Philip K. Dick's Electric Dreams: recensione della serie disponibile su Amazon

La nuova serie antologica tratta dai racconti di Dick cerca di diventare un nuovo punto di riferimento nella fantascienza. Ce l'avrà fatta?

recensione Philip K. Dick's Electric Dreams: recensione della serie disponibile su Amazon
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Il mondo è diventato rapidissimo. Uno sviluppo senza freni ci ha portato ad assistere in pochi decenni a trasformazioni inimmaginabili, completamente fuori fase con quello che era stato l'andamento di millenni di storia. In un'epoca come la nostra, fatta di apparecchi elettronici annualmente aggiornati, di gadget super costosi obsoleti già dalla nascita, di stravolgimenti politici, quanto può avere senso andare a riscavare nel passato, proponendo al pubblico qualcosa di ormai datato, superato, e che anzi ha contribuito a creare tutto questo? Evidentemente un senso ce lo deve avere, se colossi come Amazon e Sony Pictures Television, coadiuvati dalla britannica Channel 4, decidono di investire su un progetto che va in questa direzione. È da questo contesto che nasce Philip K. Dick's Electric Dreams, serie antologica disponibile su Amazon Prime Video. Come già dicevamo nella nostra anteprima, la serie ci ha messo di fronte a un problema di tipo interpretativo di non poco conto: come giudicare un'opera basata su soggetti di quaranta/cinquant'anni fa, quando quegli stessi soggetti sono stati in questi anni fonte di ispirazione per le più svariate produzioni culturali e d'intrattenimento? Il rischio è di bollarli come un qualcosa di già visto. Al di là di confronti e paradossi, però, bisogna soprattutto domandarsi: Electric Dreams è una bella serie?

L'altalenante precarietà dei sogni

Electric Dreams è una serie antologica composta da dieci episodi autoconclusivi, e come tale è ovvio che non abbia una vera organicità. Per di più si è scelto di assurgere alla fonte inesauribile che sono gli scritti di Philip K. Dick nella maniera più eterogenea possibile, spaziando tra temi e ambientazioni il più possibile differenti tra loro. La qualità varia di episodio in episodio, ed è inevitabile il - temuto - confronto con Black Mirror di Charlie Brooker, che in effetti si è ispirato molto agli scritti di Dick per la sua serie. Il confronto tra le due serie tuttavia semplicemente non sussiste: parlano entrambe di tecnologie futuribili, deviazioni, ucronie e distopie, ma lo fanno in modo completamente diverso.
Dove Black Mirror puntava su ginocchiate nello stomaco dirette, che toccavano da molto vicino il nostro mondo, costruendo un manto d'ansia incredibile, Electric Dreams è prima di tutto una vera serie di fantascienza. Se in una è immediatamente riconoscibile il problema reale che ci affligge, dall'altro lato la critica e la riflessione sono ammantate di fantascienza pura. La scelta non poteva essere che azzeccata, anche perché, per quanto rimaneggiati, i racconti di partenza sono comunque datati, non avendo oggi l'incisività che potevano avere all'uscita.
Intelligentemente quindi Electric Dreams sceglie di non affrontare direttamente il proprio rivale, scartando leggermente di lato, riuscendo così a trovare un po' di respiro essenziale per la sopravvivenza. Il vero avversario si scopre essere quindi il più temibile, se stesso ed è a questo punto che l'operazione mostra la sua non proprio assoluta brillantezza.

Sogni ad alta definizione

Che Channel 4 non sia da sola è evidente. Il fortunato modello britannico fatto di essenzialità, poche spese, grande qualità di scrittura e furbi stratagemmi produttivi in questo caso viene accantonato per un'insolita opulenza grazie agli investimenti di Amazon e Sony. Dal cast stellare alla messa in scena, c'è una qualità media veramente ottima che però oscilla tra i diversi episodi. Il creatore Ronald D. Moore non riesce infatti a mantenere un equilibrio nella serie, ottenendo un prodotto fortemente altalenante nella qualità complessiva dei singoli episodi, quasi schizofrenico. Ci sono episodi eccezionali, scritti e diretti meravigliosamente, dal forte impatto visivo e/o ideologico, così come ci sono episodi veramente poco riusciti, piatti, poveri di idee.

Evidenti alti e bassi

Prendiamo per esempio "The commuter" e "The Hood maker": la sensibilità e la delicatezza della storia incorniciate da un magnifico Timothy Spall da una parte, l'eccezionale resa di un pulp fantascientifico alla Blade Runner dall'altra. Fosse per episodi come questi, o anche un "Autofac" e "Real life" ad esempio, saremmo di fronte a un gioiello del panorama seriale. Però a questi si affiancano un "Father/Thing" o un "Kill all others" veramente deboli nella loro mancanza di idee.
Si è scelto in questi casi di non sforzarsi più di tanto nel cercare un guizzo, una visione, un qualcosa che li elevasse dalla banalità di cui invece sono vestiti. Nel mezzo c'è "Crazy Diamond" dove un buon Steve Buscemi si districa tra un'ambientazione originale e uno sviluppo confusionario, affrettato, decisamente troppo carico per i cinquanta minuti a disposizione. Episodio che potremmo eleggere a simbolo di una serie dalle potenzialità veramente elevatissime, che però non riesce a raggiungere l'eccellenza desiderata a causa della troppa ambizione. Rimane comunque una serie che non si farà disdegnare dagli amanti del genere, perché se bravi a scavare scopriranno che tra le pagine si nascondono diamanti preziosi.

Philip K. Dick's Electric Dreams Nata con propositi di grandezza, la serie co-prodotta da Amazon e Channel 4 non riesce pienamente nei suoi intenti. Philip K. Dick’s Electric Dreams è una serie altalenante, che alterna momenti ben riusciti ad altri decisamente rivedibili. Nel suo complesso però è da considerarsi una prova tutto sommato superata, e un tassello appetibile per le wishlist di tutti gli appassionati di fantascienza. Ancora una volta dunque ci troviamo di fronte a un’opera che riesce in qualche modo, se non a esaltare, almeno a mettere in rilievo quella grandissima fucina di idee che è stato Philip K. Dick.

6.5