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My Next Guest Needs No Introduction: David Letterman conquista Netflix

La serie di interviste di Letterman sono la nuova frontiera del talk show made in Netflix e si dimostrano l'ennesima scommessa vinta della piattaforma.

recensione My Next Guest Needs No Introduction: David Letterman conquista Netflix
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine di tutti i film di Lav Diaz. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard e un posto nei Tenenbaum.

Dopo ben trentatré anni di onorato servizio, David Letterman - uno dei conduttori più chiacchierati dei classici Late Show americani - decise di ritirarsi dalle scene nel maggio 2015, abbandonando per sempre il suo proverbiale salotto televisivo. Pochi mesi dopo un altro uomo protagonista della storia americana si è visto costretto ad abbandonare il suo salotto - quello dello studio Ovale, dopo otto anni di presidenza. Cosa hanno in comune Barack Obama e David Letterman? Apparentemente niente, apparentemente tutto. Un'ora di eccellente televisione ce lo dimostra, in un'intervista che li vede entrambi tornare sulle scene dopo il loro ritiro e apre così una serie di episodi condotti da Letterman dal titolo My Next Guest needs no introduction, ospitati da Netflix a cadenza mensile. E quale modo milgiore per Letterman di iniziare se non con un parallelismo indubbiamente lusinghiero, quello con uno dei presidenti più amati e rispettati della storia moderna che decide di stare al gioco e sedersi di fronte a lui per quella che si rivela essere un'intervista intima, trasversale e appassionante che dimostra come si possa fare dell'ottimo intrattenimento anche attraverso canali streaming - un esperimento indubbiamente vincente.

Let's start from the end

La formula è chiaramente reinventata, figlia di un medium - Netflix - che non ha costrizioni televisive e che quindi può prendersi tempi e modi diversi per far esprimere il protagonista assoluto dello show: Letterman non ha più solo una ventina di minuti da dedicare al suo ospite, ma un'intera ora in cui può permettersi uno scambio reciproco e un approccio più personale all'intervista. Ecco perché il monologo iniziale è ridotto all'osso e la vera azione arriva subito dopo un breve montaggio, presentando l'ospite senza introduzione, come suggerisce il titolo dello show, anche perché non ne ha certo bisogno. Barack Obama arriva sul palco immediatamente, sembra aver beneficiato della pausa dagli impegni istituzionali di un presidente e si presenta esattamente come lo avevamo lasciato: amichevole, generoso con il suo pubblico, dalla gestualità appassionata che ben si abbina con una dialettica immediata, semplice ma non per questo elementare, eccezionalmente comunicativa. Due poltrone, nessun particolare sketch ma solo una chiacchierata informale che va dai racconti familiari di entrambi all'inevitabile confronto con l'attuale inquilino della Casa Bianca, passando per uno degli episodi più cruenti della storia americana.

Dal personale all'istituzionale

C'è un'amicizia genuina tra Obama e Letterman, e si vede: l'ex presidente sembra fare fatica a mantenere il suo ruolo di intervistato e cerca fin da subito di trasformare l'intervista in una conversazione bilaterale, tentativo che causa un paio di rimproveri da parte di un Letterman invece ben intenzionato a strutturare il suo lavoro, seppur in maniera gentile e scherzosa. Una volta rimesso tra le righe però Obama non cessa di essere generoso di racconti, che trovano spesso spazio anche per Letterman di raccontare qualcosa in più di sé. Il dualismo riesce perfettamente, e lo spettatore può imparare un po' più di entrambi nel loro privato tanto quanto delle loro missioni pubbliche. Dalle poesie delle figlie del presidente - una pronta per andare al College, il che non risparmia qualche aneddoto su Obama in versione padre piangente - fino al racconto di Selma tramite lo sguardo e le parole di John Lewis, uno dei protagonisti di quella marcia nonché vittima dei tanti irosi tweet dell'attuale presidente Trump. Letterman mostra a Obama un filmato che racconta del suo incontro con Lewis, uno dei momenti più trasversali e interessanti dell'intera puntata. Gli americani probabilmente avranno da ridire sull'eccessivo politically correct dell'intervista, che sacrifica molto l'anima polemica e irascibile di Letterman - che ha reso lui e il suo talk show famosi in tutto il mondo. Questa nuova versione del conduttore potrà non piacere ai suoi fan di vecchia data, ma indubbiamente incuriosirà il pubblico più attento e desideroso di approfondimento, dimostrando ancora una volta il potere di Netflix di mettere l'uomo giusto al momento giusto. Sarà difficile replicare la stessa densità di contenuti con i prossimi ospiti - il secondo giro di giostra tocca a George Clooney - ma per il momento il format riesce a funzionare e Letterman si dimostra un conduttore attento, capace e presente, che invoglia il pubblico a una seconda visione.

My Next Guest Needs No Introduction with David Letterman Difficile capire se il merito è di Letterman, di Barack Obama o di entrambi, ma di fatto “My Next Guest Needs no Introduction” è la parabola di un incontro intimo ma interessante, che non manca sia di intrattenere che di informare il pubblico su aspetti pubblici e privati dell’ex presidente USA Barack Obama, senza mai dimenticare il suo conduttore. Un esperimento riuscito, che - si spera - riuscirà a tenere gli spettatori incollati allo schermo anche nei prossimi episodi.