Recensione Prison Break - Stagione 4

Tornano i piani ingegnosi del fuggitivo più ricercato d'America, riuscirà Michael Scofield a distruggere la compagnia?

recensione Prison Break - Stagione 4
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Inizio e fine di una saga

L’avventura di Michael e Lincoln è finalmente giunta all'epilogo. Dopo una prima stagione eccellente sotto tutti i punti di vista, una seconda che era riuscita nell'impresa di bissarne la qualità anche fuori dalle mura del Fox River e una terza che aveva malamente tentato un ritorno alle origini, Prison Break ritorna per l'atto conclusivo, quello che dovrebbe decretarne il giudizio finale. Alla quarta stagione spetta dunque il compito di chiudere definitivamente una serie molto amata e seguita nelle sue fasi iniziali, ma ormai in drastico calo sia di ascolti che d'ispirazione. La domanda quindi è semplice: riuscirà la quarta stagione a tornare ai livelli delle prime due e a chiudere la serie in bellezza?

Ritmo complotti e imprevisti

Se c'è una cosa che Prison Break ha sempre saputo abilmente fare è quella di creare tensione: tensione tra i personaggi, tensione per la riuscita di un piano o per la paura di essere scoperti (nella prima stagione il solo svitare una vite produceva livelli di tensione estrema). Da questo punto di vista la quarta stagione non delude, imponendo anche un ritmo molto più elevato della precedente, anche grazie alla maggiore libertà d'azione concessa dall'ambientazione aperta.
La trama gira tutta attorno alla distruzione della famigerata "compagnia", attraverso la ricerca delle sei schede che compongono "Scilla", un misterioso congegno che si rivelerà fin da subito l'arma di scambio definitiva e fondamentale di tutta la stagione.
Quelli che erano stati i buoni e i cattivi delle scorse stagioni si troveranno a dover collaborare tra loro per compito del governo, formando un team di teste calde che cadrà spesso vittima di se stesso, con personaggi intenti a complottare tra di loro per il proprio tornaconto.

Forzature

Un fatto che scatenò l'indignazione da parte dei fan della serie fu la famosa "uccisione" di Sara nel corso della terza stagione. Una morte sconvolgente per i fan, confermata sia dalla produzione che dalla stessa attrice. Ma visto che la "morte" era avvenuta "fuori dallo schermo" (ovvero non era stata mostrata) la produzione ha ritenuto giustificabile il suo reinserimento nella quarta stagione, pensando naturalmente di compiacere i fan della coppia Michael-Sara.
Episodi come questi sono una presa in giro nei confronti dello spettatore e in misura ancora maggiore dei fan della serie, cambiare idea (su fatti talmente importanti nell'economia narrativa) come se niente fosse è indice di menefreghismo e di poca accortezza.
Ma la stagione è piena di forzature come questa, tanto da farne quasi un vanto ed una cifra stilistica (Sara non è il solo personaggio a "tornare in vita" in questa stagione), come a voler difendere questa scelta ogni personaggio morto non in "diretta" potrà tranquillamente tornare sulle scene, e i casi saranno numerosissimi e quasi prevedibili.

Una compagnia piatta e anonima

La serie non riesce a creare una trama solida, limitandosi ad episodi molto ricchi di avvenimenti e di azione.
La stessa compagnia, finora non meglio identificata, sarà il centro di "rivelazioni" non troppo riuscite. Ci riferiamo all'inserimento della glaciale madre di Scofield e alla scoperta dell'adozione di Lincoln. Queste rivelazioni giungono improvvise, senza essere state ben introdotte nel corso della stagione. Non c'è cura nell'utilizzo dei personaggi, che anziché crescere girano continuamente intorno, risultando solo strumenti narrativi per colpi di scena più o meno riusciti, usati come fa comodo. Il rapporto conflittuale tra i fratelli è la sola cosa curata con intelligenza nel corso della stagione, ma non basta, come non basta l'inserimento della glaciale madre di Scofield per dare spessore ad una compagnia sempre più piatta e anonima.
Si fanno notare comunque le sempre ottime interpretazioni di William Fichtner (che ci restituisce un Mahone più realistico possibile, uno dei pochi personaggi con cui lo spettatore potrà entrare in empatia a inizio stagione) e in maniera minore di Robert Knepper e Jodi Lyn O'Keefe (entrata nella terza stagione), per il resto del cast siamo sulla sufficienza.

La fine di una serie

Tirando le somme, la stagione è sicuramente migliore della precedente: c'è più azione, c'è più ritmo, ci sono più colpi di scena. La storia, per quanto ormai banale, è tenuta sempre sul vivo grazie a continui cambi di fronte da parte dei personaggi.
Ideato come un film, ma non differenziandosi molto da un episodio standard (escludendo il cast) è il "final break", una sorta di omaggio alla serie (soprattutto alla prima stagione) che mantiene gli stessi pregi e difetti della stagione.
Siamo lontani dal livello delle prime due stagioni, ma nonostante tutto si può considerare come una chiusura di serie dignitosa.

Prison Break - Stagione 4 La quarta stagione di Prison Break ha il compito gravoso di chiudere un telefilm che era partito molto bene, ma che si era perso per strada. C'è ritmo, c'è azione e ci sono colpi di scena, ma tutto questo non basta a mascherare una pochezza di fondo più che evidente. Sorvolando sulle numerose forzature, la stagione è nel complesso più che sufficiente.