso preso in considerazione - in una commedia romantica o in un poliziesco generico il finale in sé ha molta meno valenza rispetto ad un thriller psicologico, ad esempio. E, volente o nolente, le produzioni Marvel ricadono in un certo senso in questa seconda categoria, perché se è vero che non è mai in dubbio cosa accadrà e che il buono riuscirà a trionfare, d'altro canto il come può avere un impatto devastante sull'insieme.

Moon Knight ne è la prova e il suo finale insoddisfacente (qui potete recuperare la nostra recensione di Moon Knight 1x06) e, lo diciamo apertamente, a tratti imbarazzante, crea una cascata di problematiche di non poco conto sull'intera miniserie. Però è impossibile non riconoscere comunque i meriti di un prodotto che ha provato in più modi e tra alti e bassi ad offrire qualcosa di molto diverso rispetto al resto del MCU.

Sonnambulismo o ben altro?

E tutto è iniziato con uno spaccato della vita di Steven (Oscar Isaac è la migliore scelta per Moon Knight), in apparenza un normalissimo benché timido e poco sicuro di sé addetto ai souvenir nel British Museum di Londra, che tuttavia convive da tempo con un piccolo problema: è infatti costretto a non dormire poiché si risveglia casualmente in posti ben lontani da casa sua, un fenomeno che lui attribuisce ad un banale sonnambulismo. La situazione è in realtà molto più complessa e Steven dovrà presto fare i conti con il misterioso mercenario Marc e una divinità egizia egoista e manipolatrice, in un'odissea che lo porterà a scoprire insospettabili lati di se stesso, nonché a sventare i piani sciagurati di un eremita disturbato (Ethan Hawke).

Ora, soprattutto per chi non ha mai avuto familiarità con la versione cartacea di Moon Knight, a tenere alta l'attenzione sono state principalmente le affermazioni in sede di marketing fatte da Feige e soci, che a più riprese avevano ribadito la natura brutale della miniserie anticipandone oltretutto le atmosfere molto più dark. Promesse che non possiamo non ritenere mantenute, se inquadrate all'interno del MCU e non in generale; già questo dato lascia intravedere lo sforzo di distaccarsi da una comfort zone che ormai ci accompagna in maniera quasi immutabile da almeno un decennio. Dettagli come del sangue in primo piano e a fuoco, dei combattimenti più cruenti (seppur altalenanti ma ci arriveremo), qualche tinta horror da non disdegnare e un'attenzione chiaramente rivolta al disturbo dissociativo dell'identità del protagonista infatti sono e rimangono testimonianze preziose.

In particolar modo il lavoro svolto sulla caratterizzazione di Steven/Marc è assolutamente encomiabile: c'è del sincero dramma nel loro rapporto, sia in uno Steven che fatica a comprendere cosa stia succedendo - idea geniale partire da lui per raccontare Moon Knight, come se fosse in pratica lo spettatore stesso - che nella dolorosa esistenza di Marc, di un uomo vittima di sensi di colpa e stanco di essere soggiogato ai mutevoli desideri di un'entità ultraterrena. Un rapporto complesso che non solo non è stato così semplificato come forse era preventivabile, ma addirittura gestito al pari di un mosaico da ricostruire pian piano, alla stregua di un thriller i cui indizi vengono solo saltuariamente alla luce. Ed è soddisfacente mettere insieme le varie tessere del puzzle, notare dettagli anche in luoghi o eventi secondari per poi tessere un'immagine che esplode con una violenza inaudita in un episodio specifico interamente dedicato alla loro dinamica.

Non facciamo fatica ad affermare che tale puntata, nel contesto del MCU ed in generale nell'ambito delle produzioni più marcatamente commerciali, è un gioiello, si pone al pari di un capolavoro di introspezione capace di prendere a pugni nello stomaco lo spettatore per 50 minuti. Tutto ciò per dire che Moon Knight, quando al suo meglio, è un orologio svizzero studiato alla perfezione, con capitoli costruiti meticolosamente in modi non lineari per ridare quanto più possibile la sensazione di una mente a pezzi, frammentata, scomposta. Alcuni dei momenti più dolorosi, genuini e unici dell'universo condiviso si trovano proprio qui, confezionati da un paio di interpretazioni clamorose.

