Mr. Iglesias: Recensione della seconda stagione della sitcom Netflix

Mr. Iglesias, al pari del suo creatore, è una sitcom semplice e piacevole, senza particolari ambizioni che vadano oltre un ottimo intrattenimento.

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In un universo come quello seriale in cui - purtroppo - regna forse un po' troppo incontrastata una cultura dell'hype senza freni e una ricerca estenuante del prossimo grande capolavoro può essere facile dimenticare il punto focale di un telefilm: intrattenere. E allora ben vengano i vari Watchmen, Dark (qui trovate la nostra recensione di Dark 3), Chernobyl e Fleabag, serie molto al di sopra della media che sono riuscite a lasciare un segno distintivo in questo mondo. Però a volte si perde di vista quanto possa risultare piacevole, nella sua assoluta semplicità, un prodotto che non tenta nulla di ciò e che vuole solo essere un buon passatempo.

Mr. Iglesias, la serie creata ed interpretata dal comico Gabriel "Fluffy" Iglesias tornata a giugno su Netflix, è la più basica ed essenziale sitcom che potreste incontrare. Girata dal vivo, un numero scarno di set, pochi personaggi ma immediatamente riconoscibili e un leitmotiv costante: l'importanza dell'insegnamento in un liceo. Eppure a volte basta questo per creare qualcosa di buono e genuino.

L'importanza di essere un professore

Ambientata a Long Beach, California, la serie segue le vicende di Gabe Iglesias, uno dei professori più amati del liceo Woodrow Wilson, se non il più amato. Il motivo è presto detto: non solo Gabe è una persona aperta, gioviale e con la battuta sempre pronta, ma è anche uno di quei rari casi di insegnante a tutto tondo. Ben lungi dall'essere interessato solamente a spiegare la sua materia, si ritrova continuamente invischiato nella quotidianità e nei problemi degli studenti, che intende in generale preparare alla vita, oltre che a qualche test d'ingresso universitario.

E non importa quanto un alunno possa rappresentare un caso disperato, dall'arrendevolezza di Mikey (Fabrizio Guido) alle onnipresenti teorie cospirazioniste di Lorenzo (Coy Stewart), alla fine Gabe non riesce a desistere dal dare una mano - buona parte della prima stagione era in effetti dedicata a salvare un gruppo di liceali non proprio brillanti dall'espulsione a causa dei loro voti bassi. Come detto in apertura, la serie è appunto semplice, c'è in sostanza solo questo e niente di più. Ciò non significa che da una premessa del genere non si possano ricavare spunti estremamente interessanti.

In primis, la regola aurea: una comedy - e una sitcom ancora di più - funziona soltanto se funzionano i suoi personaggi. E Mr. Iglesias propone un cast perfettamente adeguato al tipo di serie che rappresenta. Ovviamente gli onori della ribalta spettano agli studenti, alla classe che ama visceralmente il suo professore, un manipolo di ragazzi svogliati e non particolarmente dotati guidati dall'instancabile Marisol (Cree Cicchino).

Senza mai aspirare a chissà quali vette o rivoluzioni, è un gruppo di protagonisti che riesce a sorprendere numerose volte poiché gestito con furbizia. Ogni personaggio ha uno specifico tratto distintivo, in tutte i siparietti c'è sempre la possibilità di emergere per chiunque con una battuta o un'osservazione e ognuno di loro ha un suo piccolo arco personale di crescita e maturazione.

Pregi e difetti della semplicità

Ed è qui che Mr. Iglesias stupisce per davvero: da un lato si trattano un po' le classiche tematiche liceali - le prime cotte, le difficoltà nello studio, una timidezza esasperata; dall'altro, tuttavia, trovano spazio anche argomenti delicati che danno una necessaria ventata di freschezza. Questioni come il razzismo, il trattamento di sufficienza a volte riservato alle etnie latine, l'appropriazione culturale, l'ecologia, ovvero quegli stilemi che Iglesias pone al centro della sua comicità da sempre.

Un umorismo che fa dell'accessibilità un punto di forza e la sua inevitabile debolezza. Con ciò vogliamo dire è che Iglesias trasmette la sua esperienza di vita puramente attraverso sketch osservazionali e mai molto profondi, resi più accattivanti dalla sua straordinaria dote imitativa, sia di voci che di rumori - abilità che, oltretutto, in questa seconda stagione è al centro di numerose, nonché squisite battute autoironiche. Un simile modus operandi in un ambiente liceale trova uno sfogo naturale e contestualizzato.

Ma ci sono dei limiti palesi, proprio perché "Fluffy", e di conseguenza Mr. Iglesias, favoriscono sopra ogni cosa una completa accessibilità. Ed è qualcosa che potrebbe comprensibilmente far storcere più di un naso. Può risultare fastidioso sentir dibattere di appropriazione culturale o dell'importanza della questione ambientale in toni talmente semplificati o veder agire il corpo insegnanti, preside compresa, allo stesso modo e con lo stesso linguaggio con cui si rivolgono a dei liceali.

Nonostante tutto l'insieme funziona: è variegato, ricolmo di personaggi piacevoli ed esilaranti con ottimi archi di crescita e approfondimento, riuscendo persino a toccare tematiche raffinate - e rischiose - con una genuina sensibilità; quello che alla fine contraddistingue Gabe da tanti altri professori. A volte la semplicità basta e avanza.

Mr. Iglesias Mr. Iglesias è, in poche parole, la sitcom più semplice e basilare nella quale potreste imbattervi. E la seconda stagione conferma perfettamente tutte le sue qualità e le sue pecche. La creatura di Gabriel "Fluffy" Iglesias segue il manuale delle comedy alla lettera: un cast variegato e piacevole, capace di portare un umorismo costantemente diverso, personaggi che funzionano poiché capaci di crescere ed evolversi e un bel messaggio di fondo. E qui arriva la sua unicità, perché non è da tutti i giorni sentir parlare in una "semplice" sitcom di appropriazione culturale e del trattamento riservato alle etnie latine. Però c'è anche il risvolto della medaglia, lo stesso che segue la comicità tipica di Iglesias, ovvero la sua assoluta tendenza all'accessibilità, che ne limita in parte le potenzialità e soprattutto la profondità. Ma in fondo l'insieme riesce ancora a convincere, dimostrando come non sia necessario puntare sempre a creare la serie del decennio. A volte basta solo un po' di sano intrattenimento ben confezionato.

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