Mystic Pop-Up Bar Recensione: un bizzarro e coinvolgente k-drama su Netflix

Mystic Pop-Up Bar può risultare a tratti assurdo o persino alienante, eppure riesce a sorprendere con dei personaggi e una storia meravigliosi.

recensione Mystic Pop-Up Bar Recensione: un bizzarro e coinvolgente k-drama su Netflix
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I k-drama sono delle creature molto particolari, un argomento bizzarro e multiforme su cui probabilmente è necessaria qualche delucidazione. Infatti non ogni serie prodotta e recitata in lingua coreana è un k-drama, ad esempio il meraviglioso Kingdom di Netflix non lo è, poiché con quella categoria ci si riferisce - alla pari di sitcom o sci-fi - ad un vero e proprio genere a sé stante: un genere che non dipende così tanto dalle tematiche che affronta - dalla prostituzione minorile di Extracurricular alla voglia di rivalsa in Itaewon Class - quanto piuttosto da un certo modo di impostare la narrativa. Da questo punto di vista il nucleo di serie del genere, che stanno acquisendo sempre più rilievo internazionale, è vagamente simile a quello delle soap opera, ovvero un racconto incentrato molto sui personaggi e sui loro rapporti, con una notevole enfasi posta su temi drammatici e romantici.

È però la varietà estrema di tutto ciò che circonda tale cuore pulsante a fare davvero la differenza, a volte teneramente umano come la necessità di rimettersi in gioco in Romance is a Bonus Book , altre fortemente contaminato da elementi fantastici. E qui si inserisce Mystic Pop-Up Bar, k-drama andato in onda sull'emittente coreana JTBC e distribuito su scala internazionale da Netflix a luglio.

Un bar particolare

Dare una sinossi di un k-drama non è mai facile, partiamo da questo presupposto basilare. Si corre costantemente il rischio di spoilerare interi episodi a causa di un singolo dettaglio; è un confine abbastanza sottile. A grandi linee Mystic Pop-Up Bar è incentrato in particolar modo su due personaggi le cui vite sono destinate ad intrecciarsi per motivi di convenienza: Weol-ju (Hwang Jung-eum) è proprietaria di un bar dal carattere piuttosto complicato e facilmente irascibile, mentre Kang-bae (Yook Sung-jae) è un ragazzo impacciato e combinaguai - una natura non molto distante dalla sua reale personalità; chi ha familiarità con il mondo del kpop ne è ben conscio.

Sembra tutto normale fino ad ora, ma immediatamente entrano in gioco gli aspetti fantasy. Weol-ju d'altronde ha oltre 500 anni ed è stata condannata a risolvere i rancori di centomila anime e Kang-bae è la persona perfetta per aiutarla, in quanto nato con una sorta di potere che spinge chiunque lo tocchi a confessare i suoi pensieri e segreti.

Strutturalmente allora Mystic Pop-Up Bar assume dei tratti familiari e classici da procedurale: una preponderante trama verticale incentrata sui singoli rancori da chiudere, alternata ad una orizzontale riguardante le vite passate dei protagonisti e concentrata perlopiù nelle sezioni iniziali e conclusive delle puntate. Insomma, una delle strutture più basilari, ma che riesce a non annoiare mai grazie ad alcuni ingredienti sfruttati nel migliore dei modi. Basta anche solo la prima puntata per rendersi conto che questo k-drama non intende lesinare su argomenti e tematiche squisitamente contemporanee o dal sorprendente impatto emotivo.

Si passa con una straordinaria naturalezza da questioni sociali - maltrattamenti e discriminazioni sul posto di lavoro - a soggetti più intimi e personali - spesso legati a motivi familiari - o anche connessi a doppio filo con la cultura coreana - credenze sulla fertilità e sul parto. Ne fuoriesce un mix a tratti eccentrico eppure sempre fresco, brillante, estroso, capace di inventarsi nei momenti più impensabili delle scene emotivamente devastanti e dalla genuinità talmente mirabile da rimanere impresse e alcune volte persino indimenticabili. Ecco quanto può essere forte Mystic Pop-Up Bar.

