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Non ho mai, la Recensione: una nuova teen comedy su Netflix

Creata da Mindy Kaling, la nuova comedy Netflix è una piacevole storia di formazione durante l'adolescenza, divertente ma fin troppo prevedibile.

Non ho mai, la Recensione: una nuova teen comedy su Netflix
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Ci siamo abituati un po' troppo all'assenza della normalità - e no, non ci stiamo riferendo a questo meraviglioso 2020. Normalità nel nostro campo, intesa come un prodotto nella norma, una serie che svolge il suo compito in maniera decorosa senza chissà quali guizzi di innovazione o di genio. A volte si percepisce una quasi sfrenata caccia al capolavoro, come se ogni telefilm dovesse ambire ad esserlo e, qualora non ci riuscisse, allora è un fallimento e non vale la pena guardarlo. Ci sono casi in cui un action vuole essere semplicemente un buon action - e Jack Ryan di Amazon ne è un ottimo esempio - o un fantasy soltanto un piacevole racconto fantastico - Lettera al Re di Netflix. E ovviamente una comedy può essere solo una commedia spiritosa e variegata, con magari un bel messaggio di sottofondo - Mr. Iglesias lo scorso anno, sempre di Netflix.

E Non ho mai..., la nuova serie di Mindy Kaling sbarcata sulla piattaforma di streaming lo scorso 27 aprile, rientra perfettamente in questa categoria: non fa nulla di innovativo o rivoluzionario, ma mette ogni elemento al posto giusto, compreso quel tocco di drama che va ben dosato.

Una storia semplice

La vita ha assestato qualche colpo piuttosto duro a Devi (Maitreyi Ramakrishnan), la protagonista di Non ho mai..., una ragazza indiana di 15 anni emigrata giovanissima in America con la famiglia: durante il primo anno di liceo, infatti, ha dovuto prima affrontare l'improvvisa scomparsa del padre Mohan (Sendhil Ramamurthy) e poi, a causa del forte trauma subito, ha perso l'uso delle gambe per circa 3 mesi.

Ma all'alba del secondo anno tutto ciò non ha alcuna importanza, poiché Devi è decisa a cambiare una volta per tutte il suo status sociale insieme alle inseparabili migliori amiche, Eleanor (Ramona Young) e Fabiola (Lee Rodriguez). Popolarità, ragazzi, feste e alcolici, tutto sarà a portata a mano per quella che si prospetta un'annata indimenticabile, o almeno questo prevede l'ideale piano che Devi ha studiato. E si sa, non è un vero piano se qualcosa non va storto.

Non ho mai... chiarisce subito la sua natura fin dalla prima scena, in cui Devi prega le divinità della tradizione induista pur di trovare un fidanzato attraente capace di movimentare le sue nottate. Una dichiarazione di intenti immediata e chiara, perfetta per inquadrare la tipologia di serie che si sta guardando e d'altronde da una veterana del settore come Mindy Kaling non ci aspettavamo altro. Questa è una comedy pura e, come tale, è dotata di un piccolo esercito di assi nella manica pur di farvi sorridere.

È tutto al posto giusto...tranne quel guizzo in più

Lo ripeteremo ad ogni recensione, una serie simile funziona se funzionano i suoi personaggi. E qui la nuova proposta di Netflix non sbaglia un colpo: la stranezza e le abitudini curiose di Devi e del suo retaggio culturale, l'aspirante attrice Eleanor e il suo comportamento da esilarante drama queen, la disagiata ed insicura Fabiola, la rivalità scolastica continua tra la protagonista ed il suo arcinemico Ben (Jaren Lewison), più una pletora inesauribile di personaggi secondari e comparse.

Non ho mai... sa cosa vuole fare e come farlo, ovvero trattare il tema dell'adolescenza e dei suoi cambiamenti attraverso un umorismo naturale, privo delle derive più assurde e grottesche portate ad esempio da The End of the Fucking World o I'm Not Okay With This. Non ci sono superpoteri, non ci sono fughe d'amore e omicidi, ma soltanto il "banale" crescere, scoprire la propria sessualità, lo scontrarsi con la famiglia per avere più libertà e autonomia, i primi litigi e i primi amori. La più classica storia di formazione narrata, però, in un modo particolarmente intelligente.

La serie letteralmente cresce e si sviluppa con il passare degli episodi, iniziando con un focus quasi esclusivo su Devi e la sua insperata cotta per il tipico ragazzo bellissimo e irraggiungibile per poi approfondire man mano gli altri protagonisti. E allora entra in gioco la scoperta e la paura della sessualità da parte di Fabiola, il rapporto contrastato di Eleanor con la madre, l'indifferenza dei genitori di Ben nei confronti di qualunque aspetto della vita del loro stesso figlio.

È una gestione eccellente e pulita del racconto, capace così di coinvolgere con continuità lo spettatore, movimentato oltretutto dall'unica intuizione genialmente pazza di Non ho mai...: tutto viene narrato dalla voce fuori campo di John McEnroe, il celebre tennista. E quindi dei siparietti a dir poco riusciti su un uomo non proprio giovanissimo che non comprende lo slang o la centralità dei social si sprecano - insieme a metafore sul tennis e sul suo comportamento molto calmo e pacato sul campo.

Però, in fondo, è innegabile che sia un insieme già visto numerose volte. Non c'è nulla che non funziona, eppure al contempo non è presente un singolo elemento davvero nuovo che può far distinguere nettamente Non ho mai... dai suoi congeneri. Anche le stesse tematiche che vengono toccate in maniera più seria e drammatica, in primis il fatto che il rinnovato comportamento di Devi è soltanto un carente meccanismo di coping o il matrimonio combinato di sua cugina Kamala (Richa Moorjani), non bastano.

È tutto svolto con competenza, attenzione ai dettagli e una squisita sensibilità, ma il dejavù è dietro l'angolo, amplificato da un'annata in cui i prodotti orientati prevalentemente agli adolescenti sono sempre di più. Non ho mai... fa bene quello che deve fare e purtroppo nulla di più.

NeverHaveIEver Non ho mai..., la nuova comedy creata da Mindy Kaling, non è la serie che vi cambierà la vita né il capolavoro che rivoluzionerà il medium. Questo non vuol dire che non vale la pena guardarla, poiché si tratta di una comedy con ogni elemento al posto giusto: i personaggi sono ben caratterizzati, ed ognuno di loro porta nel mix un suo particolare umorismo, dall'altezzosità di Ben al suo essere una meravigliosa drama queen tipico di Eleanor; non mancano tematiche complicate tipiche dell'adolescenza come la scoperta della propria sessualità o il rapporto conflittuale con i genitori; inoltre tutto è narrato dall'onnipresente voce di John McEnroe, pronto spesso e volentieri a non capire cosa stia succedendo. Non ho mai... ha semplicemente tutto, ma non si prende mai dei rischi e di conseguenza non riesce a distinguersi nettamente dai suoi agguerriti congeneri.

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