New Girl: recensione della settima e ultima stagione

Per l'ultima volta, i ragazzi dell'appartamento 4D ci fanno compagnia, seppur con qualche cambiamento, ma sempre pronti a farci ridere.

recensione New Girl: recensione della settima e ultima stagione
Articolo a cura di

Se esistesse una lista di traguardi ardui da centrare e di cui fregiarsi orgogliosamente nell'universo seriale, senz'ombra di dubbio una delle primissime posizioni sarebbe occupata dalla voce terminare una comedy longeva in bellezza. Trovare questa specifica quadratura del cerchio è un compito cui nessuno vorrebbe essere sottoposto, dovendo fronteggiare una lunga serie di battaglie disumane: dal trovare una conclusione narrativa a un genere che di narrativo ha ben poco all'impossibilità di creare dei semplici ulteriori episodi, senza mai dimenticarsi l'obbligo di non stravolgere un canone che negli anni si è creato, pur dovendo proporre qualcosa di fresco. Cambiare non cambiando, ecco l'assurda situazione in cui New Girl, come tante altre sit-com prima e dopo di lei, si è venuta a trovare in questa settima e finale stagione, composta da sole otto puntate proprio per idealmente essere più focalizzata e levigare gli spigoli di ogni singolo istante, dialogo e siparietto comico. Nobili intenti, rimasti però decisamente nell'iperuranio ideale in cui sono stati partoriti. Vi spieghiamo il perché.

3 anni dopo...

La manovra per confrontarsi con l'incubo dell'ultima tranche di episodi era onestamente ben ponderata e il salto temporale di tre anni in avanti sembrava aver giovato alla serie creata da Elizabeth Meriwether. Jess (Zooey Deschanel) e Nick (Jake Johnson), divenuto oltretutto un affermato scrittore, finalmente hanno trovato una stabilità nella loro relazione superando le loro incertezze e paure, Cece (Hannah Simone) e Schmidt (Max Greenfield) crescono la loro adorabile quanto particolare figlia Ruth (Danielle e Rhiannon Rockoff), Winston (Lamorne Morris) e Aly (Nasim Pedrad) sono sposati e in dolce attesa. Le tessere del mosaico erano pronte per essere squisitamente posizionate, la crescita definitiva di questi personaggi era a un passo, con anche una gradevole aggiunta di trama verticale dato il mese di tempo a disposizione di Nick per fare la proposta a Jess, pena la perdita della benedizione da parte del padre di lei. Una gestione sapiente dei tempi da dedicare a ogni personaggio, un approfondimento di determinate tematiche legate all'essere genitori, al non snaturarsi, tutti obiettivi perfettamente alla portata e che la première lasciava intravedere. Eppure quasi subito lo show tira fuori alcune delle idee meno ispirate che abbia mai proposto in sette annate, un'esemplare carrellata degli orrori priva di spunti originali e divertenti alternata da rarissimi sprazzi di lucidità ragguardevole.

Una fine un po' immeritata

Un destino alquanto infausto, causato da una mancanza quasi integrale di coraggio e una voglia di inserire con artificiosità e superficialità una discreta quantità di personaggi secondari apparsi nelle stagioni precedenti (come Coah). Che sia la piccola rivolta anarchica guidata da Ruth all'asilo, la commemorazione per l'anniversario della morte del gatto di Winston o letteralmente qualunque scena in cui è in qualsiasi modo implicato il caro vecchio Russel (Dermot Mulroney), la qualità della scrittura e dell'intreccio si attesta su livelli minimi di decenza, un oltraggio già di per sé ma che risulta davvero imperdonabile in una stagione conclusiva. Ed è ancora più disdicevole constatare come questa mediocrità influenzi anche i momenti di crescita decisivi, come i dubbi di Winston sull'essere padre o la nuova e tetra vena autoriale di Nick. Ci sono momenti meravigliosi e trattati con la giusta delicatezza, in particolare la forza inossidabile del legame tra Schmidt e sua figlia, ma che vengono frustrati da quella che dovrebbe essere la componente scanzonata e comica, fin troppo invadente e fuori luogo, colma di situazioni ridondanti e oltre il limite del demenziale tollerabile.

Perfino lo stesso series finale è basato su un'idea alquanto dozzinale che sa di già visto: un addio definitivo al loft da parte del gruppo. Un episodio certamente ben strutturato e piacevole, con una sequenza in particolare che farà scendere qualche lacrima ai fan più sfegatati; ma pur sempre la via vantaggiosa e comoda, sfregiata da un estro umoristico rivelatosi all'improvviso arido. Insomma, paradossalmente la stagione finale di New Girlporta con dignità a compimento lo sviluppo e la caratterizzazione dei protagonisti, ma raggiunge questo risultato in uno dei peggiori modi immaginabili.

New Girl - Stagione 7 L'ultimo atto di New Girl porta finalmente a compimento una brillante caratterizzazione e crescita dei protagonisti grazie a delle scene toccanti e ben realizzate. Ma si tratta di mosche bianche, rari momenti inseriti in un mare di idee banali e povere sotto ogni punto di vista, che non intrattengono in alcun modo. Una gestione malsana di alcuni elementi (il ritorno di personaggi storici e il cliffhanger) corona una stagione finale deludente, che sembra addirittura perdere forza comunicativa con il numero ridotto di episodi. E un series finale comunque decoroso nel suo non correre rischi non può coprire tutte queste mancanze.

5