Mozart in the Jungle: la recensione della quarta stagione

Con questa nuova stagione la serie Amazon si conferma come una delle produzioni tv più interessanti dell'intero panorama.

recensione Mozart in the Jungle: la recensione della quarta stagione
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Nelle prime impressioni sul ritorno di Mozart in the Jungle avevamo accennato a come anche la narrazione delle serie TV abbia subito un netto cambiamento dopo l'arrivo delle varie Over the top, e di Netflix e Amazon Prime Video soprattutto, che pubblicano immediatamente le intere stagioni dei propri prodotti seriali, riconfigurando così un elemento da sempre caratteristico di questo campo mediale: quello del cliffhanger, un espediente narrativo utile a mantenere viva l'attenzione in una serie TV di cui viene trasmesso un episodio a settimana, che risulta però inutile, se non fastidioso, quando ci troviamo di fronte un'intera stagione. A cambiare poi è anche l'essenza stessa della premiere, che non racchiude più tutti gli elementi che verranno poi snocciolati nel corso degli episodi, ma ha anzi una funzione preparatoria per lo spettatore di ciò che lo aspetterà nel corso di una stagione che assume, a conti fatti, le connotazioni di un lungo film. Perché, questa volta più che mai, è così che potremmo interpretare questa quarta stagione di Mozart in the Jungle: una pellicola lunga quasi cinque ore, fruibile sia a piccole dosi che tutta d'un sorso, per un'avventura, quella di Hailey, del maestro Rodrigo e della sua orchestra, che raggiunge in questa sua annata il suo apice.

Non esistono storie d'amore semplici

Come avevamo anticipato, e come tutti gli spettatori avranno facilmente intuito sin dai primi minuti di questa stagione, la quarta annata di Mozart in the Jungle sembrava dover trovare il proprio perno nella storia d'amore fra il maestro Rodrigo e Hailey; una storia d'amore che in passato ha mostrato quanto potesse essere sofferta nella sua inespressione, e che adesso trova finalmente concretezza. Ma non è così semplice, l'amore, specie se trova come interpreti due personalità distinte e fortissime, seppur nelle loro tante fragilità, come quelle splendidamente rese a schermo da Gael Garcia Bernal e da Lola Kirke, forse fra le coppie d'innamorati più riuscite dell'intera storia seriale recente. Ognuno finisce per influire l'orbita altrui, per parafrasare lo stesso Rodrigo, fino a sovraccaricarla, creando così una sorta di anello di detriti che impedisce al proprio vero io, esplicitato al partner in modo così apparentemente spontaneo, di manifestarsi. A subire ciò è soprattutto Hailey, non solo perché è la più giovane o perché, nell'ambito della direzione d'orchestra, ha tutto da imparare da un genio come Rodrigo. Hailey tende infatti a sovraccarsi, implodendo nelle proprie nevrosi e scontrandosi con la forte presenza del partner.


Un'inedita anima femminista

È in questo aspetto che Mozart in the Jungle si dimostra particolarmente coraggioso. Hailey è per certi versi l'incarnazione di un genere, quello femminile, che negli ultimi duemila anni è sempre stato subalterno a quello maschile. In amore, quando a contare erano e sono i sentimenti, ma anche e soprattutto nell'ambito professionale. Se il patriarcato è una condizione dalla quale anche oggi le società occidentali fanno fatica a liberarsi, nella musica classica - un ambiente storicamente maschilista - questo concetto si radicalizza, venendo incarnato nella serie soprattutto dalla figura di Maria Anna Mozart, sorella del ben più noto Wolfgang Amadeus, che si manifesta, in modo speculare a quanto accade con Rodrigo, ad Hailey, dando vita a conversazioni tipiche della commedia ma dalle sfumature oniriche. "Incredibile che oggi permettano alle donne di dirigere", dirà in un episodio; ma per le donne oggi, sia nella vita che nel mondo della musica, le cose non sono così semplici, e Hailey lo imparerà sulla propria pelle, subendo poi, inevitabilmente, anche l'ingombrante presenza di Rodrigo.

Play with the blood

La carne al fuoco messa in questa stagione di Mozart in the Jungle è però tanta, e non finisce di certo qui. C'è ad esempio il tema della fruizione moderna che può avere la musica classica, un genere il cui bacino di riferimento pare sempre più elitario, rischiando pertanto di sparire. Cosa fare, dunque? Cercare di ammodernarlo, con introduzioni forse troppo spinte come quelle del maestro Thomas Pembridge, interpretato dal sempreverde Malcolm McDowell, oppure affidarsi alla glaciale perfezione della tecnologia? Sono temi attuali e non scontati, e Mozart in the Jungle ha il coraggio di affrontarli, non rinunciando alle proprie venature comiche. Come ha il coraggio di reinventarsi, cercando una deriva intimista che non snatura l'essenza della serie, ma anzi trova la sponda perfetta in un'ambientazione, come quella giapponese che fa da contorno ad una piccola parte di questa stagione, perfetta per sperimentare nuove soluzioni, sia narrative che visive.

Mozart in the Jungle - Stagione 4 Ci sarebbe molto altro da dire su questa quarta stagione di Mozart in the Jungle, e sul suo finale soprattutto, che chiude un cerchio trasmettendo allo spettatore quella soddisfacente sensazione di malinconia, ma lasciando d’altro canto anche uno spiraglio per nuovi e inaspettati risvolti. In attesa di capire se la serie verrà rinnovata o no per una quinta, e forse ultima stagione, non possiamo fare altro che invitarvi a gustarvi quella che si è appena conclusa, e che rappresenta senza dubbio fra i prodotti seriali più riusciti dell’intera collezione degli Amazon Original.

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