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On My Block 3 Recensione: il teen drama realista di Netflix

Tornano i ragazzi di On My Block, stavolta alla ricerca di Lil'Ricky, ancora divisi tra la voglia di fuggire da Freeridge e quella di restare uniti.

recensione On My Block 3 Recensione: il teen drama realista di Netflix
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Il genere teen - o coming of age - ha avuto il suo apice negli anni '90 e nel primo decennio del nuovo secolo, andando poi incontro ad un lento crepuscolo. Oggi come oggi è ancora possibile trovare serie che si occupino della crescita dei protagonisti, raccontando il loro passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Tra questi si è sicuramente distinto On My Block, creata da Lauren Iungerich, Eddie Gonzalez e Jeremy Haft. La serie è ormai giunta alla sua terza stagione su Netflix e a quanto pare ha portato fortuna, dato che la Iungerich si è vista proporre un accordo con Netflix per lo sviluppo di altri show; sarà stato merito del clamoroso cliffhanger di On My Block 3? Non vi resta che scoprirlo nella nostra recensione completa della terza stagione di questo show.

Dov è Lil'Ricky?

Nuovi grattacapi per i ragazzi di Freeridge: Cuchillos, leader dei Santos, vuole che Monse, Ruby, Cesar e Jamal trovino Lil'Ricky, anche se il motivo di questa ricerca è oscura, mentre è molto chiaro il loro destino in caso di fallimento della missione: una morte certa. I quattro allora, coadiuvati da Jasmine, si immergono nell'indagine, perché ne va della loro vita. È difficile però cercare chi non vuole essere trovato, soprattutto perché i ragazzi non hanno uno straccio di prova da cui partire e la penuria di mezzi non aiuta. Per non parlare dei problemi che devono affrontare nella loro quotidianità tra lotte intergenerazionali e questioni di cuore.

Cesar e Monse, pur essendosi lasciati, sentono ancora sentimenti l'uno per l'altra, ma sono incapaci di gestirli, soprattutto perché il ragazzo vive il ritorno del proprio padre, uscito di prigione e malvisto dal fratello Oscar. Monse, invece, sta ancora cercando di capire come impostare il suo rapporto con la madre, che vive nella ricca Brentwood. Anche per Ruby c'è più di un problema. I suoi genitori non fanno altro che litigare e da un po' di tempo a questa parte Jasmine è diventata la donna che occupa i suoi sogni erotici; è forse innamorato di lei?

L'unico che sembra poter concentrarsi sulla missione principale è proprio Jamal, che ci tiene ad essere considerato il leader del gruppo. Il tempo scorre, Lil'Ricky sembra sempre più lontano, mentre a poco a poco la banda inizia a capire il motivo per il quale Cuchillos voglia trovare l'uomo, ma soprattutto quale sia la responsabilità della donna nella detenzione del padre di Oscar e Cesar.

L'Amore al tempo delle gang

All'inizio della sua parabola narrativa On My Block era riuscita a distinguersi per vari elementi che la facevano emergere dai cliché del genere di appartenenza. Prima di tutto la location, un quartiere di Los Angeles degradato e non certo le sorridenti colline di Beverly Hills; poi il background dei personaggi, i quali dovevano affrontare i propri problemi di crescita e formazione mentre schivavano le pallottole che i gangsta si scambiavano allegramente. In ultimo il taglio che veniva dato alla storia da parte degli autori che, in un contesto che assecondava il drama, hanno scelto invece di darsi alla comedy, riuscendo a stemperare tematiche a volte anche molto serie.Queste scelte si sono rivelate vincenti, giacchè On My Block si è anche visto assegnare il Teen Choice Award nel 2018.

La terza stagione continua il discorso iniziato ed ampliato nelle prime due e, anche se ha perso la spinta propulsiva data dalle novità sopracitate, risultando comunque ben orchestrata. Dal punto di vista strutturale è essenzialmente suddivisa in tre elementi principali: c'è la trama orizzontale, rappresentata dalla ricerca di Lil'Ricky, quindi le varie storie dei personaggi divise a loro volta due sottotrame che trattano rispettivamente il conflitto con i genitori e i turbamenti amorosi.

