Osmosis: recensione della serie francese di Netflix

La nuova produzione crea un mondo in cui i confini tra amore e tecnologia si confondono fino a sovrapporsi pericolosamente

recensione Osmosis: recensione della serie francese di Netflix
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All You Need Is Love, cantavano i Beatles nel 1967. Il brano scritto da John Lennon sarebbe ben presto diventato l'inno di un'intera generazione, un messaggio conciso eppure potente, di quella che era la visione del musicista nativo di Liverpool. Ne avevano apprezzato le melodie oltre quattrocento milioni di persone, spettatori curiosi della trasmissione televisiva Our World, ambizioso progetto che vedeva la collaborazione di 14 nazioni e la messa in onda in addirittura 24 paesi. Quasi cinquantadue anni più tardi rispetto a quella particolare data, l'amore è tutto ciò che serve anche nel mondo di Osmosis, nuova serie francese creata da Audrey Fouché (I Borgia, Les Revenants), diretta da Julius Berg (The Forest) e prodotta da Netflix. Sbarcata sulla piattaforma streaming lo scorso 29 marzo, narra di un mondo in cui i confini della tecnologia e dell'amore si sovrappongono fino a che i confini tra utopia e distopia divengono pressochè indistinguibili.

L'amore sicuro

Ciò che offre il programma Osmosis ai propri utilizzatori è un amore sicuro. La certezza di poter trovare in breve tempo la propria anima gemella tra milioni di possibili alternative. Nella visione di Esther e Paul Vanhove, i due creatori del servizio, non sono necessari incontri, swipe o interminabili letture di improbabili presentazioni. A individuare il partner perfetto è un'intelligenza artificiale, che ne presenta l'identità all'utente dopo aver analizzato una mole enorme di variabili. Solo in quel momento la palla passa nelle mani dell'essere umano, mentre in Osmosis scienziati e programmatori si impegnano nel monitorare le sue risposte ormonali. D'altronde la creazione dei fratelli Vanhove è più che una semplice applicazione, un matchmaking system del futuro. Sono nanorobot ingeriti in forma di pillola, che si armonizzano con la mente dell'utente per analizzarne anche le reazioni più recondite. Minuscoli intrusi che vanno ad albergare nelle menti di una dozzina di beta tester, spinti ad accettare dalle ragioni più svariate e motivati da speranze eterogenee.

Anche l'umanità influenza la tecnologia

Eppure, il vero protagonista di Osmosis non è la tecnologia. A monopolizzare il palco è invece l'essere umano, i meccanismi che lo governano, i pregi, i difetti. La narrazione cerca a più riprese di ritagliarsi un tempo sufficiente per indagare simili strutture, mettendo ogni personaggio sotto la lente d'ingrandimento. Fallendo, un po' per il numero soverchiante di protagonisti che affollano questi otto episodi, un po' per l'incapacità di trasformare il rapporto che li lega a Osmosis in una caratterizzazione più profonda e articolata.
I problemi personali dei personaggi coinvolti diventano in breve tempo lo schema attraverso il quale essi vengono descritti, tratteggiati con linee grossolane che si limitano a rinforzare le iniziali impressioni provate dallo spettatore; la dipendenza dalla pornografia di Niels, l'impatto che una scarsa autostima ha avuto sulla vita di Ana, i dubbi che assillano Lucas e minacciano le sue relazioni, i peculiari legami familiari che legano i fratelli Vanhove alla loro madre.

Sembrano semplici sottotrame, eppure possiedono un ruolo ben preciso all'interno della narrazione di Osmosis. Un'influenza che allontana con decisione la serie dalle similitudini più banali in cui essa possa incappare. Per quanto non sorprendano i paragoni che l'hanno avvicinata a show ben più celebri, l'interesse che la sua narrazione sembra nutrire nei confronti dei turbamenti personali dei propri protagonisti rende palesi le differenze tra la creazione di Audrey Fouché e predecessori come Hang The DJ, quarto episodio dell'ultima stagione di Black Mirror. Come nella serie creata da Charlie Brooker, anche qui la tecnologia può sconvolgere l'esistenza umana, ma avviene anche ol contrario: l'umanità dei protagonisti, i loro difetti e le loro insicurezze finiscono per sconvolgere le asettiche proiezione elaborate dai fratelli Vanhove. Le situazioni e i turbamenti in cui essi si trovano si ripercuotono su una tecnologia diventata neutra, pronta per essere plasmata da chi la gestisce.

Confusione

La serie costruisce innumerevoli linee narrative nel tentativo di analizzare i modi in cui ogni personaggio possa condizionare una tecnologia così rivoluzionaria e pericolosa. Il ritmo si fa allora più veloce, mentre l'attenzione del pubblico viene divisa tra i vari protagonisti e gli sviluppi si sovrappongono fino a creare un senso di spaesamento e confusione. Con il passare degli episodi diventa infatti difficile individuare con chiarezza quale sia il focus principale sul quale Osmosis intende concentrarsi.
Nel corso di otto puntate le variazioni tematiche che accompagnano la progressione narrativa diventano fin troppo varie e numerose, e i campi in cui la serie finisce per destreggiarsi (spesso sgraziatamente) sono pressochè infiniti. Osmosis prima invita a una riflessione sull'esistenza umana, sull'importanza dell'amore e sul prezzo che si è disposti a pagare per ottenerlo, poi stimola l'ansia dello spettatore proponendo una visione distopica in cui ogni cosa, anche un sentimento, viene mercificato, salvo infine smarrirsi in improbabili misteri investigativi per cercare di non perdere nemmeno per un momento l'attenzione del pubblico.

Osmosis Sarebbe ingiusto liquidare Osmosis semplicemente etichettandola come una serie derivativa. Al contrario, la creazione di Audrey Fouché è una produzione ricca di idee e spunti interessanti. Fin troppi forse, per il ridotto numero di episodi che compongono questa stagione. I temi proposti al pubblico sono numerosi e profondi, eppure disperatamente bisognosi di un’articolazione paziente e accurata. La sceneggiatura invece ne abusa in maniera sbrigativa, sbalzando lo spettatore di personaggio in personaggio, di argomento in argomento. Il risultato è un concentrato di azione ed eventi, che però fatica a rivelare con chiarezza quale sia davvero il tema centrale di questa serie.

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