Netflix

Peaky Blinders 6 Recensione: un buon finale, in attesa del film!

Approda tra ansie e speranze la sesta e ultima stagione di Peaky Blinders su Netflix e la banda ha ancora dei conti in sospeso.

Peaky Blinders 6 Recensione: un buon finale, in attesa del film!
Articolo a cura di

Dalla favola alla leggenda, dal dramma alla politica, Peaky Blinders si è ritagliato un posto tra gli immortali del piccolo schermo. Impossibile non aver visto o sentito l'opera in questi nove anni e il merito non è attribuibile a un solo aspetto. La poliedricità artistica della fatica promossa da Steven Knight ha echi quasi mitologici, ora perché riesce a fondere storia con finzione egregiamente, ora per l'atmosfera quasi mistica che ammanta la famiglia Shelby. La sesta stagione, approdata da poco su Netflix (non perdetevi le serie Netflix di luglio 2022), desidera essere una lettera d'addio a quanto costruito finora o vuole essere solo una malinconica passeggiata verso l'ignoto? Un po' tutti e due in effetti. Il pubblico che ha orbitato con amore intorno alle cinque stagioni precedenti si è sempre dimostrato infatuato delle peculiarità registiche e ha tessuto un rapporto inossidabile con i protagonisti.

Il film dedicato alla serie, tuttavia, sarà il vero e proprio finale di quanto costruito in questi lunghi anni sul piccolo schermo, pertanto i saluti sono solo rimandati (Peaky Blinders proseguirà anche con sequel e spin-off!). Nel frattempo, la sesta stagione avrà rispettato l'animo grigio e cupo che tanto sembrava adombrare i nostri beniamini? Sembra passato un battito di ciglia da quando Tommy ed Arthur hanno dato vita a quella banda dai cappelli con le visiere a punta, che avrebbe cambiato il destino del loro tempo.

I drammi di Shelby

L'ascesa della compagine dai bassifondi del Birmingham ci ha fatto assaporare le prelibatezze dell'illegalità, smascherando le fragilità e le ipocrisie di un'epoca a cavallo tra due guerre. Una morbosa curiosità dal retrogusto proibito ci ha spinti a comprendere fino a che punto si è disposti a soffocare l'etica per attingere al vero potere. Peaky Blinders nasce sicuramente tra la coltre e la sporcizia dei vicoli oscuri, ma è riuscito a diffondersi, tra un sotterfugio e una macchia di sangue, anche dove la criminalità veniva combattuta. Un impero silenzioso ed inevitabile, eretto sulla spietata furbizia e la temperanza della banda. L'opera ha avuto successo esattamente per questo, perché in questo miasma di criminalità ci ha permesso di rimanere affascinati dalla mente criminale dei protagonisti, offrendoci dei perfetto anti-eroi.

La sesta stagione abbandona, per forza di cose, la ragnatela politica e criminale tessuta fino a questo momento. L'impero di Tommy è al collasso già da tempo e alla porta ha bussato un individuo ben più pericoloso e senza scrupoli. La scelta del regista è stata difatti quella di concentrarsi sui drammi e le ferite aperte della famiglia Shelby, permettendo a Tommy di ritrovarsi faccia a faccia con i suoi demoni interiori. Sebbene a livello di andamento e di ritmo la sceneggiatura risenta di tale svolta, è stato comunque piacevole rivangare negli incubi della famiglia. Purtroppo tale decisione ha avuto effetti negativi su molte sottotrame, rimaste con il fiato corto a fine stagione, altresì macchiate da qualche leggerezza narrativa di troppo, che non rispecchia la solita qualità proposta.

Qualità invariate

Un epilogo però sensato, considerati gli eventi storici che ruggivano alle porte in quel periodo e la necessità di rimandare l'inevitabile all'uscita del film. Sul piano attoriale l'opera si riconferma sublime sotto ogni punto di vista. La prematura scomparsa di Helen McCrory, ossia la superba Polly Gray nella serie, non ha solo rattristato il mondo, ma ha anche dato uno scossone non da poco alla qualità stessa della stagione. Lei era un'icona per la serie e indiscutibilmente una delle gangster più apprezzate del piccolo schermo. La gestione della sua perdita è stata oltremodo toccante e le hanno attribuito una sorta di riverbero spirituale: un bel lascito per una figura immortale.

L'atmosfera rimane una delle qualità inattaccabili di Peaky Blinders anche per questa sesta stagione. Sebbene i conflitti della famiglia siano perlopiù all'interno della stessa e quindi l'adrenalina sia leggermente sottotono, il gioco di luci ed ombre nei vari scenari riesce ancora a farci brillare gli occhi. Scenari smunti e grigi sono i silenziosi protagonisti di un'ultima stagione che vuole a tutti i costi evidenziare la caducità morale che macchia il periodo storico.

La stessa fotografia gioca un ruolo sublime nella messa in scena
di alcune sequenze che non smettono da nove anni di stupirci per eleganza e significato. Da lodare la meticolosità con cui sono state orchestrate molte scene, poiché grazie a pochi silenzi si è riusciti a concentrare un significato quasi ineffabile, che le semplici parole avrebbero confuso con rumore. Nella sua apparente semplicità, la serie riesce a barcamenarsi agilmente tra leggenda e dramma storico, immergendosi in un contesto malinconico e tarchiato dalla violenza.

Peaky Blinders - Stagione 6 La sesta stagione di Peaky Blinders si dimostra un irrinunciabile interludio al film atteso nelle grandi sale, pertanto si concede il lusso di essere se stessa anche quando non dovrebbe. La matassa narrativa che tanto ci aveva fatto palpitare nelle stagioni precedenti risulta essere smorzata per favorire sotto i riflettori le lotte interne della famiglia e gli incubi che tormentano i nostri protagonisti. Il brivido criminale non è proprio ai margini della trama, ma risente del momento storico che si intreccia alla deliziosa finzione della nostra storia. Tommy si conferma essere il perfetto anti-eroe forgiato dalla serie e riesce, brancolando nel buio della sua etica, ad ergersi quasi ad eroe di questo finale: una sorta di traghettatore tra le due guerre. Tutto ciò che abbiamo adorato a livello estetico dell'opera non ha smesso di brillare, regalando ancora una volta quegli scenari malinconici e smunti che rendono la visione magnetica. Qualche leggerezza narrativa di troppo e la necessità di spianare la strada al film, lasciano la storia un po' con il fiato corto, ma ci si consola con il solito cast stellare che riesce egregiamente a rapire lo spettatore.

7.5