La serie non ha un vero e proprio filo conduttore, se non quello di mostrare dei ragazzi alle prese con problemi più grandi di loro in un contesto fortemente degradato. Non a caso la regia non lesina su inquadrature ampie che contestualizzano le azioni dei protagonisti, i quali, però, sembrano ormai impermeabili al mondo che li circonda; come assuefatti alla violenza ed agli spari che risuonano nelle strade. Anzi, ritengono normali le dinamiche ai limiti del crimine che vedono quotidianamente nel loro quartiere. Ciò viene però mostrato con molta ironia ed è questo l'ingrediente che rende On My Block un serie che riesce ad affrontare con tono leggero anche tematiche molto serie.

Lo show risulta così divertente e mai noioso; e soprattutto mai patetico o stucchevolmente didascalico, aiutato dal ritmo nei dialoghi, nonché da uno sviluppo della trama molto ben definito. Gli autori non entrano nel merito di ciò che sia giusto o sbagliato, né inorridiscono di fronte al mondo nel quale i ragazzi vivono, ma si limitano a mettere in scena la lotta che queste persone devono affrontare giorno dopo giorno per non restare invischiate nelle dinamiche di Freeridge e soprattutto per cercare di capirci qualcosa dell'età adulta. Volendo proprio cercare una poetica di base per questa terza stagione, la si può ritrovare nel concetto di fiducia tra i protagonisti rispetto all'indagine, tra ragazzi e ragazze nei rapporti di coppia e, in ultima istanza, tra figli e genitori che sembrano usciti da una dimensione nella quale la sanità mentale latita.

Conflitti generazionali

Questo porta il discorso su un altro elemento cardine di On My Block; ovvero il contrasto che tutti i personaggi, a livelli differenti, hanno con i propri genitori, quasi sempre assenti. Ad iniziare da Monse, che ha ritrovato la madre, dopo che questa era fuggita, rifacendosi una famiglia nella ricca Brentwood, ma senza dimenticare il suo voltafaccia; motivo per il quale le chiude le porte, salvo poi pentirsene, quando nulla può essere recuperato. Cesar, al contrario, ha un atteggiamento conciliante nei confronti di un padre che a causa delle gang è finito in prigione. Il ragazzo tenta in tutti i modi di recuperare un rapporto con una figura di riferimento sulla quale non ha mai potuto fare affidamento.

Finale

Ciò che risulta però particolarmente efficace è il finale di stagione. Qualcuno ricorderà la novella di Stephen King "Il Corpo", divenuta lo splendido Stand By Me. Anche in quel caso si raccontava il passaggio dall'innocenza all'età adulta di alcuni adolescenti. Il season finale di On My Block rimarca questo aspetto, rendendola davvero una serie archetipica del genere "coming of age".

Per i protagonisti si segna davvero la fine dell'innocenza, perché si confrontano con la brutalità della vita che li circonda. Se prima la loro amicizia li rendeva impermeabili alla vita che li circondava, dando loro la forza per prendere le distanze dalla violenza del quartiere, la decisione di risolvere i loro problemi pianificando un omicidio ha l'effetto di uno schiaffo in piena faccia. Il finale di On My Block non infiocchetta una bella favola, ma sceglie la strada del verismo, il sentiero dei buoni propositi che trova la sua fine nella realtà vera e vissuta. La vita non sarà per tutti a lieto fine, non tuti vivranno felici e contenti e l'amicizia è "per sempre" solo nella fissità della foto che Monse tiene sul comodino della sua stanza al college.

On my block On My Block si conferma una buona serie che, pur scegliendo la strada della commedia, riesce comunque ad affrontare temi importanti con realismo, senza edulcorarli ma, anzi, con una disillusione che dona al mondo un’opera che vuol parlar chiaro al suo pubblico, senza filtri e senza mai nascondere al suo target - i giovani - gli ostacoli della vita. Ancora non si sa se Netflix produrrà una quarta stagione di On My Block ed il finale della terza non dà indicazioni in merito, essendo risolutivo e potenzialmente definitivo per le vicende dei quattro ragazzi di Freeridge.

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