Tra lotterie ultraterrene e sogni di concepimento

Un risultato inimmaginabile senza la presenza di personaggi che riescano a reggere la scena ed un intreccio del genere. E i vari Weol-ju, Kang-bae, l'instancabile Guibanjang (Choi Won-young), la poderosa Yeo-rin (Jung Da-eun) e il bonario Yeom (Lee Jun-hyeok) non tradiscono mai le aspettative, dimostrando con lo scorrere delle puntate una profondità invidiabile. Nei k-drama i protagonisti - e spesso persino le comparse - hanno sempre qualcosa in più da dire; degli aspetti che non sono evidenti fin da subito ma che sono cruciali per la loro caratterizzazione.

È quasi un gioco, un rimettere insieme i pezzi per capire come e perché quei personaggi sono così nel momento in cui lo spettatore li conosce ed è, quando riesce bene, estremamente soddisfacente. Nell'istante in cui i personaggi in scena riescono a conquistare è semplicemente impossibile rimanere indifferenti a Mystic Pop-Up Bar - una considerazione tuttavia estendibile a tutti i k-drama.

Però poi sopraggiunge l'umorismo che permea l'intera serie e, con esso, gli elementi potenzialmente divisivi. Le avventure di Weol-ju e Kang-bae sono ricolme di una comicità camaleontica nonché spesso e volentieri volutamente esagerata: banali battibecchi, continui giochi di parole, un tocco di assurdo ben dosato e addirittura punte di slapstick puro. In determinate circostanze può risultare alienante, specialmente se non si è abituati ad una simile varietà che può fare capolino nei k-drama, anche in uno dei più famosi come Goblin. Ma è un umorismo sempre posizionato bene, perfettamente coerente con il contesto e con i personaggi, e poco importa che si tratti di un cliente lamentoso o di una lotteria nell'aldilà; alla fine lo show raggiunge il suo obiettivo e fa ridere.

Probabilmente l'unica reale pecca di Mystic Pop-Up Bar è da ricercarsi in un villain mediocre e per nulla carismatico: confusionario nei suoi obiettivi, poco chiaro riguardo ciò che lo spinge ad agire - uno scopo che nelle puntate conclusive sembra cambiare sequenza dopo sequenza. Non riesce mai a creare il giusto trasporto o quella sensazione di reale pericolo, ma ha perlomeno il merito di trascinare la trama verso i giusti plot point, momenti decisivi per la crescita e caratterizzazione dei protagonisti e per alcune delle scene più impattanti. È un peccato, perché con un antagonista di tutto rispetto la già elevata qualità di Mystic Pop-Up Bar avrebbe raggiunto vette ancora più alte.

Mystic Pop-Up Bar Mystic Pop-Up Bar è una sorpresa estremamente piacevole. Si tratta di un k-drama dalla struttura basilare e persino essenziale; non è altro che un procedurale in cui si alternano nei modi più classici la trama verticale e quella orizzontale. Ciò che davvero eleva questa serie Netflix sono i personaggi e le tematiche: meravigliosi i primi e sorprendenti le seconde. È praticamente impossibile non affezionarsi ai vari Weol-ju, Kang-bae e Guibanjang e, man mano che le puntate proseguono, l'attaccamento e il trasporto emotivo non fanno altro che salire. Nei k-drama, infatti, i personaggi hanno sempre qualcosa in più da dire che non è immediatamente evidente. Le tematiche, poi, sorprendono per varietà ed intensità; da abusi sul posto di lavoro e difficoltà nel concepire un figlio. Ne nascono momenti di una sincerità squisitamente umana, cosi delicati e genuini da sorprendere in continuazione. L'unica vera pecca è un villain mediocre e mal caratterizzato, ma non basta a rovinare l'insieme di questa serie. Se non vi siete mai avvicinati a queste produzioni, Mystic Pop-Up Bar può rappresentare un ottimo inizio; un mix ben realizzato di leggerezza e serietà.

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