Recensione Once Upon a Time - Stagione 1

Si conclude con un finale all'altezza delle aspettative la prima stagione di Once upon a time

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L'esordio di Once upon a time aveva lasciato spazio a non pochi dubbi sulle sue potenzialità a lungo termine. Sono invece bastate poche puntate per capire che i timori erano infondati. Al contrario, la serie si è rivelata tra le più interessanti di tutta la stagione, se non addirittura degli ultimi anni!

Ogni tessera del puzzle al suo posto

La direzione verso cui era diretta la prima stagione è stata abbastanza chiara fin dal principio, ma più che il traguardo l'attenzione si è spostata sul come si fosse arrivati alla situazione iniziale e sul perché fossero inevitabili gli eventi della puntata finale.
Gli autori hanno dimostrato la loro bravura nel posizionare, episodio dopo episodio, le varie tessere del puzzle e nel mostrare gradualmente agli spettatori le motivazioni dei personaggi principali.
Il mondo delle favole è talmente ricco di personaggi che il materiale per le prossime stagioni non mancherà. Questa prima stagione si è invece concentrata sui protagonisti più rilevanti nelle dinamiche della lotta in corso a Storybrooke. Della storia d'amore tra Snow (Ginnifer Goodwin) e il suo Charming (Josh Dallas) si è saputo quasi tutto, così come sono stati rivelati molti dei segreti del passato di Regina (Lana Parilla). Dell'implacabile sindaco di Storybrooke si sono capiti i motivi per cui prova un tale odio verso Snow e fino a dove si possa spingere pur di ottenere la sua vendetta: dal montare accuse infondate di omicidio fino ai sotterfugi per ottenere l'aiuto di Jefferson (Sebastian Stan), senza poi dimenticare l'uso della famosa mela avvelenata o la manipolazione delle persone che la amano pur di riuscire nei suoi intenti. Di Regina gli autori hanno saputo equilibrare bene il lato umano prima di incrociare il suo destino con quello della famiglia di Snow White, e quello più cinico e calcolatore che è emerso nel suo piano per sbarazzarsi di Emma e Mary Margaret. Nulla però regge il confronto con il sapiente ritratto creato per presentare Rumplestiltskin. La lotta, anche interiore, tra sentimenti e sete di potere ha raggiunto i suoi livelli più alti nel presente e nel passato del personaggio interpretato con enorme talento da Robert Carlyle. In versione Mr Gold o sotto il trucco dell'uomo reso irriconoscibile dall'uso della magia oscura di cui è entrato in possesso, Carlyle ha saputo dominare la scena fin dal principio. Vero personaggio centrale di tutti gli eventi di Once upon a time, Rumplestiltskin ha fatto i conti con la forza del vero e profondo amore che prova nei confronti del figlio e di Belle (Emilie de Ravin), ma sopratutto con gli effetti collaterali dell'avere a propria disposizione un potere quasi illimitato. Nonostante l'apparenza suggerisca che Regina abbia in mano le redini del gioco, ogni volta Rumple-Mr Gold si è dimostrato un passo avanti rispetto a lei, fino all'epilogo a sorpresa con cui la prima stagione si è conclusa in cui, dopo averne fatto emergere gli aspetti più sensibili ed umani, gli autori hanno ribaltato ancora una volta la situazione...

