Only Murders In the Building Recensione: un piccolo gioiello su Disney+

Una delle più piacevoli sorprese del 2021, Only Murders in the Building è un piccolo gioiello sospeso a metà tra comedy e giallo, tra parodie e podcast.

Only Murders In the Building Recensione: un piccolo gioiello su Disney+
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Mettere insieme una parodia non è una cosa di poco conto ed è un giudizio che esula persino dall'enorme talento comico a disposizione o dalla furba creatività delle personalità in campo. Già anche solo scegliere che tipo di scimmiottatura comporre è una decisione enorme e spaventosamente complessa, poiché si può andare in un numero sconfinato di direzioni, a partire da un intento parodistico totale che vuole premiare il ridicolo fino a qualcosa di più sottile, teso si a caricaturare alcuni aspetti ma al contempo ad esaltare l'oggetto parodiato. E in mezzo a questi due estremi si cela un quantitativo incredibile di altre possibilità, in fondo il mondo - e i telefilm con esso - è bello perché è vario.

Only Murders in the Building, serie andata in onda su Disney+ nelle ultime settimane (non perdetevi le uscite Disney+ di novembre), capisce perfettamente di dover mettere in chiaro fin dal suo pilot il tipo di parodia che vuole essere: una decostruzione del giallo e di molti dei suoi archetipi, con qualche timida stoccata critica, ma anche una celebrazione del genere investigativo. Intenti entrambi centrati meravigliosamente.

Un trio insospettabile

Ambientata a New York, più precisamente quasi per intero nel fittizio edificio dell'Arconia, Only Murders in the Building vede come protagonisti tre inquilini: Charles (Steve Martin), un attore prossimo al ritiro divenuto celebre per essere il personaggio principe di un poliziesco anni ‘90; Oliver (Martin Short), noto direttore di Broadway ora in enormi difficoltà economiche; e Mabel (Selena Gomez), una donna taciturna ed introversa che sta rinnovando l'appartamento della zia. Tre persone che, pur vivendo da anni nello stesso palazzo, non hanno mai avuto reali contatti tra di loro e che stranamente verranno unite in modo indissolubile dalla misteriosa dipartita di un inquilino.

Appassionati di podcast true crime e convinti che la polizia abbia sbagliato ad archiviare il caso come uno scontato suicidio, Charles, Mabel e Oliver iniziano allora le loro personali indagini, ognuno guidato da un movente ben diverso, che sfociano poi in un altro podcast. Una premessa incredibilmente semplice, nonché decisamente al passo con i tempi, che interpreta già dall'incipit con una lucidità a tratti impeccabile un fenomeno piuttosto recente quale la mania del true crime e dei podcast a esso dedicati. In sostanza non è cosi raro al giorno d'oggi trovare persone appassionate che disquisiscono su come le forze dell'ordine avrebbero dovuto gestire alcuni casi di cronaca, anzi.

Ed è esattamente ciò che muove la vicenda, ciò che spinge l'insospettabile quanto discutibile trio a curiosare nella disturbante morte di uno degli abitanti più odiati dell'Arconia, Tim Kono (Julian Cihi). Già da qui si inizia ad intravedere la quantità straordinaria di ispirazioni che permea Only Murders in the Building, guidata da due vecchie volpi ancora arzille - se non ci credete recuperate il loro esilarante spettacolo comico su Netflix - come Steve Martin e Martin Short: c'è tanto dell'ispettore Clouseau nei loro personaggi, di quell'umorisimo semplice e dell'ironia del quasi inciampare negli indizi giusti senza rendersene nemmeno conto, ammodernata dagli influssi di una piccola gemma come Cena con delitto di Rian Johnson - trovate qui la nostra recensione di Knives Out.

Un umorismo che ancora oggi funziona e non accusa per nulla il passare del tempo, specialmente se sostenuto da una varietà encomiabile di dettagli, possibilità, false piste spesso di una surrealtà squisita e messe in scena sempre con gusto e voglia di sorprendere. Un mix oltretutto esaltato ulteriormente dall'irresistibile vena metateatrale di Oliver, che da direttore di Broadway corregge in continuazione le intonazioni, le battute e la gestualità di Charles e Mabel, in un enorme parallelo teso a richiamare la correzione del copione stesso della serie.

