Nightflyers: la recensione della serie sci-fi disponibile su Netflix

Spinta dalla curiosità intorno alla visione fantascientifica di George R.R. Martin, Nightflyers si rivela una serie priva di particolare carattere

recensione Nightflyers: la recensione della serie sci-fi disponibile su Netflix
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Nella spasmodica attesa dell'ultima stagione di Game of Thrones, non molti si saranno fatti sfuggire la promozione di una serie di fantascienza tratta da un racconto del buon George R.R. Martin. In tanti si sono immaginati Nightflyers come una trasposizione futuristica del gioco di intrighi e ottima scrittura a cui la saga di Westeros ci ha abituati. Ci sono però delle premesse doverose da tenere presenti, e che in qualche modo caratterizzano fin da subito il prodotto, settando le aspettative su un altro livello rispetto alla serie di culto di Hbo. Ed è proprio dall'emittente produttrice che bisogna partire, visto che in questa serie la casa di True Detective e del futuro Watchmen non ha parte, se non indirettamente; un contratto di esclusività infatti lega lo scrittore di Bayonne alla Hbo impedendogli di fatto di poter partecipare ad altri progetti legati alle sue opere. A produrre Nightflyers è infatti la ben più modesta SyFy, con la successiva co-produzione di Netflix che ne ha acquisito i diritti di distribuzione al di fuori degli USA. L'altra premessa riguarda la natura stessa del prodotto e della sua fonte di origine, natura che plasma e definisce inevitabilmente l'opera. Ma andiamo con ordine.

Il lato b della fantascienza

A differenza della imponente e a suo modo rivoluzionaria saga del Ghiaccio e del Fuoco, il racconto del 1980 da cui trae ispirazione la serie è di per sé qualcosa di più canonico, orgogliosamente ancorato a un certo tipo di visione che inseriva il genere fantascientifico in una nicchia di appassionati da edicola, edizioni economiche e videocassette relegate agli scaffali più nascosti. Dove l'azione letteraria dell'epica di Game of Thrones si prefiggeva, riuscendoci, la nobilitazione del genere fantasy, spogliandolo di tutti i possibili cliché e dandone invece una reinterpretazione più epicamente storica, il racconto del 1980 si inserisce in un filone della produzione di Martin dichiaratamente di genere, sulla scia di quell'immaginario fanta-horror da B-movie che l'anno precedente aveva innalzato a cult assoluto l'Alien di Ridley Scott. E, perfettamente in linea con quello che è generalmente il palinsesto di SyFy, questa è l'essenza di Nightflyers, una produzione seriale fantascientifica di serie b dalle tinte orrorifiche. Quindi niente grandi budget, nessuna pretesa di stravolgere il medium. Il che di per sé non è un male, affatto, vista la presenza di produzioni a basso budget la cui qualità le ha innalzate a veri e propri cult (pensiamo alla storia editoriale di Doctor Who ad esempio, o a Battlestar Galactica, che proprio di SyFy è il portabandiera ). Il problema sorge nel momento in cui alle basse forze produttive si affianca una povertà creativa che va ad acuire tutte quelle che sono le lacune fisiologiche di un progetto dalla portata limitata.

Lo spazio è tutto uguale

Anno 2093, gli esseri umani hanno ormai conquistato lo spazio e si apprestano a inseguire un nuovo sogno, il primo contatto con una specie aliena. La nave Nightflyers parte proprio con questo scopo, ospitando al suo interno un equipaggio variegato e dedito alla scienza. Con lo spazio però l'umanità ha anche subito una svolta genetica, che ha permesso ad alcuni di sviluppare facoltà telepatiche, tanto potenti quanto pericolose. Il setting è dei più classici dei racconti di fantascienza: una nave, capacità paranormali, esseri geneticamente modificati, innesti cibernetici, clonazione. A bordo della Nightflyers trovano spazio tutti gli elementi cyberpunk e sci-fi, in un calderone variegato ma poco coeso, che già dai primi episodi riporta alla mente situazioni e intuizioni già viste e sentite. Nel corso dei dieci episodi saranno due i filoni narrativi portati avanti, il chimerico inseguimento dei Volcyn, e gli strani avvenimenti a bordo della nave, che donano all'avventura quella patina survival horror. I due rami vanno ovviamente a intrecciarsi, cercando di dare un minimo di coerenza e coesione a una storia che tra le svolte prevedibili e i rapidi cambi di prospettiva lascia lo spettatore quasi indifferente.

Non che ci siano particolari salti logici o buchi di trama, al contrario tutto scorre con una sua linearità di fondo, con solo un paio di casi che possono essere etichettati come forzature, ma è proprio questa sua piattezza a estirpare dal prodotto qualsivoglia tensione emotiva, che pur si sforza di creare con la sua vena horror. Che sia nella scrittura o nella messa in scena, c'è sempre un precedente riferimento estetico o narrativo a cui poter ricondurre il tutto, mai un'intuizione originale, mai un'interpretazione personale di un genere abusato e quasi mai rinvigorito da nuove visioni. È una serie che non osa, nonostante abbia i materiali per farlo; che timidamente espone elementi utili a un discorso filosofico sull'evoluzione umana, il post-umanesimo e tutto ciò che ne consegue, ma non inizia mai il discorso; è un pastiche di cliché ordinatamente messi in fila, a comporre un quadro che non è sbagliato, ma nemmeno giusto. Un compitino come tanti altri, medio, sufficiente per soddisfare l'insaziabile sete degli appassionati dello spazio, ma dimenticabile dopo pochi istanti, nel suo poco carattere.

Nightflyers - Stagione 1 Ormai il nome di George R.R. Martin è indissolubilmente associato a qualcosa di strabordante, permeato di epicità e rivoluzione. Nata come opera minore del padre di Game of Thrones, Nightflyers è una trasposizione scolastica di una novella priva di un carico sovversivo. Operazione basilare che mette in piedi un racconto sci-fi lineare, molto derivativo e poco ispirato. Una serie che procede diritta verso il suo obiettivo, senza particolari sbavature ma senza mai tentare di alzare la testa da un percorso segnato e già ampiamente battuto.

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