Un urlo strozzato

Cosa accade quando però Moon Knight non funziona? E di cose che non funzionano o ci riescono solo in parte ce ne sono diverse, a partire da aspetti che mai ci saremmo aspettati di mettere in dubbio in un prodotto Marvel. Passi la CGI, che già ad esempio in Hawkeye (potete sempre rivisitare la nostra recensione di Hawkeye) non aveva dato esattamente vita a degli effetti indimenticabili e che perlomeno in Moon Knight, dopo un inizio mediocre, tutto sommato si attesta su livelli discreti - ma nulla più; sono proprio le sequenze d'azione a deludere, di sicuro evocative e in alcuni frangenti più macabre del solito, ma estremamente altalenanti.

Il series finale è emblematico in tal senso, con una regia che continuamente varia dal buono all'insoddisfacente e confusionario, tramite movimenti di camera incerti, ballerini, che tendono a sfocare quel che di intrigante era stato mostrato fino a pochi secondi prima. Una sinfonia action a fasi alterne che trova la sua indegna conclusione nella scelta scellerata di risolvere lo scontro decisivo in un modo raccapricciante. Ma è lampante che il vero tallone d'Achille di Moon Knight sia la sua narrativa, pietra tombale su qualunque ambizione di grandezza la serie potesse mai avere.

In effetti se la si guarda nel suo complesso - e molto è purtroppo dovuto al disastroso finale - è un vaso di Pandora dal quale fuoriescono un quantitativo non indifferente di soluzioni e spiegazioni incoerenti: dal funzionamento di un misterico al di là alla totale inutilità degli avatar delle varie divinità, dalla funzione di Khonshu a personaggi che mutano repentinamente idea nel giro di due secondi netti, da veri e propri buchi di trama come il sarcofago a brillanti escamotage risolti pateticamente con brevissime scene inserite a caso, come se se ne fossero dimenticati fino all'ultimo istante. E quindi cosa ci rimane? Una miniserie che ha da un lato i pregi comunque lodevoli di aver tentato e in buona parte portato a termine un audace character study in salsa MCU rinnovando per certi versi la sua inconfondibile formula, mentre dall'altro un telefilm narrativamente debole e fallato, piagato persino da un'imprevedibile povertà produttiva - per effetti, sequenze action e anche set non sempre all'altezza.

Moon Knight Quando al suo meglio, Moon Knight è un orologio svizzero per precisione, capacità comunicativa e straordinaria audacia sia negli argomenti trattati che nella voglia di rinnovare - non modificare - una formula che ormai conosciamo a menadito da almeno un decennio. Quando cioè si pone lo sguardo alla storia a cui chiaramente gli sceneggiatori tenevano, coincidente con la parabola di Steven/Marc e la loro peculiare condizione clinica, si scopre un prodotto a tratti strepitoso, quasi un thriller da comporre pian piano che esplode in un episodio doloroso e sensazionale - emozioni moltiplicate a dismisura dalle interpretazioni clamorose di Isaac e Hawke. Ad un certo punto, però, bisogna guardarsi anche intorno e le crepe iniziano a manifestarsi, a partire da un livello produttivo generale tutt'altro che in linea con lo standard dei Marvel Studios. Ma è la narrativa la vera pietra tombale per le ambizioni di Moon Knight, che dopo il finale - imbarazzante su quasi ogni livello - si mostra colma di inconsistenze, incoerenze e veri e propri buchi di trama. Un urlo strozzato, per una serie che avrebbe potuto segnare un inizio differente per l'MCU e che invece si è rivelata appunto poco più che sufficiente.

6.5