Nuove versioni delle classiche favole

Accanto a due personaggi così carismatici ed influenti era difficile saper costruire dei coprotagonisti in grado di sostenere il confronto. La coppia formata da Snow White e Charming ha mantenuto la sua natura romantica dall'inizio alla fine e la purezza d'animo della bella principessa, di cui è stato mostrato anche il lato oscuro, ha dato una lezione a Regina nell'ultimo confronto verbale che le ha viste protagoniste. La sua capacità di perdonare ha sottolineato in più momenti la sua superiorità morale nei confronti della sua avversaria, conquistando delle battaglie mentali non indifferenti. La riscrittura dei tradizionali intrecci delle favole ha avuto i suoi alti e bassi, ma ha dimostrato buona inventiva ed originalità. Se il passato dei sette nani è infatti risultato un po' forzato, lo stesso non si può dire della geniale costruzione del personaggio del Cappellaio Matto (interpretato in modo ottimale da Sebastian Stan) che ha dato vita ad uno degli episodi più riusciti di tutta la stagione, oltre ad essere probabilmente un personaggio chiave per futuri sviluppi. Degna di nota anche la storia di Geppetto e Pinocchio, che ha aggiunto un tassello importante nel quadro generale della situazione. Anche l'attore Eion Bailey, dopo la sua partecipazione a Band of Brothers, è stata una bella riscoperta grazie alla sua sensibilità e leggerezza nel dover gestire i rimorsi degli errori del passato di August e la necessità impellente di riuscire a far vedere la realtà ad Emma.

Alcuni difetti superabili

Nonostante sia tra le figure chiave di Once upon a time, Jennifer Morrison nella sua recitazione sembra purtroppo più fredda e distaccata rispetto a quanto richiesto dal suo ruolo. Emma per logiche narrative è la meno aperta all'idea che il piccolo Henry possa avere ragione, ma la sua interprete a tratti sembra poco a suo agio con le sfumature, scegliendo un registro impostato. Nel momento in cui le scene insieme a Henry sono diminuite, la testardaggine del personaggio ha perso un po' del suo calore e della sua umanità, allontanandola dai favori dello spettatore.
In chiusura di stagione Jennifer ha però saputo gestire con la giusta intensità la sofferenza di Emma di fronte ad alcuni drammatici eventi, riacquistando quel calore necessario ad interpretare con convinzione una madre in lotta per il suo bambino.
Un'altra nota di demerito è dovuta alla qualità non eccelsa degli effetti speciali. Molte delle sequenze ambientate nel mondo delle favole evidenziano il lavoro di postproduzione e ci si aspetterebbe una cura maggiore nei dettagli. L'effetto finale, tuttavia, rientra negli standard di una produzione televisiva in cui il tempo tra le riprese e la messa in onda è troppo limitato per poter realizzare un lavoro privo di difetti.
Infine, un'ulteriore elemento che a lungo andare avrebbe potuto creare qualche problema al successo della serie è la (troppo) travagliata storia d'amore tra Mary Margaret e James, sempre sull'orlo della tragicità e potenzialmente indigesta, sopratutto al pubblico maschile.

Lotta senza tempo

La sensazione che Once upon a time possa diventare un degno erede di Lost è rimasta. Non solo per gli espliciti e continui elementi che uniscono le due serie (gli attori, i numeri ricorrenti, le barrette Apollo, il fumo nero, le inquadrature che ricordano la scoperta della botola...), ma per la sua stessa natura indagatrice dell'animo umano. In entrambi gli show c'è una riflessione ben gestita dello scontro senza tempo tra fede e ragione, sul potere dell'amore e sul fascino della conquista del potere. In molti punti le due storie trovano degli innegabili punti di contatto e la stessa struttura dell'episodio finale riporta alla mente i memorabili episodi che chiudevano un ciclo di puntate sull'isola rimescolando le carte in gioco.
Chi ha amato e seguito con costanza Lost si troverà a suo agio tra strategie, tattiche, flashback rivelatori e continui giochi di potere, ma chiunque potrà ritrovare nei protagonisti delle caratteristiche che li rendano umani e reali, nonostante la dimensione fantastica in cui sono stati inseriti.

Once Upon a Time - Stagione 1 La prima stagione di Once upon a time si è dimostrata convincente e solida. L'espediente narrativo è stato sfruttato al meglio rivolgendosi ad un pubblico di tutte le età in grado di appassionarsi a questa lotta senza tempo tra bene e male, ragione e fede, e sopratutto tra amore e potere. L'ultimo episodio ha gettato le basi per degli interessanti futuri e sarà interessante vedere gli sviluppi ideati dagli sceneggiatori nelle prossime puntate.