Murder, they wrote

Only Murders in the Building vive allora di uno scintillante comparto comico, ma non dimentica mai la decostruzione del giallo che intende operare fin dalle prime sequenze. E, seppur in modi meno appariscenti e inattesi, anche qui non delude le aspettative, poiché molto banalmente non manca nulla: il sospettato ridicolmente ovvio, la sopraccitata e folle falsa pista, la chiusura troppo frettolosa del caso, il litigio che separa temporaneamente il gruppo di investigatori, il cliffhanger finale. C'è tutto ed ogni elemento è svolto con competenza, con la giusta dose di parodia che non deve giungere ad essere corrosiva; lo ribadiamo, la serie Disney+ vuole comunque incensare il genere, non demolirlo.

Però si ha proprio la sensazione che sia una lista da spuntare più che una necessità dovuta dalla narrativa, manca un pizzico di coesione organica in alcuni passaggi. Rovina un po' il retrogusto della trama, che tuttavia rimane estremamente godibile e movimentata da un ottimo ritmo per cui ogni puntata ha qualcosa da dire, si aggiunge sempre un nuovo tassello al mosaico. A far risplendere l'intreccio è di nuovo la brillante messa in scena, spesso volutamente metacinematografica, di molti eventi, come ad esempio l'individuazione dei sospetti allestita da casting per un ruolo teatrale.

Sono simili trovate, piacevoli nella loro estrosità e mai eccessivamente prolisse, a dare gusto alla narrativa di Only Murders in the Building più che i plot twist in sé, prevedibili da appassionati anche part-time, per cosi dire, del genere investigativo. I suoi difetti vanno riscontrati più che altro altrove: innanzitutto in un discorso generale relativo al finale, segnato da un cliffhanger poco ispirato rispetto allo sgargiante insieme che l'ha preceduto.

E soprattutto su ciò che comporta, ovvero una seconda stagione già confermata, e sull'effettiva fattibilità di proseguire con un concept del genere, salvo clamorose rivoluzioni strutturali cui però la serie non sembra preparata. Insomma, questo show non è stato pensato con una profondità - di cast, narrativa, evoluzioni dei personaggi (già compiute) - tale da poter reggere un cambiamento radicale. Ma sono solo nostre sensazioni, lo ammettiamo.

Only Murders in the Building allora pecca su un singolo aspetto alquanto datato, in parte previsto dal proposito parodistico, sebbene troppo abusato. Vi sono momenti ed escamotage narrativi, concentrati nella seconda metà di stagione, che hanno il solo scopo di ritardare forzatamente una svolta cruciale nelle indagini. Non talmente invasivi da annichilire suspense e ritmo, ma al contempo troppo palesi da non provocare fastidio e, in un caso particolare, risultare davvero fini a se stessi, per il solo piacere di portare sul set un'altra guest star.

Only Murders In the Building Only Murders in the Building è sicuramente una delle più piacevoli sorprese ci questo 2021. La serie Disney+, infatti, si propone fin dalle prime sequenze come una chiara parodia del genere investigativo, sfruttando una tensione effettivamente presente al giorno d'oggi, ovvero la mania del true crime e dei podcast ad esso dedicati. Uno sguardo lucido esaltato da un meraviglioso comparto comico, che trova la sua proverbiale ciliegina sulla torta nelle vena metacinematografica di uno dei protagonisti, spesso mostrato nell'atto di correggere intonazioni, gestualità e battute degli altri personaggi - come se stesse letteralmente modificando il copione. Anche l'aspetto parodistico in sé riesce ad intrattenere più che degnamente, magari senza straordinari sussulti, ma con una messa in scena di alcuni avvenimenti davvero peculiare. A frenare le ambizioni della serie sono più che altro un cliffhanger finale un po' deludente e casuale e, soprattutto, l'utilizzo di alcuni escamotage narrativi piuttosto fini a sé stessi, specialmente nella seconda metà di stagione, che hanno il solo scopo di ritardare alcune svolte cruciali della narrativa. Non basta però a cancellare la meraviglia del resto, Only Murders in the Building merita di essere esplorato a fondo.

8